La nuova vita di Messi in tour: a Reims è accolto come un re

REIMS – Differenze tra la Francia e l’Italia, ma anche tra Messi e Ronaldo e i sentimenti che suscitano: quando Leo ha finalmente esordito in Ligue 1, rimpiazzando Neymar al 66’ di una partita già decisa (2-0 era, 2-0 finirà), ognuno dei 20.525 spettatori dello stipatissimo stadio Auguste Delaune di Reims, dove settant’anni fa s’esibivano fuoriclasse come Kopa e Fontaine, s’è alzato ad applaudire e poi a scandire il nome dell’argentino. Tutti, inclusi gli ultrà di casa, che certo non provano simpatia per i ricchi parvenu della capitale, loro che invece tengono vive lontane romantiche storie di provincia. Il fatto è che qui Messi è visto come una benedizione per tutti, avversari inclusi, e anche per questo c’erano giornali e televisioni di mezzo mondo a raccontare questi insignificanti e simbolici minuti nel suo nuovo calcio dove si corre a perdifiato e si mena senza andare per il sottile, anche se colui che ha marcato a uomo la Pulce per quella mezz’oretta, un marcantonio di nome Marshall Nyasha Munetsi, nazionale dello Zimbabwe, lo ha fatto con rispettosa circospezione, badando a non recare danno alla preziosa opera d’arte. E alla fine i primi ad andarlo a omaggiare sono stati i giocatori avversari. Il portiere Rajkovic, addirittura, gli ha piazzato in braccio il figlioletto e ha scattato loro una foto.
Questa è la città dello champagne (lo stadio s’affaccia su viale Taittinger). Per quanto ci riguarda, dove è nato il calcio champagne, come venne definito lo Stade de Reims che negli anni 50 ubriacare la Francia faceva: conquistò due finali di Coppa dei Campioni quando il Psg non esisteva ancora, nel 1956 e il 1959, e le perse entrambe con il Real Madrid che tra una e l’altra si comprò Kopa per 520 mila franchi (ai tempi, un’enormità). Florentino non fa nulla che Bernabeu non abbia già fatto. 
Ma Reims è anche la città della superba cattedrale gotica dove sono stati incoronati i re di Francia da Ugo Capeto a Carlo X fino a Leo I, questo sovrano col sorriso cui il Paese si è consegnata come mai a nessuno prima. Quindi ha un senso, un doppio senso, che Messi abbia cominciato qui la sua seconda vita qui, che sarà di grate adorazioni (una cosa diversa dall’amore, quello è rimasto in Catalogna). Ieri se n’è stato compostamente in panchina, senza mai scostarsi la mascherina del viso, prima di fare staffetta col suo amico Neymar, che ne ha battezzato il debutto con un fraterno abbraccio. Chi sta invece ancora ad aspettare è Donnarumma, omaggiato da un piccolo striscione (il suo cognome e sotto un tricolore) esposto nella tribuna opposta alla panchina sulla quale stava seduto. Un erroraccio di Navas stava per regalare il pareggio al Reims, poi annullato dal Var per un millimetrico fuorigioco, ma il portiere costaricano è un mammasantissima dello spogliatoio, dove è il punto di riferimento del nutritissimo e influente clan di quelli che parlano spagnolo. A Gigio non basterà imparare la lingua. Messi non ha fatto in tempo a sudare, anche per la temperatura già quasi autunnale di qui. Si è piazzato alle spalle di Mbappé e i due si sono cercati di continuo, chissà se per costruire un’intesa prevedendo che duri o se per godersi questi pochi scampoli assieme. Kylian ieri ha giocato da cima a fondo con serietà e allegria, con la sua classe sconfinata e due gol (uno di testa e uno di sinistro dopo una scavallata di Hakimi), senza tradire nessun disagio da possibile partente. Così come partente è Mauro Icardi, per salutare la Ligue 1 e ritrovare la Serie A, e dare sollievo ai tifosi della Juve.

Fonte Repubblica.it

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