Le conseguenze ‘strane’ del derby Lazio-Roma: quando vincere non aiuta a vincere

ROMA – Non sempre vincere aiuta a vincere. Soprattutto quando c’è di mezzo un derby. E Roma, la patria degli eccessi a cui il calcio non fa eccezione, ha un talento speciale per stravolgere pronostici e ribaltare gli esiti. Basta riavvolgere il nastro di una settimana per rendersene conto, sette giorni dopo il successo della Lazio sulla Roma, l’eredità del derby è un ribaltamento delle posizioni, un rovescio di 180 gradi.

Dal dito medio di Zaniolo al dito medio di Acerbi

Dal dito medio di Zaniolo al dito medio di Acerbi: sta tutta qui la settimana di Roma e Lazio. Sembra quasi che quel derby vinto avesse coperto i limiti esistenti, illudendo tutti, allenatore e giocatori, che potessero sparire in un colpo solo. Solo grazie all’entusiasmo di un risultato importante, in particolare a Roma. E così la Lazio che in campionato aveva perso soltanto col Milan, s’è ritrovata a dover fare i conti con il peggior ko della sua stagione. Era parso a tutti che i gol di Milinkovic e Pedro fossero i mattoni su cui Sarri avrebbe potuto costruire il futuro della sua nuova squadra. Come in un castello di carte, è bastato sfilare una tessera – Immobile, infortunato – per veder franare tutte la altre sul campo di un Bologna che solo poche ore prima era sotto processo e con Mihajlovic a forte rischio esonero. Il 3-0 finale è un risultato inappellabile. E a vederlo oggi, quel derby pare solo una finestra felice in mezzo a una striscia negativa, iniziata col ko contro Pioli, proseguita coi pareggi con Cagliari e Torino e chiusa dal tracollo al Dall’Ara.  

Mou ha costruito sulla sconfitta

Mourinho al contrario sul derby perso ha costruito una lezione per i suoi. Si può perdere, l’importante è rialzarsi. Perché la Roma sa di essere nel mezzo di un percorso di crescita e gli stop sono da mettere in conto. Anche rumorosi, anche dolorosi. “La gente sta diventando educata, ha capito, anche dopo aver perso con la Lazio abbiamo sentito l’appoggio, c’è lo stadio pieno, cantano il nostro inno”, sottolineava l’allenatore, consapevole che creare un feeling positivo col pubblico sia il modo migliore per evitare le critiche “interne” che negli anni hanno sempre minato le stagioni della squadra. Zaniolo era uscito a pezzi dal confronto cittadino? Dopo la vittoria sull’Empoli le prime parole sono state proprio per lui: “È tornato il vero Nicolò”. E certo non è un caso che, come la Lazio è sparita perdendo Immobile, la Roma si sia ritrovata ritrovando Pellegrini, assente al derby per un giallo esagerato contro l’Udinese, protagonista ancora domenica nel ritorno alla vittoria. 

Le conseguenze del derby

Assenze, pesi che si spostano e rideterminano valori. Nel 1999/2000 la Roma tritò la Lazio in un derby d’andata che pareva descrivere le ambizioni di una e i limiti dell’altra. Successe il contrario: inchiodò la Roma alla propria arroganza e portò la Lazio a trovare soluzioni che la lanciarono verso lo scudetto. L’anno dopo, una rimonta esaltante firmata da Nedved e Castroman illuse i laziali di aver riaperto la corsa al tricolore, che nonostante ciò finì invece sulle maglie di Totti e Batistuta. Difficilmente quest’anno una delle due lotterà per il titolo. Ma il problema del derby, a volte, è il rischio di farsi travolgere dalle sue stesse conseguenze.  

Fonte Repubblica.it

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