La Serie A del tempo perso, partite da 96 minuti ma si gioca la metà

ROMAEmpoli-Lazio 1-3, Genoa-Udinese 0-0. Due partite dello stesso campionato, la Serie A, giocate durante la stessa stagione, quella in corso. Eppure la prima è durata più del doppio dell’altra. Non c’è alcuna infrazione, si parla di tempo effettivo. Che è sempre meno. Senza interruzioni, attese Var e proteste, in Italia si gioca a calcio per cinquanta minuti e undici secondi. Poco più della metà di quanto passa dal via al fischio finale. Il primo tempo più l’extratime, come se la ripresa non esistesse. A riesumare il tema (o problema) del tempo effettivo dopo Milan-Udinese, durata 45’38”, è stato Stefano Pioli, che per i continui start&stop ha incolpato Matteo Marchetti. L’arbitro di Ostia in realtà si è inconsapevolmente allineato alla tendenza di giocare “effettivamente” sempre meno.

Calcio veloce e fisico, più interruzioni

Nelle 275 partite disputate finora in Serie A la durata media degli incontri è stata di 96 minuti e 37 secondi, ma il tempo effettivo è stato solo del 52%. Tra agosto 2019 e marzo 2021, secondo l’osservatorio Cies, in Italia si era giocato invece il 63,2% del tempo totale. Comunque più che in Francia (62,4), Inghilterra (62) e Spagna (59,3). Perché intensità e continuità non vanno a braccetto, anzi. “Oltre al Var e alle cinque sostituzioni – spiega Massimo Neri, preparatore atletico fidato di Capello, poi volato in Cina con Lippi – il gioco sempre più veloce e fisico produce scontri e falli, quindi più interruzioni. La Serie A non è la Champions, ma anche il nostro calcio si sta evolvendo. Chi cura la forma dei calciatori deve riflettere. Resistenza sempre, ma aumenterà il lavoro su velocità, reattività e forza esplosiva”.

Il tempo è un’arma

Chi punta sul possesso palla, gioca di più. In testa Lazio (quasi 55 minuti), Empoli (53), Inter (52), seguite da Atalanta, Juventus, Fiorentina e Napoli. Nel treno delle big l’ultima è proprio il Milan, che gioca, e fa giocare gli avversari, cinquanta minuti appena. È una classifica divisa in due, che rispecchia quella per punti: chi lotta per la salvezza è più abile a domare il cronometro. Non è un caso quindi che in Empoli-Lazio 1-3 si sia giocato più del doppio di Genoa Udinese 0-0: 63’21” effettivi contro 30’27”. Nelle prime giornate si è giocato meno della media. Il dato è salito fino alla fine del girone d’andata, poi il crollo quando i punti hanno iniziato a contare.

Ma ai giocatori lo stop fa bene

Anche il tempo è un’arma. Nel 2017 l’Ifab, l’organo che custodisce le regole del gioco, aveva pensato a due tempi da 30′ effettivi, come nel basket. Una proposta che non aveva trovato sponde se non quella di Marco Van Basten. Per i calciatori l’intermittenza è un vantaggio. “Un’attesa di due minuti non è che un bene per i muscoli. Rispetto all’era pre Var – prosegue Neri – ci sono tempi di recupero maggiori che permettono di affrontare lo sforzo ad alta intensità successivo con più efficacia. E non esiste un rischio raffreddamento delle fasce muscolari, lo si avrebbe solo se si giocasse con temperature di molti gradi inferiori allo zero”. Meno tempo, più strappi decisivi. Anche per questo Haaland e Mbappé sono il prototipo ideale dell’attaccante del futuro.

La Serie A del tempo perso, partite da 96 minuti ma si gioca la metàFonte Repubblica.it

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