Lo sfogo di Fonseca, un film già visto alla Roma: ma di rinnovo nessuno parla

AMSTERDAM. Il volto tirato anche dopo il fischio finale tradisce un umore che mescola sentimenti vari. La gioia della vittoria si diluisce nella voglia di togliersi dalle scarpe sassi fastidiosissimi e si trasfigura in una maschera non esattamente inedita, per chi frequenta queste latitudini. Oggi Paulo Fonseca è il totem della Roma che ha messo un’ipoteca sulla semifinale di Europa League vincendo in casa dell’Ajax. Un’impresa collettiva, quindi anche sua. E molto. Ma anziché godersela, l’allenatore ha sentito la necessità di armare la sua avvelenata contro le “bugie” su una presunta lite con i giocatori “che qualche giornalista ha inventato, dicendo che mi hanno mandato affanc…”. Solo l’ultimo atto della serie, inteso non come serie tv – anche se va di moda usarle per regolare questioni con gli allenatori – ma come sequenza. Montata in mesi di bisbigli, di sospetti che l’allenatore si è sentito sibilare alle orecchie. Ma anche di silenzi.  

Scene già viste. Spalletti e Ranieri, Luis Enrique e Di Francesco, cambiano i volti e “nemici”, non gli stati d’animo. La panchina più scomoda d’Italia, che ha centrifugato 11 allenatori in 12 anni (di più solo l’Inter, 13) passati senza aggiudicarsi lo straccio di un trofeo, sta per mietere un’altra vittima. Da settimane, il carillon romanista frulla candidati per la panchina: Sarri e Juric o Conceiçao, prima Nagelsmann e Allegri. In fondo il contratto di Fonseca scadrà a giugno e di rinnovo nessuno gli ha parlato. Come nessuno, in società, ha alzato la voce per difenderlo da quelle “bugie” contro cui punta l’indice. Né per silenziare le voci. “Fonseca? Conta solo il presente, basta pensare al futuro”, il massimo che si è concesso il general manager Tiago Pinto, suo maggior alleato tra le mura di “casa”.  

La marea è al collo del tecnico portoghese già dal finire della scorsa stagione: dalla lite di agosto con Dzeko pareva quasi scontato che uno dei due dovesse uscire sconfitto. A Trigoria infatti si era deciso di tagliare l’attaccante, prima che i dubbi sulla salute di Milik, il sostituto prescelto, facessero saltare la cessione già definita alla Juventus. A quel punto, la logica avrebbe voluto che ad andar via fosse Fonseca: ma tra i Friedkin e Allegri, l’uomo che poteva sostituirlo, non è – per così dire – scattato il feeling. La tensione tra allenatore e attaccante è deflagrata nella notte dell’eliminazione dalla Coppa Italia con lo Spezia. Quella delle 6 sostituzioni. Forse il giorno in cui più Fonseca s’è sentito sul filo. Il general Manager Pinto, portoghese come lui, lo ha difeso cercando di impacchettare il “nemico” Dzeko. Ma lo scambio con Sanchez dell’Inter è saltato a giochi quasi fatti ancora una volta per i dubbi (legittimi) dei Friedkin. A cui adesso spetta il compito di scegliere. Sempre che, stremato da critiche e “bugie”, a scegliere non sia Fonseca. 

Fonte Repubblica.it

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