L’Inter si è fermata, ecco come Inzaghi può farla ripartire

L'Inter si è fermata, ecco come Inzaghi può farla ripartire

Di nuovo sconfitta, ma a soli due punti dal Milan capolista e con una gara in più da giocare. In campionato l’Inter è ancora pienamente padrona del proprio destino. Per ridestarsi da questo momento non semplice – un punto nelle ultime tre partite – la squadra di Simone Inzaghi deve sistemare alcune situazioni urgenti, dalla capacità delle punte di sfruttare le occasioni all’approccio alle partite. E deve farlo in fretta, visto che già venerdì tornerà in campo a Marassi contro il Genoa di Blessin, che fin qui si è dimostrato maestro del pareggio. Vediamo cosa deve aggiustare l’Inter, situazione per situazione, per tornare davvero se stessa. In cinque mosse.

Lautaro sveglia

Nell’attacco che non gira, con appena quattro reti nelle ultime cinque partite, spicca l’apatia di Lautaro Martinez. Il Toro non segna dal 17 dicembre a Salerno, coronamento di un mese magico in cui di gol ne aveva fatti sei in altrettante partite. A vederlo smarrito in campo contro il Sassuolo, incapace di buttare dentro un pallone da due metri dalla porta, sembra passata una vita. Eppure la voglia c’è. Lo dice il gesto, bello, di chiedere scusa alla curva dopo la sconfitta di ieri. Inzaghi da attaccante sa come funzionano queste cose. “Fin quando ci sono le occasioni da gol, non mi preoccupo”, ha detto l’allenatore al termine di una partita in cui l’Inter ha fatto 29 tiri di cui 8 in porta senza segnare. In Serie A è a digiuno da due mesi esatti anche Alexis Sanchez. Dzeko, che pure ha vissuto periodi più brillanti, nel girone di ritorno quantomeno è andato in rete contro Venezia e Napoli. I nerazzurri hanno ancora il miglior attacco della Serie A, ma è evidente che lì davanti devono darsi una sveglia.

Mercato invernale

Nella sessione di mercato di gennaio l’Inter si è trovata in fretta e furia a dovere sostituire Joaquin Correa, fermato da una distrazione ai flessori della coscia sinistra rimediata nella gara di Coppa Italia contro l’Empoli dello scorso 19 gennaio. In attesa del rientro dell’argentino, Inzaghi ha ottenuto da Marotta e Ausilio un altro suo pupillo dei tempi della Lazio: Felipe Caicedo. Ma l’ecuadoriano si è fatto male in allenamento e finora non è mai stato possibile impiegarlo. Se si aggiunge il fatto che anche l’altro nuovo arrivato Robin Gosens è ancora ko, in pratica l’Inter non ha ancora potuto sfruttare in alcun modo i rinforzi arrivati dalla sessione di riparazione. Almeno da questo punto di vista, dovremmo esserci: Caicedo ieri era in panchina, l’esterno tedesco si è allenato in gruppo e anche Correa è tornato in campo alla Pinetina. Chissà che i nuovi innesti non migliorino le cose, quantomeno in attacco.

Il vero Calhanoglu

Il centrocampo dell’Inter è Brozovic-dipendente. Senza il croato in regia, i tempi e le geometrie della squadra nerazzurra si perdono. La partita col Sassuolo, che Brozo ha saltato perché squalificato, ne ha dato conferma. Forse per questo i tifosi interisti seguono con tanta apprensione la trattativa fra il club e il giocatore per il suo rinnovo di contratto, in scadenza il prossimo giugno. Ma Brozovic a parte, contro il Sassuolo è stato tutto il centrocampo a girare sotto ritmo. Barella da regista, quindi fuori ruolo, ha fatto quel che ha potuto. A Gagliardini sulla mezzala non si può chiedere di fare il Barella. Ma nel trio dei centrocampisti titolari chi è davvero mancato di più è stato Calhanoglu. Proprio a lui, infatti, Inzaghi ha dato continue indicazioni. Dopo mesi da top player, ultimamente il turco si sta concedendo quegli sprazzi d’indolenza che i tifosi del Milan conoscono bene. Dalla sua ispirazione passa molta parte della pericolosità dell’Inter. Inzaghi dovrà essere bravo a riaccenderla.

La sicurezza in difesa

La difesa nerazzurra, inviolata per sei giornate di fila prima di Natale, nelle ultime quattro partite fra tutte le competizioni ha incassato 7 gol. Davvero troppi. Una buona parte del tifo interista addossa la colpa al solo portiere Samir Handanovic, che di recente ha sì sbagliato, ma la questione è più profonda. Il centrale nel pacchetto dei tre difensori, Stefan De Vrij, non è immune a errori. E dopo la sconfitta col Sassuolo si è presentato di fronte alla telecamera di Dazn con un’aria frastornata. “Dobbiamo capire e imparare”, ha detto con atteggiamento umile quanto smarrito a chi gli chiedeva il perché delle reti prese. Anche Alessandro Bastoni, che ieri ha scontato il secondo dei due turni di squalifica rimediati dopo il derby, si è concesso qualche leggerezza negli ultimi tempi. La vera roccia da cui ripartire è Milan Skriniar, che la bussola non la perde quasi mai. È dal suo spirito che l’Inter deve ripartire per cancellare questo periodo difficile e affrontare col piglio giusto quel che resta del campionato.

Il giusto approccio

Da qui a maggio i nerazzurri dovranno giocare 13 partite: le 12 in programma più quella con il Bologna, in programma lo scorso 6 gennaio ma mai disputata. Quel che servirà, al di là delle singole soluzioni di campo, è il giusto approccio. “Siamo entrati male”, ha sintetizzato Inzaghi commentando il pessimo primo tempo dei suoi col Sassuolo, aggravato da una mancanza di energia dipesa probabilmente dal super-match col Liverpool di mercoledì. Guardando al futuro immediato, il tecnico ha detto: “Dovremo avere l’atteggiamento giusto e sapere che da qui alla fine della stagione ci aspettano tredici finali”. È uno sprone positivo, da parte di un allenatore in carriera di finali ne ha vinte quattro su cinque. È vero anche che storicamente Inzaghi, al pari di Pioli e in molte stagioni anche di Spalletti, è uno di quei tecnici che danno il meglio nella prima parte del campionato. Forse anche per questo nessuno dei tre ha ancora vinto uno scudetto. È probabile, se non certo, che la spunterà chi saprà ottenere dai suoi giocatori il migliore approccio alle partite da qui a maggio.

Fonte Repubblica.it

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