Lega di Serie A, elezioni presidente: è il giorno dei giudizio, ma le big vanno verso la scheda bianca

ROMA – Il giorno del giudizio. La Serie A potrebbe scegliere oggi il proprio presidente. Due soli candidati rimasti, e in questo momento storico non potrebbe essere altrimenti. Perché il calcio in Italia è diviso in due: chi sta con Gravina, il presidente della Federcalcio, e chi invece ha scelto Lotito. I due candidati incarnano – volenti o nolenti – queste due anime. Anche se, oggi, la “missione” potrebbe essere nascondersi ancora. 

Big verso la scheda bianca

Lorenzo Casini, 46enne docente di diritto e capo di gabinetto del Mibact, è il nome su cui da tempo punta la coalizione che fa capo al presidente della Lazio: con lui, De Laurentiis (Napoli), Barone (Fiorentina) e probabilmente altre cinque società, tra cui Verona, Samp ed Empoli.  Ma 8 voti non bastano a essere eletti. Soprattutto perché dall’altra parte c’è un nome che invece sta raccogliendo un consenso omogeneo e solido: Andrea Abodi, ex presidente della Lega Serie B, è l’uomo su cui puntano certamente Milan e Inter, che a Lotito non vogliono piegarsi, ma sostenuto con convinzione anche da Bologna, Roma, Torino, Cagliari, Sassuolo, Salernitana, ma è probabile che anche le “americane” (Genoa, Spezia e Venezia) votino con loro. Resta il dubbio della Juve, che ancora non ha preso una posizione, ma Abodi era il candidato di Agnelli contro Beretta, anche se nell’ormai lontano 2013. Ma chi lo vota pensa di prendere tempo. La prospettiva più concreta, oggi, è che il gruppo voti scheda bianca: un modo per “contarsi”. E contarsi, oggi, vuol dire anche far capire alla controparte chi ha la maggioranza. “Bruciando”, nei fatti la concorrenza. 

Il tiro incrociato su Abodi

Anche per smontarne la politica di boicottaggio. Da ore infatti, il candidato forte è al centro di un tiro incrociato, che cerca di minarne la candidatura. Prima si è provato a sostenere che il suo ruolo nel Cda di una banca imponesse l’elezione all’unanimità. In realtà, se anche non avesse 20 voti, sarebbe sufficiente ad Abodi dimettersi dall’incarico nell’istituto, per poter accettare il ruolo di presidente della Lega. L’ultima carta che potrebbe giocarsi Lotito è quella dei 3 mandati. Spieghiamo. Abodi è stato eletto presidente della Lega Serie B tre volte: nel 2010, nel 2013 e nel 2017. L’unico mandato completo è il secondo. Il terzo è durato n mese appena, dal 1 febbraio all’8 marzo 2017. Un mese. Per la legge 8 dell’11 gennaio 2018, recita, in maniera, asciutta, che per quanto riguarda le federazioni, “Il presidente e i membri degli organi direttivi restano in carica quattro anni e non possono svolgere più di tre mandati”. Vorrebbe dire, in teoria, che Abodi se eletto non potrebbe rappresentare la Serie A in Consiglio federale. Possibile? Può mai un incarico di mese costare un ruolo da presidente oggi? Certo il fatto non inficia direttamente la sua elezione. E, se necessario, la Lega potrebbe chiedere un’interpretazione della norma al Coni o alla Figc.  

Lega di Serie A, elezioni presidente: è il giorno dei giudizio, ma le big vanno verso la scheda biancaFonte Repubblica.it

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