La serie A a lezione di spelling. Da Kvaratskhelia a De Ketelaere, l’estate dei cognomi difficili

Chiamami col mio nome. No, ti supplico: col tuo nome no. Serie A, oggi lezione di spelling. Se l’essenziale è invisibile agli occhi come ci ha fatto sapere “Il Piccolo Principe”, invece l’indicibile è sotto gli occhi di tutti, ma proprio non ce la facciamo a dirlo come si deve. Per informazioni chiedere a Khvicha Kvaratskhelia, georgiano, 13 consonanti su cui arrampicarsi come sulla ferrata Schuster (sì, come la mezzala bionda della Germania Ovest anni 80) del Sassopiatto, con caschetto, scarponi adatti, cavo di sicurezza, moschettoni e imbragatura, bene attenti a non inciampare in qualche vocale sparsa a tradimento qua e là. E dunque, allacciate i cavi e non guardate in basso, il rischio è la vertigine. Il nome del neoacquisto del Napoli – Khvicha, suona in italiano come Quicia (sembra uno dei Teletubbies), mentre il cognome Kvaratskhelia come Quarazkelia. Facciamo Kvara, che è più semplice per tutti. Kvara e così sia.

De Ketelaere, si pronuncia così

In realtà sembra che i nostri club lo facciano apposta. Grande entusiasmo per il nuovo acquisto del Milan, Charles De Ketelaere, come scusa? E’ belga, la pronuncia giusta l’ha spiegata lui stesso in un video che sta girando in queste ore e che fa più o meno – ma ci sono versioni diverse – così: Ciarledekeitelare, da leggere tutto d’un fiato. Qualche settimana fa si era prestato al giochino anche il nuovo acquisto dell’Inter, l’armeno Henrikh Mkhitaryan, per comodità detto Miki (la pronuncia in armeno spinge molto sulla “h” aspirata e fa cadere l’accento sull’ultima “a”, mentre quella all’inglese è più piana: Michitàrian, accento sulla penultima “a”). Direte: si arrangino i telecronisti, sono affari loro. Va bene, però almeno si mettano d’accordo. Altro belga, altro giro di giostra. Saelemaekers, di nome Alexis (facile, su). E’ al Milan da due anni e ancora non abbiamo capito come bisogna scandire il suo nome. Seleme eccetera? No. Zaeleme? Self made makers? Nemmeno. Per i feticisti: si pronuncia Saller-makers, ma anche qui le versioni divergono: perché raddoppiare la elle se ce n’è una sola?

Il tutorial di Boniek per Piatek

Non deve essere bello sentirsi chiamare per tutta la vita con il nome sbagliato. Per informazioni chiedere all’olandese Dirk Kuyt che era in auge (in osho direbbe qualche telecronista) qualche anno fa e nessuno – ma proprio nessuno fuori dall’Olanda – ha mai pronunciato come si deve, cioè Caut. Se per Georginio (occhio c’è una “i” prima della “o” finale) Wijnaldum dopo un po’ ci si fa l’orecchio (Uainaldum), più complicate sono le cose quando ci si trova di fronte Bartlomiej Dragowski (pronuncia Drongovschi). A proposito di portieri: quello che ha il cognome-codice fiscale gioca nella Juventus e si pronuncia Scezni (registrato all’anagrafe come Wojciech Szczesny) ha transitato tra Atalanta e Genoa un altro indicibile, Lennart Czyborra, la cui pronuncia ha fatto arrossire svariate educande. Siamo tutti d’accordo che Stefan De Vrij si dice De Fri ma su Krzysztof Piatek ci siamo accapigliati come membri dell’Accademia della Crusca, finché non è arrivato Zbigniew (eh, appunto: meglio Zibì) Boniek con una specie di tutorial sui social spiegando che si pronunciava Piontek.

Napoli, come pronunciare il cognome “impossibile” del nuovo acquisto georgiano? Ecco il suo tutorial

La serie A a lezione di spelling. Da Kvaratskhelia a De Ketelaere, l'estate dei cognomi difficili

Causio e l’accento sulla “u”

E allora: se leggete che la vostra squadra del cuore è interessata a Artur Jedrzejczyk (polacco, 34 anni, ma tranquilli: si sta ritirando) fate una petizione e opponetevi all’inutile spargimento di vocali. Però, a ripensarci: persino con i nomi italiani siamo andati in difficoltà. L’attaccante che negli Anni 70 esultava col pugno chiuso, Paolo Sollier, per anni si è sentito chiamare Solliè, alla francese; così come Franco Causio ad inizio carriera – nei servizi di 90° Minuto – è stato Caùsio, con un imprevedibile accento sulla “u”. Poi, ok, in tivù ci sono gli arrampicatori vocali che su Ciprian Tatarusau fanno i volteggi come Simone Biles e si intuisce – noi in divano, loro al microfono – che sfiorano inenarrabili orgasmi pronunciando “Shi-pri-an Ta-ta-ru-sha-nu”, con le vocali addolcite come Winnie Pooh quando parla con la bocca impastata di miele. Ma non stupiamoci, vagano per l’etere pattuglie indomite di telecronisti, bordocampisti e piazzisti vari che sfarfallano pronunciando “Stedium” invece di Stadium, virando sull’inglese – vuoi mettere? – e ignorando che è latino, sì, quella materia che si insegnava a scuola una vita (vaita?) fa.

La serie A a lezione di spelling. Da Kvaratskhelia a De Ketelaere, l'estate dei cognomi difficiliFonte Repubblica.it

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