La rivincita di Inzaghi, fa meglio di Mou e Conte: ma ora serve sempre l’Inter del Camp Nou

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Spalletti e Conte. E andando più indietro, anche Mourinho. Al Camp Nou prima di Simone Inzaghi in Champions League avevano perso tutti, pur con esiti molto diversi, visto che l’1-0 del 2010 portó una finale. Questa volta è andata diversamente. L’Inter ha sfiorato l’impresa di sbancare lo stadio più polemico d’Europa, trovando quela vittoria in casa blaugrana che ai nerazzurri manca dal 1970 in Coppa delle Fiere. Ma il 3-3 di ieri sera è un mezzo trionfo. Lo sanno bene i tifosi del Barcellona, che ieri lasciavano lo stadio alla spicciolata cantando “Uefa mafia”, non si capisce perché: mancava semmai un rosso a Dembélé per l’entrataccia su Dumfries. Lo sanno anche gli interisti, pienamente padroni del proprio destino, a cui per volare agli ottavi di finale basta battere il Viktoria Plzen a San Siro. Non una missione impossibile, visto il livello dei cechi, che finora hanno affrontato il girone Champions più da spettatori che da contendenti.

“A fine primo tempo ho detto ai ragazzi di stare tranquilli perché sapevamo di far male. Siamo vicini a passare il turno nel girone più difficile di tutta la Champions. Contro il Viktoria Plzen San Siro sarà pieno. Prima peró dobbiamo pensare a Salernitana e Fiorentina”, ha detto dopo la partita Inzaghi con la solita pacatezza. A differenza di Conte, Inzaghi non ama la retorica gladiatoria nelle dichiarazioni. Peró è più bravo a giocare le grandi partite. Prima di ieri, a dimostrarlo c’erano le finali vinte contro la Juve (tanto alla guida della Lazio quanto dell’Inter) e la gara capolavoro contro il Liverpool a Anfield, prima storica vittoria nerazzurra in quel tempio del calcio.

Al Camp Nou Inzaghi è riuscito anche dove di solito i detrattori lo accusano di fallire. A partire dai cambi. Per quanto tatticamente irrituale, l’inserimento di Gosens per Calhanoglu ha portato il gol del 3-2. E l’inserimento di Bellanova per Dzeko, stremato, è un atto di saggezza: “Ho due attaccanti”, ha ricordato Inzaghi che, come Conte prima di lui, ha dovuto giocare al Camp Nou senza Lukaku. Ma con esiti diversi. Dzeko e Lautaro, strepitoso ieri, gli servono in forma domenica a San Siro, contro la Salernitana, reduce dalla vittoria contro il Verona e vogliosa di restare agganciata al centro della classifica. Perché questo deve fare Inzaghi d’ora in poi: giocare tutte le partite come se dall’altra parte del campo ci fosse il Barcellona, e tutto intorno il Camp Nou che ulula.

Fonte Repubblica.it

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