La prima sfida di Todd Boehly: tenere al Chelsea Jorginho, Kanté e Lukaku

La prima sfida di Todd Boehly: tenere al Chelsea Jorginho, Kanté e Lukaku

LONDRA – “Vieni nella curva Shed e noi ti accoglieremo”. Detto fatto. Come il coro principe dei tifosi del Chelsea “Blue is the colour”, il nuovo patron Todd Boehly due notti fa, mentre alle 1.50 veniva vergata l’ultima firma sui contratti, si è presentato allo Stamford Bridge di Londra. Jeans, felpa con cappuccio, scarpe da ginnastica, ed è subito foto fuori dallo stadio con alcuni tifosi. Dopo l’esordio nel 2-2 contro il Wolverhampton, sabato sarà anche a Wembley a sostenere la sua nuova squadra, il Chelsea, contro il Liverpool in finale di FA Cup. Il primo possibile trofeo a una settimana dall’acquisto del club di West London, tra i più ricchi e clamorosi dello sport. Per dire così l’ultimo addio all’era Roman Abramovich, 19 anni e 21 trofei dopo, tra cui due Champions League.

Abramovich conferma le promesse

L’oligarca russo, da sempre vicino a Putin e oggi defenestrato da Londra, ha smentito tutte le voci sulle “promesse rimangiate”: i proventi della vendita di 2,4 miliardi di euro sono confermati alle vittime della guerra in Ucraina e Abramovich non pretenderà i circa 2 miliardi di crediti che vantava dal club. Manca ancora l’avallo (scontato) della Premier League e del (favorevole) governo britannico, ma l’operazione di Boehly da 5 miliardi totali è oramai conclusa. 

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Non il ‘solito’ americano gelido

Cosa ne sarà del Chelsea? Lui, imprenditore, investitore, filantropo, età ufficiosa 46 anni e oltre 5 miliardi di patrimonio netto, sposato con Katie Boehly, tre figli, fa capire ai suoi che non sarà un altro, gelido padrone americano. Vedi i Glazers allo United o i Kroenke dell’Arsenal, criticati dai tifosi dopo il golpe flop della Superlega. No, Boehly promette zero dividendi per i dirigenti, e sì invece a investimenti per circa 2 miliardi, il vecchio Stamford Bridge rinnovato (come, non si sa), un impegno a non sbarazzarsi del Chelsea per i prossimi dieci anni. E l’eccellente direttrice sportiva Marina Granovskaia, la “zarina” fedelissima di Abramovich, potrebbe rimanere.

Primo vero palcoscenico all’estero

Come dire: state sereni, tifosi dei blues. Del resto, il suo motto è “per virtù, non per forza” e Boehly questa squadra la voleva già nel 2019, quando Abramovich gli sbarrò la strada. Ma l’americano è un ex atleta di lotta, molto ambizioso, anche stavolta ha sconfitto tutti i rivali, Sir Jim Ratcliffe di Ineos, Stephen Pagliuca dell’Atalanta e la cordata di Lewis Hamilton e Serena Williams. Questo è il suo primo vero palcoscenico all’estero, dopo aver creduto nella squadra di baseball dei Los Angeles Dodgers, nettamente migliorati sotto la sua guida societaria, e investito nel 27% dei Lakers di basket, sebbene le sue fortune originarie le debba a Guggenheim Partners e poi soprattutto alla holding Eldridge Industries. Stavolta, a sostenerlo, ci sono l’86enne miliardario svizzero Hansjörg Wyss, il fondo di investimenti americano Clearlake Capital, l’altro co-presidente dei Dodgers Mark Walter, e l’imprenditore britannico Jonathan Goldenstein, ceo di Cain International. 

Jorginho, Kanté e Lukaku le prime sfide

Certo, molti calciatori andranno via in ogni caso. Rudiger ha scelto il Real Madrid, mentre un altro parametro zero come Christensen il Barcellona, che vuole anche il capitano del Chelsea, lo spagnolo Azpilicueta. Jorginho invece ha il contratto in scadenza tra un anno, lo stesso un altro pilastro come Kanté, e Mason Mount tra due. Il Chelsea proverà a rinnovarli tutti il prima possibile. Diversa la questione Lukaku. L’attaccante belga, pagato 120 milioni all’Inter l’estate scorsa, è un separato in casa nel Chelsea. Con Thomas Tuchel non si è mai preso, né tatticamente, né umanamente. Ieri però, dopo mesi disastrosi, ha segnato una doppietta. Qualcosa è cambiato?

Fonte Repubblica.it

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