L’allenatore furioso, in panchina è sparito il bon ton

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E quando sei con altra gente comportati bene, dicevano le mamme accompagnando con una carezza sulla capoccia il bimbetto che usciva di casa e se ne andava spavaldo ad affrontare il mondo. Poi i figli crescono, diventano allenatori e gonfi dall’ira come rospi danno dell'”Hijo de puta” all’arbitro Chiffi come José Mourinho, entrano in campo con le orbite fuori dagli occhi per urlare “Sei un coglione” come abbiamo visto fare a Giampaolo (ce l’aveva con l’arbitro Fabbri), durante la partita mostrano il dito medio manco fossero in tangenziale e un ragazzino in scooter gli avesse tagliato la strada sgommando: questo è Sarri, l’insulto era direzionato verso il ds del Verona Marroccu. Siamo tutti un po’ nervosetti, eh?

Sparare nel mucchio

Una settimana fa – nel riottoso scambio di opinioni (ehm. ehm) che ha preso forma dopo il gol annullato a Milik in Juventus-Salernitana – Allegri è stato espulso – come da referto – “per aver offeso l’ufficiale di gara e la classe arbitrale genericamente”. A sparare nel mucchio non si sbaglia mai, questo gli allenatori lo sanno bene. La verità è che il campionato è cominciato storto, la tensione è già alle stelle, gli allenatori sono andati in tilt come se avessero – tutti insieme – infilato le dita nella presa della corrente. Che la furia sia con voi, c’è tanto di quel materiale perché Pedro Almodovar giri un sequel de “La Mala Educacion”.

Spalletti e la sedia

Scusate, ma non sarebbe lecito aspettarsi invece – proprio da loro, dagli allenatori, dai bravi e cattivi maestri – il buon esempio? Evidentemente no. Piallare l’ira funesta non rientra nel bignami che consegnano a fine corso a Coverciano. L’allenatore che sbrocca oggi è la nuova figurina del presepe pallonaro. Ogni occasione è buona per protestare, contestare, dissentire animatamente, urlare, inveire, accapigliarsi, mandare il quarto uomo a scopare il mare, vedi una settimana fa Spalletti indiavolato per i falli tattici dello Spezia. Il tecnico del Napoli prima si è visto sventolare il cartellino giallo dall’arbitro e poi – al gol di Raspadori nel finale – è andato ad esultare di fronte alla panchina dello Spezia. Un attimo prima aveva preso in mano una sedia, lì, in campo, vicino alla panchina, brandendola come in un saloon del South Dakota e mimando il gesto di tirarla in campo. Ma si può? Altri tempi quando – era la finale di Coppa Uefa del 1992 – Emiliano Mondonico alzava al cielo una sedia a mo’ di protesta e di supplica agli dei del calcio perché avessero cura del suo Toro.

Sarri e Giampaolo

Qui hanno tutti ragione, a sentire loro. Però assistiamo con sempre più frequenza a pose volgari, offese gratuite, minacce assortite a questo o quello. E non solo quando la partita sta scoppiettando come un pop corn nel microonde, ma sempre e comunque, anche quando scorre placida come l’acqua di un ruscello di Dobbiaco, nella silenziosa Val Pusteria. Ma cosa spinge Sarri a farsi ammonire da Orsato con la Lazio avanti 3-0 a Cremona? L’allenatore della Lazio – nel post-partita – ha spiegato che l’arbitro ha giudicato in maniera distorta un suo atteggiamento durante una sostituzione: “Il quarto uomo ha visto e sa tutto, comunque Orsato ha interpretato male la gara”. Ok, Sarri ha vinto 4-0. E se avesse perso? Stupisce vedere un uomo perbene – e solitamente educato nel comportamento – come Marco Giampaolo travestirsi da giustiziere della notte ed affrontare a muso duro l’arbitro Fabbri – è successo in Sampdoria-Milan – con il discutibile obiettivo di fargli sapere che è “un coglione”. Direte: la pressione. Ok, la pressione. Ma quando lo stesso Giampaolo spiega – due giorni dopo e a furore sbollito – che “ho pagato l’onestà e il fatto di dire come sono andate le cose”; allora diventa tutto più complicato e abbiamo la certezza che non c’è lucidità nemmeno nell’ammettere lo scivolone, senza avere la pretesa di ergersi a uomini in missione per conto di Dio.

L'allenatore furioso, in panchina è sparito il bon tonFonte Repubblica.it

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