Lacrime napoletane: Insigne ha salutato, ora tocca a Chiellini e Dybala

NAPOLI. Profeta in patria: ora finalmente sì e senza distingui soltanto adesso, perché i migliori sono sempre quelli che se ne vanno. È il destino beffardo e agrodolce con cui ieri si è misurato anche Lorenzo Insigne: re indiscusso dello stadio Maradona almeno nel pomeriggio della sua ultima recita in maglia azzurra, dopo un’altalena tra amore e odio che è durata 11 stagioni (le ultime 10 di fila) e 433 partite. È toccato al capitano del Napoli dare il via alla parata degli addii, che prosegue oggi a Torino con il congedo trionfale dalla Juve di Giorgio Chiellini e quello a testa un po’ più bassa di Paulo Dybala, la cui avventura in bianconero si tronca di colpo dopo il mancato rinnovo del contratto. Ancora incerto il futuro dell’attaccante argentino: ennesimo top player che nelle nuove dinamiche del mercato sta per svincolarsi a parametro zero, davanti al bivio di tagliarsi lo stipendio.

A Napoli è successo lo stesso anche a Insigne, che però aveva già annunciato a metà gennaio la sua decisione di trasferirsi in Canada, al Toronto, diluendo così nel tempo i veleni dell’addio. “Questa sarà per sempre la mia casa e ritornerò al Maradona appena possibile, magari da tifoso in curva”. Ecco perché non c’è stato niente di traumatico (a parte i soliti fischi ad Aurelio De Laurentiis) nel suo congedo a Fuorigrotta, che anche il destino ha trasformato in una passerella trionfale. Il capitano aveva infatti colpito il palo dal dischetto, durante il secondo tempo della sfida stravinta (3-0) dalla squadra di Spalletti contro il Genoa. Ma troppi giocatori erano entrati in anticipo in area e l’arbitro Fabbri ha fatto ribattere – annullato il tap-in vincente di Di Lorenzo – il rigore, realizzato al secondo tentativo dal festeggiato: gol numero 122 in azzurro e sorpasso a Hamsik.

Insigne è rimasto in campo fino alla fine e soltanto all’88’ si è sentito pronto per la standing ovation dei 45 mila del Maradona, già concordata con Spalletti. Prima del via era stato premiato al centro del campo e aveva letto un breve discorso d’addio, gonfio di ringraziamenti per tutti. Il momento clou è stato il giro trionfale alla fine, mano nella mano con i due figli. È così che si è conclusa la lunga parabola del giocatore di Frattamaggiore, cresciuto nel vivaio e mai prima di ieri così acclamato dai tifosi: 11 stagioni d’attesa per sentirsi davvero profeta in patria.

È stato un rito di liberazione e Insigne ha deciso dunque di goderselo fino in fondo, evitando d’addentrarsi nelle burrascose motivazioni del suo addio. “Ora non mi va di parlarne: la società ha fatto le sue scelte, io le mie”. Ma non è un mistero che la bandiera del Napoli sia stata ammainata solamente per motivi economici, dopo che De Laurentiis gli aveva offerto un rinnovo al ribasso. È un po’ la stessa storia che alla Juventus ha vissuto Dybala, via controvoglia pure lui. “Ho difficoltà a trovare le parole giuste per salutarvi: dopo 7 stagioni bellissime e 12 trofei il destino ci metterà su strade diverse, ero certo che saremmo stati ancora insieme per tanti anni. Grazie, vado via a testa alta”, ha scritto l’attaccante su Instagram. Stasera contro la Lazio ultima apparizione all’Allianz Stadium anche per Chellini. Anche se il suo congedo avrà un sapore differente, senza un retrogusto amaro. 

Lacrime napoletane: Insigne ha salutato, ora tocca a Chiellini e DybalaFonte Repubblica.it

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments