La Superlega ci riprova. Il progetto segreto dei lobbisti

ROMA – Non è ancora nata, ma la Superlega già cambia formula. A rivelarlo, un articolo on-line della testata tedesca Spiegel, in cui si parla della strategia di Real, Barcellona e Juventus per far sì che la rivoluzione del calcio europeo di cui si sono fatti autori, possa attecchire. Per questo, rivela il sito della rivista, è stata contattata l’agenzia Flint a cui è stato chiesto un lavoro di Lobbying per promuovere la riforma, che i tre club ritengono essenziale per aumentare i ricavi e garantire la sopravvivenza delle loro società. Un lavoro da 55mila euro al mese, spese escluse.

La strategia

In sintesi, Flint ha suggerito – oltre alla necessità di influenzare l’opinione di politici, giornalisti, corrispondenti con briefing ed eventi “discreti” – che le tre società pensino di cambiare il format originario della Superlega, visto che la formula a inviti continuerebbe a generare polemiche in Europa e pare destinata a non attecchire. Anche perché un torneo a circolo chiuso di top club senza promotori e relegatori corre il rischio di fallire nell’ormai inevitabile contenzioso con la Uefa davanti alla Corte di giustizia europea. L’obiettivo invece deve essere conquistare “i cuori e le menti” di fan e opinionisti.

Piacere ai tifosi

Come? Con una formula che preveda promozioni e retrocessioni da e per la Superlega. E infatti in estate, Juve, Real e Barça hanno chiesto – continua lo Spiegel – una consulenza alla società madrilena A22 Sports Management che ha proposto di suddividere il torneo in due: una Super League 1 e poi una Super League 2. Con promozioni e retrocessioni (che sarebbero 2, per lasciare un posto ad una società che entrerebbe di anno in anno con una wild card).

Gli scenari

Nel primo scenario, ci sarebbero due categorie di Superlega, a cui si accederebbe tramite una competizione Uefa (ipotizzano la Conference League). Dalla Superlega 1 alla Superlega 2 retrocederebbero 3 squadre ma ne verrebbero promosse solo 2, lasciando così spazio a una terza a cui concedere una wild card, per garantire di poter eventualmente “ripescare” una big o far salire un grande club. Nel secondo scenario, stessa formula, ma alla Superlega 2 si accede qualificandosi dai campionati nazionali. Ogni anno quindi la Superlega 2 sarebbe interamente riformata, con 17 promozioni dai campionati europei e 3 retrocesse dalla Superlega 1. Questi sono i modelli preferiti, perché con solo 3 retrocessioni, si garantirebbe una maggiore stabilità di squadre e sarebbe più facile commercializzare i diritti tv.

Prospettive meritocratiche

Poi ci sono due scenari più simili alla Champions. In cui alla Superlega 1 accederebbero 18 club dai campionati nazionali (sei inglesi, tre spagnole, tre italiane e due ciascuno di Germania, Francia e altri paesi), più 2 promosse dalla Superlega 2. Ma a differenza della Champions attuale, non si arriverebbe in Superlega 1 solo arrivando tra le prime 3 in Italia, ad esempio. Ma si calcolerebbe il risultato degli ultimi 5 anni. Un sistema che così garantirebbe ai grandi club di partecipare anche se dovessero fallire una stagione. Secondo la bozza di A22, la sostituzione annuale completa della Super League riscuoterebbe probabilmente la massima accettazione tra le tifoserie. Ma secondo Flint il progetto è destinato ad andare in porto. Perché se è vero che il Psg o il Bayern non avevano aderito, e che le inglesi ne sono rapidamente uscite, è altrettanto vero che non potrebbero restare lontano da un progetto se, nella sua versione 2.0, prendesse slancio convincendo i mercati di Asia, Sud America e Stati Uniti a investire per acquistarne i diritti. Insomma, la Superlega è viva e lotta. Con qualunque mezzo necessario.

Fonte Repubblica.it

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