L’ora delle donne in panchina. Ma solo negli Stati Uniti

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Venerdì sera su un campo di calcio nel Bronx le squadre maschili universitarie di New York e Chicago hanno pareggiato 0 a 0. Eppure la partita è stata considerata “storica”. La ragione è che sulle panchine avversarie sedevano due donne, due “signor allenatore”. Le avranno chiamate “mister”? Inevitabilmente. La prima, Kim Wyant, che giocava in casa, è una veterana nel ruolo, lo riveste dal 2015. Ha aperto la strada alla seconda, Julianne Sitch, che ha cominciato quest’anno e arrivava con un record di 14 vittorie su 14 incontri. Eppure l’altra è riuscita a tenerla in scacco nonostante abbia guidato una squadra ridotta in dieci dal 30’ del primo tempo. A nessuno è davvero importato del risultato, la storia passava per le panchine, per non dire degli spogliatoi. “E non finisce qui — ha predetto un’entusiasta Wyant a fine match — . Faremo venire a molti manager il dubbio se questo non sia un lavoro per donne”. La rivista The College Voice a inizio ottobre ha pubblicato un articolo dal titolo “Il coach del futuro è femmina”. Beata la lingua inglese che ha un termine unisex come coach (o premier, se è per quello). Esistono già esempi di successo, come Katie Sowers nel football e Becky Hammon nel basket. Per lei garantì per iscritto il fuoriclasse Pau Gasol: “E non dico che possa allenare quasi al livello di un uomo, dico che è pronta per allenare nell’Nba. Punto”.

Pau Gasol e Becky Hammon negli Spurs del 2018 Pau Gasol e Becky Hammon negli Spurs del 2018
Pau Gasol e Becky Hammon negli Spurs del 2018 

Una donna a Palazzo Chigi prima che su una panchina di A

Francamente, per il calcio italiano è difficile sbilanciarsi e dire che siamo “pronti”. Avessi dovuto scommettere se sarebbe arrivata prima una donna a Palazzo Chigi oppure a Trigoria o Milanello, avrei puntato sul primo caso, magari sbagliando nome, ma il nome che possa abbattere l’ultimo tabù non si vede all’orizzonte e forse deve ancora nascere. Una che mettesse in riga La Russa e Salvini era più plausibile di un’altra che lo facesse con Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic. Il fatto stesso di dover ancora discutere se le donne siano titolate per ruoli non apicali nel calcio è una risposta. Le ironie fuori luogo e le considerazioni fuori onda sono una risposta. L’arcipelago delle trasmissioni sportive sulle tv locali è una risposta. Ma anche Wyant e Sitch lo sono. Lontana, certo, ma non per sempre. Un tempo si diceva che quanto succedeva in America arrivava anche da noi dopo qualche anno. Quella velocità è aumentata, non per ogni cosa e probabilmente non per questa. Che cosa cambierà, in meglio/in peggio, lo vedremo quando accadrà. Riesce difficile immaginare un “signor allenatore” donna in preda a una tempesta ormonale modello Antonio Conte. E sarebbe già un bel (non) vedere.

Fonte Repubblica.it

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