L’Italia di Mancini, l’intrigo dell’Ecuador e il ripescaggio impossibile per il Qatar

L'Italia di Mancini, l'intrigo dell'Ecuador e il ripescaggio impossibile per il Qatar

Nel caso il ct Mancini volesse prendersi una vacanza prima della sfida con l’Argentina, per quanto gli piacciano le Marche, consiglierei un viaggio a El Garrapatero. L’acqua è cristallina, la sabbia bianca, l’ingresso limitato: un paradiso prima della caduta. Ma soprattutto, questa dell’Ecuador è l’ultima spiaggia. Qui si può andare a ri-pescare. Sembra un miraggio: ma c’è un pontile che collega direttamente al Qatar. Era uno scherzo: la Nazionale non è stata eliminata dalla Macedonia, dalla Svizzera, da sé stessa. Non ha fatto rete, ma gliene butteranno una, la tireranno su, se la caricheranno e la porteranno ai Mondiali. Tutto dovrebbe essere una Superlega, i nobili e i ricchi non dovrebbero mai stare fuori.  

E così ha cominciato a circolare questa leggenda sudamericana, propagata da una televisione messicana, fomentata dalla federazione cilena, sostenuta da documentazione colombiana, ma a beneficio finale della nazionale italiana. Si sostiene che l’Ecuador debba essere squalificato. Avrebbe utilizzato un calciatore in realtà colombiano. Quale? Prima si è detto Byron Castillo, poi no: Alexander Dominguez. O forse erano nati tutti a Macondo in una domenica di pioggia mentre “una persona invisibile sorrideva nel buio”. La penultima spiaggia era stata in Iran, che doveva essere squalificato per discriminazione del pubblico femminile. La fantasia ha la panchina lunga: c’è sempre una riserva per far sperare. La ragione ha già fischiato tre volte. Potrebbe valere soltanto un’esclusione politica, ma la Russia qui ha già perso e l’Ucraina lascerebbe campo alla Scozia. Qualunque cosa succeda, il criterio del miglior ranking non è scontato, quindi neanche in Ecuador i pesci abboccano. 

Non è strano che circolino queste teorie del mondiale parallelo in cui, come la Danimarca agli Europei del ’92, si rientra dalla finestra ed esce dalla porta con la coppa. Strano è che il “trauma” dell’eliminazione sia stato declassato a “fastidio”, destinato a riacutizzarsi in autunno con la disputa delle partite degli altri. Un po’ come il Covid: non è che lo si prenda più tanto sul serio. Guardate Djokovic: a inizio anno era il nemico pubblico numero uno e sabato il Foro Italico lo osannava. Il diritto all’oblio ha subito un’accelerazione pratica: si dimentica in pochi mesi. La vita prosegue, incombe la nuova dannazione: l’atleta russo, l’intellettuale mal schierato e occhio alla finale di Tirana, che è una forma di spiaggia artificiale. Quanto all’Italia, la sua ultima era davvero a Palermo, che è anche una città della Colombia, ma senza mare né sogni.

Fonte Repubblica.it

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