Lo scudetto è ancora cucito su quelle maglie: c’è posto anche per l’Inter

Dopo i quattro gol presi dal Milan a Firenze, ecco i tre presi dal Napoli a San Siro. Le due lassù in testa si tengono abbracciate mentre cadono, restando dunque prime per forza d’inerzia. Ma la ripresa del campionato dopo la sventurata sosta azzurra certifica soprattutto il ritorno dell’Inter: da scudetto, di nuovo. Del resto lo scudetto lì sta, su quelle maglie. 

Probabile che Inter-Napoli abbia mostrato quanto di meglio esista oggi in Italia. Sfida vorticosa, emotiva, gonfia di quella confusione (il finale, lunghissimo) che sa essere bellezza. Il Napoli ha pressato fino all’ultimo secondo di 98 minuti estremi, tutti pieni di un sacco di cose, e avrebbe potuto pareggiare due volte. L’ingresso di Mertens ha elettrizzato la squadra: siamo proprio sicuri che questo formidabile campione sia ormai buono solo per la panchina? 

Nonostante l’onda alta e orgogliosa del Napoli, la sera del Meazza dice al campionato che l’Inter ha di nuovo tutto per difendere il titolo. Quattro punti di distacco sono niente. Simone Inzaghi vince il primo scontro diretto d’alta classifica della stagione, pur partendo senza Dzeko. Il ritorno al gol di Lautaro dopo un mese e mezzo conforta i nerazzurri, che dominano il centrocampo con personaggi notevolissimi: Perisic, per una volta davvero totale, Brozovic (una costante) e soprattutto Barella. È da ragazzi come lui che deve cominciare subito, adesso, la rincorsa della Nazionale verso il Qatar, senza farsi strozzare dall’angoscia degli spareggi con quattro mesi di anticipo.

Molto diverse nella dinamica e nella trama, le cadute di Milan e Napoli incoraggiano pure la Juventus, sebbene da lontano (11 punti di distacco, ancora troppi ma non irrecuperabili), e ci dicono che il campionato non ha padroni sicuri. 

In attesa del ritorno delle Coppe, il Napoli sperava di poter allungare la classifica, era questo l’obiettivo, anche perché stanno per cominciare i giorni del ricordo di Maradona e sarebbe stato bello arrivarci primi e soli: giovedì l’anniversario della morte, domenica la posa della statua di Diego nello stadio che adesso porta il suo nome. 

Fonte Repubblica.it

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