La Juventus e la Champions maledetta. Ormai le cadute sono lontane dal traguardo

TORINO  Ancora, ancora, ancora, ancora. Quattro volte ancora. La prima volta, l’Ajax. La seconda, il Lione. La terza, il Porto. La quarta, il Villarreal. Da Allegri a Sarri ad Allegri, passando per Pirlo, la palla matta della Juve fa dei giri immensi e poi finisce sempre nella rete sbagliata. La Coppa maledetta è una colpa dei campioni, e anche di quelli che campioni non sono. In passato, almeno, la maledizione europea si manifestava in finale, adesso si cade chilometri e chilometri prima del traguardo. In passato, almeno, l’avversario era quasi sempre superiore: il Barcellona di Messi, il Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Ora si esce contro la riserva Gerard Moreno che si alza dalla panchina, segna il rigore e arrivederci. Una volta, almeno, i rigori erano fatali all’Old Trafford contro il Milan ed era, appunto, una finale.

In vantaggio quasi subito all’andata, poi raggiunti, poi respinti indietro, infine cacciati fuori sulla porta di casa. Come quando i bambini dell’altro cortile venivano a rubare i soldatini nel nostro. I ragazzi della via Pál juventina hanno sciabolette di legno e fionde con l’elastico molle. Eppure erano partiti bene, Vlahovic veniva respinto pure dalla faccia del portiere spagnolo. Illusione ottica, delusione solita.

Poi, certo, bisognerebbe capire perché una squadra che non vince la Champions da 25 anni dovesse essere favorita contro un’altra che si è presa l’Europa League dieci mesi fa. Infatti non lo era, per niente. Gli ululati impietosi del pubblico torinese contro la Juve sbattuta fuori a sberle in faccia, raccontano più del dolore di una sera, sono qualcosa di profondo, qualcosa che comincia quella volta contro l’Ajax, quando la Juve fece fare il gesto della mano a Cristiano, il segno della paura. E allora via Allegri e dentro Sarri, per finire ancora peggio contro il modesto Lione. Orrore, sventura, mai più. Qui ci vuole un’idea geniale, qui ci vuole Andrea Pirlo. Gettato allo sbaraglio, povero lui e povera Juventus. Risultato: Ronaldo si sposta dalla barriera, forse temendo di sporcarsi il suo bel faccino con una pallonata, e il Porto va dove merita di andare, cioè nei quarti di finale. Può essere un destino? Durerà in eterno? Ma no, torna Allegri e il vento fa il suo giro. Allegri in finale ci arriva, no?

Tutto è arrotolato, nei cent’anni di smarritudine bianconera. Ecco di nuovo un avversario “abbordabile” negli ottavi, ecco un sorteggio tutto sommato benevolo o almeno non carogna. Perduto lo scudetto già in autunno, la Juve può pensare solo a risolvere il giallo, ad affondare il sottomarino. Ma non va proprio a finire così. E non è stata una brutta prestazione, è stato un orrendo epilogo dopo le tante occasioni del primo tempo e il lento svuotamento nel secondo, quando il rigore del Villarreal ha fatto cadere tutti i ponti, ha sgretolato la diga e l’ottimismo. La Juventus ha perso prima sé stessa, poi il filo del gioco, infine la partita.

Ma tutto era iniziato molto prima. Perché è stato soltanto il crudele quarto tempo della stessa gara contro olandesi, francesi, portoghesi e spagnoli, un atlante del calcio che non ha più bisogno delle grandi capitali, dei memorabili stadi, dei formidabili campioni per liberarsi della Juve. Bastano e avanzano giocatori normali, giusto un po’ più rapidi e un po’ più tecnici, dentro un calcio sempre più omologato, terra dei molti uguali e dei pochi davvero bravi. Un mondo che manda a casa Messi, Ronaldo e Rugani come se fossero la stessa cosa, e in parte lo sono. Grandi e piccini vivono di medietà, e ci rimettono un sacco di soldi. Per questo s’inventano la Super League.

La Juventus e la Champions maledetta. Ormai le cadute sono lontane dal traguardoFonte Repubblica.it

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