Liti a San Siro, Inter e Milan minacciano di andare a giocare a Sesto San Giovanni

Liti a San Siro, Inter e Milan minacciano di andare a giocare a Sesto San Giovanni

MILANO – Martedì 19 aprile lo stadio di San Siro tornerà verosimilmente pieno al massimo consentito dalla riapertura al 100%: 75.800 spettatori dovrebbero assistere al derby di ritorno della semifinale di Coppa Italia. Gli indizi sono già eloquenti. L’Inter, col Verona, ha avuto un pubblico di 61.325 persone. Il Milan, col Bologna, aveva fatto ancora meglio – 68.136 – e venerdì prossimo col Genoa punta a mantenersi sugli stessi livelli. Eppure le due parole, stadio e San Siro, per i due club milanesi sono diventate in questa fase storica fonte di tensione. Colpa del progetto per il nuovo impianto, che non decolla. E che sta creando un attrito, ormai impossibile da mascherare, con il Sindaco Sala.

L’ultimatum delle squadre

Le due società gli hanno dato l’ultimatum. Ritengono imprescindibile il nuovo stadio per competere finanziariamente con i club della Premier League. Giudicano gli annessi ricavi indispensabili e valutano con preoccupazione l’avvio del nuovo fair-play finanziario dell’Uefa. Nelle loro proiezioni sul fatturato si tratta di una variazione di sistema che può accentuare, a breve e a medio termine, la differenza di capacità di spesa rispetto alle maggiori concorrenti europee: alle inglesi in particolare, ma anche alle due grandi spagnole, Real Madrid e Barcellona, proprio per via del pesante divario nei ricavi da stadio. Così Milan e Inter stanno prospettando sempre più uno scenario che fino a qualche tempo fa pareva inverosimile: spostarsi a Sesto San Giovanni. Sala, che ovviamente vuole scongiurare il rischio di un trasloco fuori Milano del calcio milanese, ha provato a tranquillizzare le società. Ma ha anche ribadito che l’iter politico-burocratico non potrà essere accelerato più di tanto.

Nessuna certezza dopo le Olimpiadi

Il nodo del contendere è proprio questo. Il nuovo stadio a San Siro, se anche tutte le autorizzazioni e i passaggi politici fossero espletati al massimo della velocità, non potrebbe comunque vedere la luce prima del 2027. La cerimonia di inaugurazione delle  Olimpiadi invernali del 2026 si svolgerà certamente nell’attuale Meazza. Ma a questa certezza non si aggiunge più quella sullo stadio del futuro. Il presidente del Milan Scaroni e l’ad dell’Inter Antonello hanno appunto lanciato l’ultimatum: senza certezze sul nuovo stadio, lasceranno la città.

Democrazia o pastoia?

Il nodo è un tema scabroso e politicamente ineludibile, il dibattito pubblico sul nuovo San Siro. Sarebbe la più alta forma di democrazia cittadina, argomentano i sostenitori di questo modello abbastanza inedito di partecipazione alle scelte urbanistiche, inneggiando alla trasparenza contro il pericolo di speculazioni edilizie. Sarebbe una pastoia all’italiana, replicano i due club, convinti che l’approvazione della giunta comunale debba essere sufficiente e che il dibattito pubblico si trasformerà nel classico freno all’intervento di modernizzazione di un quartiere, realizzato con denaro privato (1,2 miliardi di euro).

Dal 2019 tre anni di stallo

Di sicuro c’è che le due posizioni si fanno via via sempre più inconciliabili. Il dibattito pubblico si profila lungo e articolato. Non essendo mai stato fatto, le sue regole vengono scritte ora. Il timore di Milan e Inter è che si allunghino ulteriormente i tempi e che alla fine venga proposto un referendum. Se così fosse, verrebbe agganciato alle prossime elezioni politiche, per risparmiare e per avere ampia adesione. A quel punto, però, gli esiti sarebbero imprevedibili: il Comune ha  chiesto ai club un progetto esecutivo, che costa parecchio, e il rischio, dal punto di vista dei club, è che siano soldi buttati, se poi lo stadio non si dovesse fare (il disegno va integrato nel quartiere). Riassunto finale. Visto che la bozza del nuovo San Siro è stata presentata ormai tre anni fa, a fine settembre 2019, i vertici delle due squadre di Milano ritengono che da allora Sala abbia solo preso tempo. Martedì 19 aprile il Meazza sarà pieno, per il derby di Coppa Italia. Ma sarà anche il simbolo di un lungo braccio di ferro tra calcio e politica.

Fonte Repubblica.it

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