La Juventus riscrive i bilanci dopo le inchieste di Consob e procura

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La Juventus riscrive i bilanci dopo le inchieste di Consob e procura

Un altro capitolo del contenzioso in atto tra la Juventus e la Consob dopo le criticità rilevate dall’organo di vigilanza sulla stesura dei bilanci. Il club bianconero, attraverso un comunicato stampa, ha fornito la  situazione economico-patrimoniale pro-forma sia per i rilievi della Consob sulle operazioni “incrociate” (le situazioni economico-patrimoniali pro-forma della Società per gli esercizi chiusi al 30 giugno 2020 e 2021, predisposte ai fini di ottemperare alla Delibera) sia per la Società (la situazione economico-patrimoniale pro-forma della Società per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2022, predisposta su base volontaria per completezza corredate dalle relative note esplicative). I Prospetti Pro-forma predisposti per rappresentare, sui dati storici degli esercizi in parola, gli effetti delle seguenti operazioni, che, ad avviso di Consob, risultano rappresentate nei bilanci interessati in modo non conforme alle norme che disciplinano la redazione dei bilanci stessi. Sono stati così riscritti i risultati economici degli ultimi tre esercizi (La società ha inoltre espresso il proprio punto di vista dopo i rilievi dell’autorità di vigilanza affermando di aver inviato in forma spontanea la documentazione richiesta per i bilanci sotto indagine da parte della Procura della Repubblica di Torino. Inoltre  è  stata posticipata l’assemblea  dei soci al  27 dicembre quando  sarà approvato il bilancio.

Le operazioni incrociate per la cessione e l’acquisto dei calciatori

Sotto la lente di ingrandimento la questione plusvalenze e le operazioni incrociate compiute con  altre società. Il club sostiene che “le c.d. operazioni “incrociate”, dal punto di vista contabile, rivestono i caratteri di cessioni, e acquisizioni, di beni immateriali in cambio di un corrispettivo integralmente in denaro; per questo l’Emittente, in linea con la consolidata prassi internazionale della football industry, e in modo coerente con la contabilizzazione di passate operazioni consimili, ha contabilizzato le stesse, sulla base del principio contabile che “specificamente si applica all’operazione”, ossia in base allo IAS 38, paragrafi 25 e ss. e (con riguardo ai proventi derivanti dalla cessione del controllo dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori), del paragrafo 113, relativo alle dismissioni”. Inoltre gli effetti, secondo la  Juventus, sarebbero sostanzialmente nulli sui  flussi di cassa e sull’indebitamento finanziario netto.

La manovra stipendi

Per quanto riguarda la prima manovra stipendi, la società mette in dubbio il fatto che “per effetto degli accordi intervenuti, il titolo giuridico per ottenere il pagamento fosse divenuto lo svolgimento di prestazioni sportive in esercizi futuri”. Inoltre la scelta fatta sugli  stipendi, sempre secondo il club bianconero, è stata compiuta considerando il lockdown e le restrizioni: “La sottoscrizione degli Accordi di Riduzione 2019/2020 è avvenuta nell’esercizio chiuso al 30 giugno 2020, allorquando il grave e imprevedibile verificarsi della pandemia, e i conseguenti provvedimenti restrittivi della libertà di circolazione, e quelli di sospensione delle competizioni sportive nazionali e internazionali emanati dalle Autorità di settore, avevano reso giuridicamente «impossibili» le prestazioni dei tesserati, con conseguente legittimità della mancata corresponsione dei compensi da parte di Juventus”. Inoltre “con riguardo alla Seconda Manovra, gli aumenti salariali di cui alle bozze di accordi di integrazione sarebbero stati accordati sulla base di contratti da stipulare in futuro, sul “presupposto” del, e quindi subordinatamente al, “progressivo allentamento delle misure di restrizione per la stagione 2021/2022” che in tale momento (aprile/maggio 2021) costituiva variabile di obiettiva incertezza, non essendo a tale data in essere ipotesi di riapertura degli stadi in Italia; anche in questo caso gli accordi di “loyalty bonus” avrebbero effettivamente remunerato non già prestazioni sportive rese dai calciatori prima del 30 giugno 2021, bensì prestazioni da rendere successivamente nell’esercizio susseguente, con la conseguenza che non sarebbe stata richiesta l’appostazione a bilancio d’una passività per costi che sarebbero stati di competenza di un esercizio futuro”.

Fonte Repubblica.it

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