La seconda crisi di Allegri. Ma nel 2015 era un’altra storia

Sei anni fa la seconda Juventus di Allegri, reduce da uno scudetto accompagnato dalla finale di Champions col Barcellona, perse dal Sassuolo alla decima — come oggi — scivolando nella parte destra della classifica: undicesimo posto, a 11 punti dalla Roma capolista. Alla fine quella Juve, che in estate aveva rivoluzionato la rosa lasciando andare Pirlo, Vidal e Tevez, rivinse il campionato con 9 punti di margine sul Napoli: gli uomini chiave della rimonta furono Dybala e Pogba, col fattivo contributo di Mandzukic e Morata davanti, Cuadrado, Alex Sandro, Marchisio e Khedira in mezzo e ovviamente della difesa BBBC. Il fatto che sei anni dopo gli uomini ai quali affidarsi siano più o meno gli stessi (ma senza Pogba e il resto del centrocampo) disegna il momento difficile anche meglio della classifica, che è meno tragica nella posizione — settimo posto — ma peggiore nel distacco: 13 punti dal Milan, e stasera sapremo se anche dal Napoli. Una voragine, e le rivali di oggi sono superiori a quelle del 2015.
Con questo turno infrasettimanale il campionato diventa adulto, dieci partite sono un quarto del tragitto, una misura che comincia ad appianare le differenze di calendario fotografando più fedelmente le forze in campo. La Juve ha fatto poco più della metà dei punti di chi guida le danze perché Locatelli non basta a ristrutturare un centrocampo ormai fatiscente. Rabiot è invisibile (ma era a posto?), McKennie non ha nemmeno la prontezza di spirito di alzare un braccio a intercettare la spettacolare giocata di Berardi per Lopez del 95’ (si sarebbe preso un cartellino rosso, ma salvando almeno il pari), Cuadrado non riesce a godersi un turno di riposo senza venire richiamato in fretta e furia perché senza di lui non c’è spinta. Le serpentine di Dybala sono la speranza oggi come allora, ma al momento non gli fanno da sponda né il lunatico Morata né Chiesa, che a furia di cercare la posizione giusta deve avere la testa confusa come un nido di vespe.

Allegri è orgoglioso profeta della semplicità, ma non sembrano giovare alla causa le contorsioni dialettiche fra gare da vincere e non da giocare, o formazioni pensate per vincere i campionati e non le partite. Il fatto di aver aperto per la seconda volta in sei anni una crisi profonda all’interno del mondo Juve — siamo a cinque punti meno di Pirlo — fa giustizia delle molte scemenze dette nel tempo sul conto del Sassuolo. L’eredità di De Zerbi non era facile da maneggiare, ma la scherma agile e leggera di Alessio Dionisi comincia a portare punti, oltre che consensi. Ricorda un altro giovane allenatore che al primo anno di A vinse in casa della Juve con una prestazione grande e coraggiosa: era il 2009, la squadra era il Cagliari, quel tecnico si chiamava Massimiliano Allegri.

La Juve ieri è stata l’unica a fallire la risposta al Milan. Il resto del gruppo avanza compatto, in un panorama che dopo le brillantezze di fine estate sta perdendo creatività in favore di muscoli e robustezza. Le partite non sono più belle, ma intense: guerre di trincea anziché scontri in campo aperto. Inter e Roma si fanno largo con i gol dei difensori, l’Atalanta lucra sulla catena di gioco Zappacosta-Zapata — vale la sigla doppio zero di James Bond — la Lazio si gode l’oscillazione positiva del pendolo, e spera ovviamente di fermarlo qui. Simone Inzaghi ha dato a Empoli dimostrazione di buon controllo della rosa. Il fatto che a segnare siano stati D’Ambrosio e Di Marco, due premiati dal turnover, può essere un caso; la buona prova generale dei ricambi no, e segna un passo avanti rispetto ai dubbi aperti domenica dalla sciocchezza di Dumfries. L’Inter non finisce con la formazione titolare. Questo semmai è il problema della Roma, cui Mourinho, nel disperato frangente del vantaggio cagliaritano (e del raddoppio sfiorato), ha reagito facendo debuttare un attaccante della Primavera, il 18enne ghanese Felix Afena-Gyan, che se l’è cavata bene. Mourinho resta lucidissimo, sa quando è il momento di bluffare, quando tocca fingere di alzarsi dal tavolo, e soprattutto come chiedere un cambio di carte. Fonte Repubblica.it

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