La resa di Laporta: “Nessuno è più importante del Barcellona, neanche Messi”

“Tristezza e disillusione”. Joan Laporta non ha potuto né voluto dare “false speranze” al popolo blaugrana: “Da oggi comincia una nuova era, l’era post Messi“. L’espressione e, più in generale, la messa in scena non era quella di sempre. Con quello sguardo un po’ così – le emozioni, sebbene trattenute, non sono riuscite a mascherare completamente la frustrazione di non avercela fatta – il presidente del Barcellona ha scelto ogni parola con cura, ha avuto la premura di assicurarsi che il colpo che stava inferendo al popolo culé non fosse più doloroso del necessario: “Non mi piace puntare il dito e parlare di colpevoli. Tuttavia, non posso fare a meno di sottolineare che ci troviamo in questa situazione a causa dell’eredità nefasta che ci hanno lasciato le precedenti gestioni”. A dare la sensazione di eccezionalità anche l’incerta cravatta e il ciuffo che, ieri mattina, è sembrato improvvisamente più bianco. Proprio come vuole la leggenda. Laporta non è salito sul patibolo come Tommaso Moro, eppure era chiaro che non si sentisse affatto a proprio agio davanti al microfono. E questo è ancora più raro, in lui, di un nodo non impeccabile.

“Dalla Liga un dietrofront imprevisto”

E, del resto, l’attuale situazione finanziaria del Barça è molto più drammatica di quanto anche lo stesso Laporta potesse immaginare: “Prima di conoscere a fondo lo stato delle cose eravamo moderatamente ottimisti. Tuttavia, i numeri che avevano presentato non si sono rivelati reali e il deficit totale è doppio rispetto a quello che avevamo messo in conto. Solo nell’ultima stagione abbiamo perso 487 milioni di euro”. E dire che rispetto all’anno scorso, al famoso burofax attraverso il quale il fuoriclasse argentino aveva comunicato al club la sua intenzione di andare via, oggi “Messi ha fatto di tutto per restare. Voleva rimanere e noi volevamo che rimanesse. Ha fatto tutto quello che gli si poteva chiedere”. Ma non è stato sufficiente, anche perché il Barça non ha ceduto all’ultimo ricatto della Liga: “Non mi piace definirlo così, ma è vero che fino a qualche giorno fa ci hanno fatto credere che la formula che avevamo trovato per il nuovo contratto di Leo (spalmare l’ingaggio di due anni nel prossimo quinquennio, ndr) potesse incastrarsi nel fair play finanziario imposto dalla Liga. Ed è per questa ragione che manifestavamo in pubblico il nostro ottimismo. E invece, due giorni fa, ci hanno fatto sapere che analizzando meglio la questione si erano resi conto che bisognava ancora limare qualche dettaglio e che tutto si sarebbe risolto se avessimo accettato l’accordo con il fondo Cvc“. Ed è proprio qui che entra in scena Javier Tebas e la sua guerra senza quartiere alla Superliga. La tempistica dell’annuncio dell’accordo non lascia dubbio alcuno, ma l’effetto generato non è stato quello desiderato.

“Nessuno è più importante del Barça, neanche Messi”

Il presidente della Liga sperava che l’iniezione di capitale sarebbe stata accolta con enorme piacere da un club sul lastrico. Ma si sbagliava. E pure di grosso: “L’unico modo di rientrare nel tetto salariale imposto dalla Liga era quello di accettare quest’accordo. Ma nessuno, nemmeno Leo Messi, è più importante del Barcellona e la proposta della Liga è un’operazione che non ci convince affatto perché ci chiede di ipotecare una parte importante dei nostri diritti televisivi per mezzo secolo e, per di più, per ragioni che non ho ancora capito, ci offrono un prezzo pari a un terzo del valore reale. Non è accettabile”. Affermazione che ha provocato la reazione immediata di Tebas su Twitter: “Ciao Joan Laporta, sai che l’operazione di Cvc non ipoteca i diritti televisivi del Barça nei prossimi 50 anni, ma provoca che gli stessi abbiano più valore per tutti i club e, allo stesso tempo, ti permette di ipotecarti con le tue banche e risolvere il grande debito. La pensavi così qualche ora fa”.

“Non ipotecheremo il club”

Ed è proprio quest’ultima frase di Tebas a generare qualche dubbio sulla versione fornita dal presidente blaugrana. Un po’ come se Laporta avesse cambiato idea sul fondo Cvc dopo averne parlato con qualcuno. E la verità è che, prima di quello culé, l’unico club a essersi schierato apertamente contro l’operazione è stato il Real Madrid di Florentino Pérez. Ed è per questa ragione che ‘Jan’ ci ha tenuto a sottolineare che “anche accettando i soldi del fondo non saremmo rientrati nel tetto salariale della Liga”, contraddicendo però quanto affermato poco prima: “Ci hanno detto che avremmo potuto iscrivere Messi, ma a una condizione…”. Questo combacia alla perfezione con quanto affermato dallo stesso Laporta durante la conferenza stampa: “So per certo che la Liga avrebbe voluto che Leo Messi fosse rimasto”. Questo per dire che Tebas “l’inflessibile” sarebbe stato più aperto di vedute se i blaugrana avessero detto sì al fondo Cvc – e di conseguenza seppellito la Superlega – e, assieme a lui, anche quei club che “hanno fatto pressing sulla lega affinché fossero rispettate le regole del fair play finanziario. Ma è normale che sia così. È una situazione che conoscevamo e che a causa della nefasta gestione precedente non siamo riusciti a ribaltare. Anche senza l’ingaggio di Messi, del resto, continuiamo a sforare il tetto salariale. Non c’è margine e non sono disposto a ipotecare il futuro del club per nessuno, perché il Barça e i suoi 122 anni di storia sono più importanti di tutto e tutti. Credo che la decisione che abbiamo preso sia la migliore per il bene del club”.

“Possiamo vincere anche senza Leo”

A questo punto il passo successivo implica uno sforzo da parte di tutti: “Ho chiesto ai capitani leadership e impegno. Dobbiamo essere più motivati che mai. Leo ha fatto la storia del nostro club, ma c’è un prima e un dopo a tutto e, sebbene la speranza fosse che il post Messi potesse cominciare tra due anni, siamo chiamati sin da subito a dimostrare al mondo che possiamo continuare a vincere anche senza calciatori della qualità di Leo”. Parole definitive che, almeno apparentemente, chiudono ogni discorso: “Non ci sentiamo colpevoli perché avevamo detto che avremmo fatto tutto il possibile tenendo conto delle possibilità della società. Siamo arrivati a un accordo, ma non possiamo formalizzarlo a causa della situazione del club. E non mi sento di vendere false speranze ipotizzando che la Liga possa cambiare idea perché, in questo momento, non è realistico pensarlo”. Eppure mancano ancora 25 giorni alla chiusura del mercato. Anche per questo, però, Laporta aveva una risposta pronta, cosciente delle inquietudini che tormenteranno i tifosi culé nelle prossime settimane: “L’inizio della Liga è imminente e Leo ha molte offerte ed è giusto che abbia il tempo di prenderle in considerazione”. Ciononostante, all’ombra del Camp Nou c’è chi non perde la speranza di ricevere nelle prossime ore una notizia imprevista, proprio come quella arrivata ieri e che ha ribaltato ogni certezza: “Anche a me piace sognare, ma in questo momento dobbiamo vivere di realtà…”.

Fonte Repubblica.it

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