L’incantesimo napoletano negli occhi di Spalletti

NAPOLI – Non è cambiata la sua capacità di esprimersi con la forza degli sguardi: sempre furbi, all’occorrenza aggressivi e sovente addirittura un po’ spiritati, che ha già mostrato più volte nel pirotecnico inizio della sua avventura napoletana. Pure il gol liberatorio di Victor Osimhen con il Torino, che ha permesso al suo Napoli di rimanere da solo in testa alla classifica (e sempre a punteggio pieno) dopo le prime 8 giornate di campionato, Luciano Spalletti l’ha festeggiato innanzitutto con un lampo degli occhi: in cui è stato semplice leggere un mix di autostima, orgoglio e rivalsa personale. Il tecnico toscano era sostanzialmente scomparso dalla ribalta dopo lo scontro frontale con Francesco Totti alla Roma, di cui si era portato dietro le cicatrici nel corso del deludente biennio successivo al timone dell’Inter: due quarti posti e lo smacco finale dell’esonero con cui tutto il calcio italiano l’aveva messo – questa volta metaforicamente – in panchina. L’esilio prolungato dell’allenatore di Certaldo s’è concluso dopo 24 mesi di pit stop, quando all’uscio del suo buen ritiro di campagna ha bussato un po’ a sorpresa Aurelio De Laurentiis, sondandolo per ritornare finalmente in pista a 62 anni compiuti. Lì per lì e per entrambi era parsa una scommessa, non senza rischi. Invece è convenuto a tutti lanciarsi a capofitto nella sfida, che nello spazio di soli tre mesi ha ridato lustro anche a un noto detto contadino: quello secondo cui la gallina vecchia fa un buon brodo, perlomeno di solito.

Nella pentola azzurra ne sta bollendo uno addirittura squisito, con ingredienti di qualità e perfettamente miscelati. Spalletti è sempre stato del resto un cuoco di grande spessore e nella pausa di riflessione in campagna ha avuto anche la possibilità di riflettere sul suo modo di governare il pollaio, che in passato gli aveva causato invece più di un problema nei rapporti personali e di riflesso professionali. Soprattutto a Roma l’avevano spesso accusato di rivendicare sempre per sé il ruolo di unico gallo all’interno dello spogliatoio, anteponendo la sua leadership perfino a quella di una bandiera come Totti. Nel Napoli la ribalta appartiene viceversa in primis ai giocatori e ognuno di loro ha ricevuto proprio dall’allenatore toscano una specifica e gratificante investitura: Insigne è (nonostante il contratto in scadenza e gli attriti con la società) l’intoccabile capitano, Koulibaly è il comandante, Osimhen è il trascinatore, Fabian Ruiz il regista, Ospina il patron della migliore difesa del campionato e così via. Molto lucida anche la ripartizione dei ruoli con De Laurentiis, fin dall’inizio del loro rapporto. Il nuovo tecnico non ha infatti imposto al presidente tutti i suoi collaboratori e ha accettato anzi di buon grado l’ingresso nello staff di due ex fedelissimi di Maurizio Sarri: il vice Calzona e il preparatore atletico Sinatti, che erano in servizio a Castel Volturno nella travolgente stagione dei 91 punti.

Luciano Spalletti, 62 anni (agf)

C’è dunque anche l’armonia dietro alla fuga solitaria del Napoli e per un “uomo contro” come Spalletti la modifica di strategia è radicale: al netto di qualche schermaglia dialettica con gli avversari (Juric, domenica) e mediatica. Aiutano naturalmente i risultati e solo il tempo dirà se si tratta di un cambiamento duraturo. Di certo negli occhi del tecnico toscano si legge adesso anche una serenità nuova, che dà l’idea di essere figlia delle esperienze fatte e di qualche scottatura che poteva essere evitata. Il crash test di domenica contro la Roma, con l’accoglienza sicuramente ostile dello stadio Olimpico, sarà in questo senso la più probante delle verifiche: per capire se il tempo dei litigi è davvero alle spalle e il futuro del guru di Certaldo potrà essere finalmente vincente. Intanto il primato solitario degli azzurri fa sognare e un detto partenopeo gliel’hanno già insegnato: scurdammoce ‘o passato. Osimhen ha preso il posto del fantasma di Totti.

Fonte Repubblica.it

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