Le magie di Muriel, l’uomo della provvidenza a caccia sempre dell’ultimo salto

BERNA – “Luis, entra e salvaci”. Chissà se Gian Piero Gasperini si è rivolto così a Luis Muriel quando a una manciata di minuti dalla fine della partita contro lo Young Boys, con l’Atalanta sotto per 3-2 e la palla ferma al limite dell’area per una punizione che Koopmeiners già pensava di tirare, gli ha chiesto di svestirsi in fretta a riscaldamento ancora in corso. Per tirare. Muriel non si è fatto pregare: “Sono pronto”. Ha svestito la tuta, tolto il pallone dalle mani del centrocampista olandese e lo ha infilato in porta. Lui, il protagonista che alla vigilia l’allenatore sembrava invocare ma senza grosse speranze: “Spero che il gol di domenica scorsa lo aiuti a trovare la forma che gli è mancata finora”, aveva detto, quasi rassegnato a rinunciarvi ancora. E invece, il numero di prestigio, riuscito quando la gente stava per lasciare il teatro. Un copione perfettamente in linea con la carriera di Muriel.  

Gli infortuni a tarpare le ali

Un attaccante sempre sul punto di toccare il cielo, ma che a un passo dal riuscirci ne fa due indietro. La scorsa stagione pareva quella della consacrazione definitiva: 22 gol in campionato dopo i 18 dell’anno prima, arricchiti dal gol qualificazione contro l’Ajax e dalla punizione splendida benché inutile a Madrid contro il Real. Nel pieno della maturità, a 30 anni appena compiuti, pareva il salto in alto verso un futuro da star. Poi un infortunio – l’ennesimo – a sciogliergli le ali, come un Icaro a cui la luce della gloria è preclusa. Gli è successo spesso negli ultimi 11 anni: era il 2010 quando l’Udinese lo prese 19enne dal Deportivo Cali per 1,5 milioni. Manuel Gerolin ci aveva visto doti da fuoriclasse, addirittura una somiglianza col “Fenomeno” Ronaldo che andava ben oltre l’estetica. In prestito al Lecce i primi lampi, che il ritorno a Udine aveva rapidamente appannato facendo sfumare l’interesse di Milan e Inter.

La scommessa vincente della Samp

Tanti infortuni (“Se non sto bene con la testa, mi faccio male”), la tendenza a ingrassare, perfidie striscianti sulle sue frequentazioni: in una città non proprio tentacolare come Udine basta questo a toglierti la voglia. La Samp di Ferrero nel 2015 lo ha strappato a quella malinconia scommettendo su di lui 12 milioni dopo un braccio di ferro con l’Udinese che lo ha costretto per dieci giorni ostaggio in un hotel a Nervi, consolato solo da piatti di trofie al pesto. Nel giro di due anni, quei soldi li raddoppia: venduto per 24 milioni al Siviglia, anche se si parla addirittura del Barça.  

Basta passi indietro

Dovrebbe essere il salto triplo vero il paradiso, ma come nel trasloco da Lecce a Udine, il talento resta in uno di quegli scatoloni che abbandoni in una stanza senza ricordare cosa contenga. E allora di nuovo Italia, la Fiorentina lo prende in prestito a gennaio 2019 facendone il proprio rimpianto: come per Salah qualche anno prima, il treno passa per un attimo fatale di indecisione, in cui l’Atalanta arricchita dalla Champions si infila decisa. Ne ha guadagnato 48 gol. Uno, quello di Berna, al primo tocco. Roba da fuoriclasse: a patto di non far più passi indietro.  

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime