La primavera di Lautaro: il risveglio dell’Inter passa per i suoi gol

La primavera di Lautaro: il risveglio dell'Inter passa per i suoi gol

MILANO. In natura il toro non va in letargo, all’Inter sì. Da fine dicembre a inizio marzo Lautaro Martinez non ha segnato una rete. Poi ne ha fatte tre, tutte insieme, contro la Salernitana. Quattro giorni dopo ha sfondato la porta ad Anfield, con un destro che ha impresso al pallone una traiettoria da Super Tele in spiaggia, portando ai nerazzurri la prima storica vittoria nella tana dei Reds. Poi è tornato a pisolare, non era ancora il momento del risveglio di primavera. Dal gol che ha steso il Liverpool a quello che ha blindato il risultato contro lo Spezia in campionato è passato un mese abbondante. Ora però, come tutte le bestie letargiche, dopo avere riaperto gli occhi è in moto frenetico. Lo suggeriva lo sguardo predatorio, che di bovino non aveva nulla, con cui è sceso in campo nel derby. Lo hanno confermato i primi secondi di gioco in cui, famelico, ha rincorso tutto quello che si muoveva, davanti alla sua area e in quella avversaria. Poi la zampata ferina, al volo, che ha trasformato una bella palla di Darmian nell’assist di un 1-0 che vale tutta l’attesa del mondo. 

L’Inter lo ha sempre aspettato. Lui invece l’attesa la sopporta a fatica. “Quando non segno non sto bene. A darmi equilibrio è mia moglie Agustina”, ha raccontato qualche tempo fa, descrivendo tanto lo stato d’animo degli attaccanti nei periodi no, quanto la condizione di tanti calciatori, padri giovani, emotivamente dipendenti da donne capaci di mitigare gioie estreme ed estreme delusioni. E dopo la partita è tornato a ringraziare la sua famiglia: “Sono contento per i miei genitori che sono venuti qui dall’Argentina, ringrazio anche i tifosi: alcune parole mi hanno fatto male, ma ho sempre lottato per questa maglia”. 

“Mi preoccuperei se non ci fossero occasioni. Si sbloccherà. Periodi così sono capitati anche a mio fratello Pippo”, lo aveva rassicurato in tv Simone Inzaghi, che insieme a Immobile è il miglior marcatore nelle coppe europee nella storia laziale, ma che da giocatore non è stato immune ai periodi di blackout. Lo ha atteso e ha fatto bene. Gli ha preferito Correa dall’inizio nell’ultima trasferta ligure, e così gli ha dato la scossa. Era sicuro, il suo allenatore, che Lautaro avrebbe ritrovato quell’istinto che lo ha portato a sfiorare da sotto il pallone servito proprio dal suo amico Joaquin, con cui l’intesa è totale, nell’unico istante in cui era giusto farlo, di modo da poterlo poi ammirare mentre scivolava in rete alle spalle di Maignan. Il 2-0 è arrivato così. 

Nelle sette partite che restano da giocare all’Inter in questa stagione, le sei di campionato più la finale di Coppa Italia, Lautaro potrà portare a termine l’ultima missione: dimostrare di sapere dialogare con qualsiasi compagno d’attacco. Con Romelu Lukaku la sintonia era totale. “A Lauti non dovevi dire niente”, ha raccontato con occhio languido il pentito panchinaro del Chelsea ricordando i bei giorni nerazzurri. Con Edin Dzeko per Lautaro le cose sono un po’ più complicate. Dire che la coppia non funziona sarebbe ingeneroso, in due hanno fatto 28 gol solo in campionato, 15 li ha segnati l’argentino. E comunque se non sapranno trovare l’alchimia totale potranno alternarsi, come ieri sera: una pacca sulle spalle, esce uno, entra l’altro. Va bene anche così.

Fonte Repubblica.it

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