L’Italia in Turchia: la partita più surreale della storia dopo la disfatta Mondiale

L'Italia in Turchia: la partita più surreale della storia dopo la disfatta Mondiale

L'Italia in Turchia: la partita più surreale della storia dopo la disfatta Mondiale

KONYA – Stesa sull’altopiano nel cuore della Turchia, la città più turca e religiosa possibile, con le sue moschee a punteggiare il percorso verso la moderna Büyük?ehir Arena, infuocata da 40 mila urlatori indefessi, si immagina domani sera nemesi dei campioni d’Europa, che a Roma umiliarono in giugno nell’inaugurazione del torneo la Millî futbol takimi, la Nazionale dell’allora ct guru Güne?, e che oggi arriveranno dimessi in Anatolia, ancora scioccati dalla batosta di Palermo. È la prima partita dell’umiliante e insapore anno che attende l’Italia, da Konya all’inizio delle qualificazioni per l’Europeo 2024: un anno di amichevoli travestite da qualcos’altro, a cominciare da questa, tra due squadre ferite dall’esclusione dal Mondiale, giustificata solo dai diritti tv. Vale 3 milioni di euro e per gli azzurri contiene un sacco di rischi, perché una figuraccia aggiungerebbe nuove spine al progetto del presidente della Figc Gravina, aggrappato a Mancini, il demiurgo dell’Europeo, come scudo per tentare di derubricare la disfatta con la Macedonia del nord a uno dei tanti incidenti dello sport. La tesi che un’altra sconfitta a cinque giorni dall’abisso non conterebbe, perché non conta la partita, si scontra col vero pericolo: che la Nazionale cominci a scivolare nell’indifferenza. Non aiuta il calendario, che propone il 1° giugno a Wembley la Finalissima un po’ posticcia per il titolo intercontinentale con l’Argentina e poi la Nations League da sparring partner di Germania e Inghilterra.

 Non aiuta nemmeno il luogo. Qui cadde nel 2019 la Francia campione del mondo e qui l’ambiente non è il massimo per nessun avversario. Si gioca in Anatolia perché a Istanbul, capitale divisa calcisticamente dal tifo per Galatasaray, Be?ikta? e Fenerbahçe, è successo troppo spesso che i calciatori dei club rivali venissero contestati anche se vestivano la maglia nazionale. Ha funzionato abbastanza: a Konya la Turchia non ha mai perso. Certo, giovedì scorso a Oporto è andata male. La gente era già per strada, pronta a festeggiare la rimonta sul Portogallo di Cristiano Ronaldo, quando l’idolo Yilmaz ha sparacchiato alto il rigore del 2-2 e sul web ha cominciato a girare il video di un tizio che sparava al televisore. Yilmaz, che ha 36 anni e gioca in Francia nel Lille, ha detto addio alla Millî takimi e il caso del rigore sbagliato – vox populi: era troppo nervoso, il ct tedesco Kuntz gli avrebbe dovuto impedire di andare sul dischetto per lasciare magari l’incombenza all’interista Çalhanoglu – ha ricordato l’analogo psicodramma di Jorginho con la Svizzera. Solo che il reprobo tornerà in patria, al Galatasaray, così il perdono collettivo o quasi sta arrivando in fretta. Che il calcio sia la seconda religione lo attesta d’altronde la nota passione del presidente Erdogan: l’anno scorso si era proposto per ospitare l’Europeo a Istanbul al posto di Roma e adesso partecipa alla corsa per le edizioni 2028 e 2032, per quest’ultima in competizione anche con l’Italia.

 Che intanto, anche dai piccoli particolari, sta per constatare il suo status di nobile appena ritrovata e subito rovinosamente decaduta. Il ranking Fifa dice che rotolerà giù dal sesto posto, a poco a poco. Tra le prime 30 della classifica è l’unica già certa di non andare in Qatar, insieme all’Austria trentesima, nonché l’unica grande storica che salterà gli ultimi due Mondiali: per dire, l’Islanda, 366 mila abitanti, nel 2018 c’era. Stasera gli azzurri alloggeranno in un hotel meno lussuoso di quello che avrebbero trovato a Doha. Si trova a un quarto d’ora dal museo delle farfalle, principale attrazione turistica di Konya e perfida metafora di una squadra farfallona dopo la vittoria all’Europeo. In questi giorni, dopo Palermo, i club hanno reclamato i loro giocatori per la trentunesima giornata di campionato, quella di Juventus-Inter, Atalanta-Napoli, Milan-Bologna e via elencando. Se torna il tale giocatore della tale squadra, devi tornare anche tu, è stato il tenore dei messaggi per nulla cifrati agli azzurri da parte dei loro datori di lavoro. Qualcuno ha obbedito. Turchia-Italia, con le seconde linee in campo, sarà dunque l’amichevole dei giocatori del futuro o almeno così si proverà a etichettarla. Invece è la partita più surreale della storia azzurra, in mezzo a un altopiano dell’Asia.

Fonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
1 mese fa

immmobile di nomeedi fatto. insigne insignito della medaglia per il tiro a gior piú inutile del calcio mondiale. due schiappe sopravvalutate. peggio di loro solo zaza e pellé.