Laguna Mou, Roma a picco: Mourinho ha scaricato la squadra

VENEZIA. L’acqua in Piazza San Marco aveva iniziato a crescere dalla mattina, ma José Mourinho ha fatto lo stesso errore di chi gira Venezia comprando souvenir senza preoccuparsene. E la Laguna lo ha inghiottito, trascinando la Roma sul fondo della propria stagione. In uno stadio che è un’isola tra i canali, la marea si è portata via il piano dello Special One, meno efficace del Mose nell’arginare l’acqua alta che ora gli arriva al collo. Ma abilissimo a trascinare con sé l’intero circo romanista. Squadra, dirigenza: nessuno si salva da solo e nessuno si salva da Mourinho. “La squadra è meno forte di un anno fa” è una frase che non boccia soltanto i nuovi, “acquistati per reazione, come Abraham arrivato per sostituire Dzeko”. Ma colpisce anche il general manager Pinto, che per il mercato estivo – in cui ha speso circa 90 milioni – si era dato un 7 e mezzo. Mou non la pensa come lui, se parla di “rosa squilibrata” e arriva a rimpiangere “Bruno Peres e Juan Jesus, che ci sarebbero stati utili”. Eppure la Roma non è una squadra da buttare se Pellegrini, Abraham, Rui Patricio, Cristante, Zaniolo, giocano tutti in nazionali di vertice. 

Da quando hanno rilevato la società, la filosofia dei Friedkin è stata la stessa: radere al suolo il pregresso per fare di testa propria. È stato così per lo stadio e per la squadra. Finora però, l’unica parte del progetto ad attecchire è stata la prima. Il 3-2 per il Venezia – che in A non segnava tre gol dal gennaio 2002 – apre la resa dei conti. Che ha per colonna sonora quel “Ci avete rotto” (specificando anche cosa) cantato dai tifosi. 

Sin qui il quarto posto era la boa che aveva tenuto a galla la Roma: perduto quello, è in balia della marea. Adesso per Mourinho “non è una stagione in cui fissare obiettivi”. Radere al suolo, ci siamo. Un’opera iniziata nella notte di Bodø, quando l’allenatore ha diviso la squadra in buoni e cattivi. Da allora vittoria solo con il Cagliari e quattro sconfitte nelle ultime sette partite. In ognuna il copione si ripete noiosamente: l’errore arbitrale sfavorevole (stavolta, il rigore del 2-2 per il Venezia), il finale all’arrembaggio con la squadra ingolfata di attaccanti o presunti tali, la ricerca dei colpevoli. Non gli sono bastati nemmeno il primo centro romanista di Shomurodov, né l’interruzione del digiuno di Abraham 45 giorni dopo l’ultimo gol in campionato. 

Mourinho non rischia, garantito dalla fiducia cieca della proprietà e da un contratto da 7 milioni netti per altre due stagioni. Ma se a Venezia Capello nel 2002 lasciò, pareggiando 2-2, la possibilità di bissare lo scudetto, Mourinho ha perso l’entusiasmo derivato dal suo sbarco a Roma. Dan e Ryan Friedkin hanno già immesso quasi 300 milioni nella Roma, impegnandosi per 460. Ma non hanno mai fatto sentire la propria voce. E il silenzio, oggi, ha solo un effetto: sottoscrivere l’atto d’accusa di Mou. Abbandonando la squadra.

Fonte Repubblica.it

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