L’Inter, Radu e il problema del secondo portiere: solo la Roma lo utilizza così poco come Inzaghi

L'Inter, Radu e il problema del secondo portiere: solo la Roma lo utilizza così poco come Inzaghi

MILANO — Handanovic non si siede. Per il portiere dell’Inter, titolarissimo da quando arrivò alla Pinetina nell’estate del 2012, la panchina non è mai un’opzione. All’opposto di Lazio e Napoli, dove in stagione Strakosha ha ceduto la porta per 17 volte a Reina e Ospina per 14 a Meret, lo sloveno capitano nerazzurro prima di mercoledì sera si era fatto da parte solo in occasione della gara di Coppa Italia con l’Empoli dello scorso 19 gennaio. Per il resto, è sceso in campo per 45 volte. Sempre lui e solo lui. L’8 febbraio, quando Handanovic decise di giocare anche contro la Roma in Coppa Italia, il procuratore del secondo portiere interista Ionut Radu mise in guardia: “Nei prossimi mesi ci saranno tante partite. Se dovesse infortunarsi Handanovic l’Inter si troverebbe con un tesserato che ha giocato poco e niente”. I fatti gli hanno dato ragione.

Inter, il secondo portiere non gioca mai

L’incredibile papera del 24enne romeno, costata all’Inter la sconfitta a Bologna, rischia di rimanere nella memoria dei tifosi come il disastroso retropassaggio di Gresko il 5 maggio 2002 che mandò in gol Poborsky per il provvisorio 2-2 in Lazio-Inter, costato poi lo scudetto ai nerazzurri. Ora come allora, però, la colpa non può essere di un solo giocatore. Tanto più di un giocatore che non gioca mai, come nel caso di Radu. All’erroraccio hanno partecipato l’incoscienza della rimessa laterale di Perisic, diretta verso la porta, e soprattutto la gestione in casa Inter dei secondi portieri.

Ne sa qualcosa anche Daniele Padelli, che in quattro anni in nerazzurro (l’ultimo da terzo portiere) ha messo piede in campo per nove volte appena, in tutte le competizioni. Con due partite, compresa quella del Dall’Ara, Radu è il secondo portiere che ha giocato meno in questa stagione nelle squadre di Serie A dopo Fuzato della Roma, Bardi del Bologna e Furlan dell’Empoli, tutti a una. Tutte le rivali dell’Inter sono state più generose con i propri secondi. Nella Juve, Perin ha giocato 9 partite. Nove anche per Tatarusanu nel Milan, complice l’infortunio di Maignan.

Per Handanovic un futuro da chioccia

Ad Handanovic, che ama così poco la panchina, nella prossima stagione potrebbe toccare di farne parecchia. Il suo contratto è in scadenza il prossimo 30 giugno. L’intenzione dell’Inter è di rinnovarlo per una o due stagioni, a ingaggio ridotto rispetto ai 3,2 milioni che guadagna oggi. Lo stesso portiere è ben disposto a firmare il prolungamento: “Penso di rinnovate, anzi lo spero”, ha detto dopo la vittoria a Torino con la Juventus. La firma ancora non c’è, se ne parlerà a campionato finito.

Il suo ruolo però, dopo dieci anni, non sarà più quello di titolare. Dovrà fare da chioccia al camerunense André Onana, che l’Inter si è aggiudicato a parametro zero. Un portiere capace di grandi prestazioni, come dimostrato in Coppa d’Africa, ma non immune a papere vistose, come quella costata l’eliminazione dell’Ajax dalla Champions contro il Benfica. Anche per questo l’Inter, che pure ha chiamato il 26enne di Nkol Ngok per fare il titolare, non vuole lasciare partire Handanovic. Oltre ad accompagnare Onana alla piena maturità, in caso di rinnovo, lo sloveno potrebbe giocare quella Coppa Italia che lui non ha mai voluto cedere.

Il futuro di Radu

Proprio le indiscrezioni sull’arrivo di Onana portaro Oscar Damiani a dire: “Siamo molto delusi. Ionut Radu a fine stagione andrà via”. Sicuramente, in quest’ottica, il terribile errore di Bologna non lo aiuterà a trovare una squadra che possa dargli davvero fiducia, anche se dalla sua ha passate esperienze non negative ad Avellino, Genoa e Parma.

Intanto, a fargli sentire vicinanza dopo il patatrac del Dall’Ara sono stati i suoi compagni. Resterà nel ricordo della serata il gesto di Denzel Dumfries, che si è parato di fronte a una delle telecamere a bordo campo per evitare che indugiasse sulla sofferenza del portiere mentre lasciava il campo. Anche perché Ionut è un ragazzo gentile, con un passato non facile. All’Europeo under 21 nel 2019, impegnato con la sua Romania, raccontò la storia della sorella Ema, morta quattordicenne nel 2006, che da allora lui considera il suo angelo custode. Fonte Repubblica.it

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