L’Italia insegue la Final Four di Nations League, ma club e Figc devono aiutare Mancini

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L'Italia insegue la Final Four di Nations League, ma club e Figc devono aiutare Mancini

BUDAPEST – È in palio tra Ungheria e Italia nella nuova Puskas Arena, omaggio al fuoriclasse del calcio magiaro che qui strabiliava ai tempi del vecchio Nepstadion sulle cui ceneri è nato questo moderno stadio amato dal presidente ungherese Orban in sfilata calcistica, la Final Four della Nations League. Si giocherà nel giugno 2023: il classico premio di consolazione che non può consolare gli orfani del Mondiale imminente. In attesa che gli altri salgano sul palcoscenico maggiore in Qatar, su questo minore la Nazionale cerca la vittoria, unico risultato possibile per scavalcare l’Ungheria, che la precede di due punti, e vincere un girone in partenza abbastanza complicato, visto che include anche Germania e Inghilterra. Mancini spiega che non è più il caso di crogiolarsi nel dolore per il Mondiale da spettatori, bisogna andare avanti e la conquista della Final Four sarebbe un’eccellente occasione per garantire esperienza internazionale ai più giovani. Tra i quali, per quanto sia legittimo il tentativo di ritagliargli ancora un profilo basso, comincia a stagliarsi la figura di Giacomo Raspadori, che venerdì a San Siro ha schienato l’Inghilterra con fulminea mossa da judoka.

L’attesa per Raspadori

Dal neoattaccante del Napoli ormai ci si aspetta sempre qualcosa di straordinario, ma non si deve, è la prudente argomentazione del ct. Il quale, al di là della scelta della coppia di punta nella verosimile replica del 3-5-2 di San Siro, con Scamacca e Gnonto in teorico ballottaggio e la necessità di non caricare Raspadori di troppe responsabilità, dovrà ancora schierare una formazione in cui i titolari nei rispettivi club non rappresentano più la maggioranza, come di solito accade a qualsiasi Nazionale. Forse Cristante a centrocampo e Acerbi in difesa potrebbero riposare, lasciando spazio a Pobega e Bastoni, ma non sono certo questi piccoli dubbi a modificare lo scenario principale: occorre attaccare per battere l’Ungheria, che ha finora giocato un’ottima Nations League, sconfiggendo la Germania e per due volte l’Inghilterra, però ha mancato il viaggio in Qatar e perfino i play-off, essendo scivolata con l’Albania sia all’andata sia al ritorno della fase a gironi, chiudendo al quarto posto, dietro Inghilterra, Polonia e Albania e davanti soltanto ad Andorra e San Marino. Insomma, pur se sospinti da settantamila spettatori (gli italiani saranno 575), gli ungheresi non sembrano irresistibili.

Il laboratorio della Nations

Italia e Ungheria hanno meritato questa sorta di spareggio. Ma questa partita riassume bene il senso comune di quest’edizione della Nations League, assai condizionata dall’inedito Mondiale arabo, che prenderà il via tra un mese, in pieno autunno dell’emisfero boreale, perché d’estate nel Golfo Persico sarebbe stato troppo caldo per giocare. I giocatori che andranno in Qatar, più o meno consciamente, tirano un po’ indietro la gamba, magari per timore degli infortuni: se ne sono accorti a loro spese Southgate e Flick, ct di Inghilterra e Germania, e rischiano di accorgersene anche i club di tutta Europa, da qui in avanti, sia in campionato sia nelle coppe europee. Inaugurata nel 2018 dall’Uefa con l’obiettivo di ridurre il numero delle amichevoli, di incassare più soldi dai diritti tv e di offrire alle squadre più deboli del continente la possibilità di affrontarsi tra loro e uno spiraglio per qualificarsi all’Europeo, la Nations League suddivisa in serie A, B, C e D ha più o meno assolto il compito nelle sue prime due edizioni. L’Italia di Mancini non solo non è mai retrocessa, a differenza dell’Inghilterra e della Germania (poi ripescata grazie al cambio di formula) e ha sfruttato benissimo la prima edizione, per costruire la squadra e il sistema che hanno portato la Nazionale a vincere l’Europeo. Nella seconda ha centrato la Final Four, che però con la sconfitta di Milano contro la Spagna è diventata l’avvisaglia, pochissimo ascoltata dai club, della clamorosa esclusione dal Mondiale. La terza edizione si sta trasformando in un’insperata occasione per risollevarsi prima del previsto: dipenderà dal risultato di questa partita. Ma il seguito dipenderà anche, se non soprattutto, dai club, ai quali la Figc dovrà provare a mettere dei paletti un po’ più alti di quelli che hanno contribuito alla seconda consecutiva assenza dal Mondiale. E qui il pessimismo della ragione, e dei precedenti, prevale purtroppo sull’ottimismo della volontà.

Fonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
2 mesi fa

“Kulusevski: “Dalla Juve agli Spurs mi è cambiato il mondo. Nessuno motivato come Conte”
un altro entusiasta dello stile giuventus.. dopo zacharias

castigamatti
Ospite
castigamatti
2 mesi fa

gnonto é praticamente gnente.

una copia di juary.

corre corre a testa bassa e si incaponisce per tirare.

é come un vecchio compagno di oratorio: quando prendeva palla lui, tutti sapevano che si doveva andare a riprenderla nell’orto del vicino.