L’impressionante lavoro di Spalletti e i rimpianti comprensibili di Mourinho

Comanda chi si lascia trasportare dall’impeto, a costo di rischiare l’osso del collo. L’ottava vittoria consecutiva del Napoli — striscia iniziale ormai in vista del record (10) della Roma di Garcia — arriva per la terza volta negli ultimi dieci minuti: era successo con Genoa e Juve, è ricapitato ieri col Torino trasfigurato di questa stagione, che se trovasse un uomo da 20 gol (chissà, Belotti?) sarebbe da zona europea. Il Napoli ha vinto con giustizia, ha interpretato le difficoltà della partita senza indulgere al pensiero che un pari potesse bastare, e sì che le due palle-gol clamorose lasciate a Brekalo avevano segnalato quanto in quel finale il destino della gara fosse in bilico. Ha vinto perché la squadra è stata “lavorata”, da Spalletti e dal suo staff, in modo impressionante: ieri gli schemi da calcio piazzato, già altre volte decisivi, hanno prodotto il rigore poi sbagliato da Insigne — terzo errore che non è costato punti, occhio che non può andare sempre così bene — e il gol annullato a Di Lorenzo dopo non breve consulto al Var. 

Il Napoli, infine, ha vinto ancora perché accanto allo strepitoso Osimhen, il miglior giocatore del campionato, Spalletti ha dato minuti a Mertens, che l’ha ripagato con l’azionissima che ha fatto da innesco all’1-0. Ecco, dopo l’ultima lunga convalescenza la quantità di benzina rimasta nel serbatoio del 34enne belga è tutta da valutare. Ma se ce n’è a sufficienza, l’opzione di avvicinare a Osimhen, specie nei segmenti appropriati di partita, un attaccante capace di creare spazi con l’agilità mentre il nigeriano lo fa con potenza e velocità è un’aggiunta ulteriore alle armi a disposizione di Spalletti. L’argomento è importante perché il Milan, rimasto l’unico compagno di fuga del Napoli (sì, sette punti sulla terza autorizzano l’uso della parola), continua a trovare nelle profondità della sua panchina gli uomini capaci di tenerlo a galla anche nei momenti più complessi. Sabato a San Siro, sotto di due gol col Verona e dunque con l’osso del collo vicino alla rottura, Pioli ha ribaltato la situazione grazie al sin lì invisibile Giroud, al “dimenticato” Castillejo e a un’autorete grottesca, nata probabilmente dal panico per la presenza di Ibra, che resta un totem anche se quest’anno l’abbiamo visto soltanto per due spezzoni. 

Abbiamo già annotato più volte come, nel calcio delle cinque sostituzioni, la quantità di alternative di livello contribuisca alla classifica almeno quanto lo sviluppo di un sistema di gioco originale. Nei turni di campionato che seguono le pause per nazionali, con i guai che si portano dietro, le riserve forti come i titolari sono un fattore di enorme peso: l’Inter, che sabato ha pagato pegno, ha perso per l’ingenuità sul gol di Felipe Anderson — non si smette di marcare mentre invochi la palla fuori — ma anche perché il suo organico presenta troppi sbalzi di valore. E potendo scegliere un giocatore perduto da rimettere in rosa, prima di Lukaku e Hakimi l’uomo che manca è Christian Eriksen. 

La sfida serale tra Juve e Roma, una battaglia con tanti muscoli e poca bellezza per accorciare la classifica nella speranza che le due battistrada rallentino un po’, ha portato ad Allegri la terza vittoria consecutiva per 1-0 contro un’avversaria di valore: Chelsea, Torino, Roma. I rimpianti giallorossi sono comprensibili, perché con la palla davanti alla porta un arbitro dell’esperienza di Orsato avrebbe dovuto attendere l’istante necessario per vedere come andava a finire prima di fischiare il rigore, valutando poi con calma (e col Var) la giocata di Danilo, il fallo di Szczesny, la posizione e la mano di Mkhitaryan: premesso questo, è altrettanto innegabile che il portiere polacco, parando il primo penalty a Veretout dopo 13 esecuzioni impeccabili, abbia finito di rimontare i punti personalmente concessi nelle prime giornate. Il passare del tempo, unito alla perdurante indisponibilità del fragile Dybala, sta obbligando anche Allegri a scavare in panchina per riesumare protagonisti ormai ingialliti, e questo è un lavoro che il tecnico livornese sa fare benissimo: ieri i migliori sono stati Bernardeschi e De Sciglio, oltre al re della difesa bassa Chiellini. Nessuno di loro era previsto nel rebuilding della Juventus.  Fonte Repubblica.it

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