Leggerezza e qualità, così Inzaghi ha conquistato subito l’Inter

Con umiltà, il giorno della presentazione come nuovo allenatore dell’Inter, Simone Inzaghi aveva assicurato che la sua gestione sarebbe stata “in continuità” con la precedente. Aveva elogiato Antonio Conte e i suoi risultati. Si era detto felice di poterne continuare il percorso. In realtà, alla prima prova vera, l’ex uomo simbolo della Lazio di Lotito ha messo in campo molto di suo. Al Meazza Inzaghi ha portato un gioco brillante, un approccio offensivo, pressing alto e alcune soluzioni tattiche che i giocatori nerazzurri sembrano già mandare a memoria, come gli scambi di posizione in fascia fra esterni e mezzali, con Darmian che si accentra per liberare in fascia Calhanoglu.

Simone e gli altri

Il compito che aspetta Inzaghi, dopo la scintillante vittoria contro il peggior Genoa possibile, è difficile almeno come quello che attendeva Conte nel suo primo anno interista. Rispetto all’ex ct, il piacentino si trova a competere con avversari più attrezzati. Se Conte è stato abile a centrare il 19esimo scudetto nerazzurro nell’anno di supplenza di Pirlo sulla panchina bianconera, Inzaghi dovrà rincorrere il 20esimo contro Allegri, il titolare. Il 45enne allenatore interista ha vinto meno di Sarri (che pure ha battuto più volte) e molto meno di Mourinho. Non ha nemmeno gli anni di esperienza di Pioli e Spalletti. Però ha un’idea chiara di calcio, la dirigenza interista che lo sostiene e – sorpresa che non sorprende – una squadra ancora molto forte.

La qualità che resta

La nostalgia di San Siro per Lukaku è durata forse una decina di minuti. Edin Dzeko all’esordio si è confermato centravanti di classe mondiale, capace di tocchi e invenzioni che al belga non riescono, autore di un gol e un assist all’esordio in nerazzurro come Ibrahimovic nel 2006. Calhanoglu dopo una partita sontuosa, con rete da fuori area, ha detto due cose vere: “Ve l’avevo detto che ero pronto” e “è facile giocare con compagni di questa qualità”. Perché nonostante l’addio di Lukaku e Hakimi, l’Inter di qualità continua ad averne tanta. Si direbbe che ne ha da vendere, ma è meglio trovare un’altra espressione, caso mai che Zhang possa equivocare. Tranne forse Sensi, un po’ disorientato, hanno giocato bene tutti: i tre dietro (non è certo una novità), un super Brozovic a tutto campo, il solito Barella padrone assoluto della sua zona di competenza, e i due esterni. Ha fatto una gran partita anche Vidal, paradossalmente rinato dopo la partenza del suo mentore Conte.

Un calendario per amico

Ora per Inzaghi la missione è tenere alta la concentrazione, in attesa del nuovo attaccante che senz’altro arriverà e che potrebbe essere il suo pupillo Correa. In meno di un mese l’Inter affronterà in trasferta il Verona, battuto all’esordio dal Sassuolo, poi andrà a Genova dalla Samp, avversario non irresistibile, quindi incontrerà a Milano il Bologna. Chiude il filotto di gare più che alla portata la trasferta di Firenze del 22 settembre, ultima boccata d’aria prima di Atalanta-Inter alla sesta di campionato. Con Inzaghi ci sarà il pubblico interista, galvanizzato dallo Scudetto cucito sul petto e prontissimo a sostenerlo. E ci sarà il clima nuovo che l’allenatore stesso sta creando alla Pinetina. Alla vigilia della partita Inzaghi ha scelto parole gentili per tutti, compreso Lukaku che ha scelto il Chelsea. Dopo la gara ha fatto i complimenti alla squadra e ha detto una cosa leggera: “Dobbiamo giocare spensierati. Ho voluto liberare la qualità dei giocatori”. In campo si è visto, ma è solo l’inizio.

Fonte Repubblica.it

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