La grande sfida dell’Atalanta. Fare la storia senza Ilicic, il mago d’Europa

LIPSIA – Poco più di due anni fa, marzo 2020, nell’Atalanta c’era un campione da nomination al Pallone d’oro, che segnava quattro gol al Valencia negli ottavi di finale di Champions, uno più bello dell’altro: Josip Ilicic, il gigante dinoccolato di 1,90 che sa fare sedere gli avversari con una veronica da torero e col piede prensile sa squassare le porte, una carezza in un pugno. Ma era prima della pandemia, dello spietato riaffiorare dei ricordi: l’infanzia slovena senza il padre scomparso quando lui aveva pochi mesi, in fuga dalla Bosnia invasa, poi le bare di Bergamo, che ora sono diventate materia per l’orrido dileggio regionale sul web.

Quello che è successo durante il lockdown – “la testa è una giungla”, ha riassunto con rispetto Gasperini, mentre le asettiche statistiche archiviano le assenze alla voce “sindrome da burnout”, esaurimento, stress e ansia ingovernabili per la mente e per il fisico – sta scritto nella lista della squadra per l’Europa League, di cui a Lipsia va in scena l’andata dei quarti di finale. Tra gli attaccanti ci sono il giovane romeno Mihaila e il funambolo Boga,  rinforzo di gennaio, non il gigante fragile. Ilicic è tornato ad allenarsi e tornerà in campo magari prima di fine stagione. Ma intanto rimane l’ovvio e non rimediabile rimpianto, sussurrato sabato scorso dal suo allenatore dopo la sconfitta col Napoli: “Non è facile fare a meno di certi giocatori. Non è poco”.

Non è poco, però l’Atalanta ci si è abituata suo malgrado e ha continuato a fare la storia, sua e di tutti i  club di provincia, che l’hanno eletta a modello. A Lipsia insegue la semifinale di Europa League, come nel 1988 col Malines in Coppa delle Coppe. Nel frattempo Ilicic, che lo scorso gennaio ha compiuto 34 anni, non è sempre rimasto a guardare. È tornato e ha rigiocato e ha pure segnato e poi si è rifermato e poi da gennaio è tornato ad allenarsi a Zingonia. Da una decina di giorni lo fa insieme ai compagni di squadra, ma non è ancora la stessa cosa. Così l’ultimo intoppo, un leggero infortunio muscolare prima della partenza della squadra per la Germania, si è trasformato per apparente paradosso in segno di speranza. Oggi “non è proponibile” parlare di Ilicic titolare in campionato, ha spiegato Gasperini quando ha messo piede a Lipsia, e nell’aggettivo c’è appunto la speranza che la fase più difficile sia passata, perché se uno s’infortuna significa che sta facendo sul serio. Se la questione diventa tecnica e non più psicologica, è già un bel progresso.

Poi certo, se la questione diventa tecnica, scatta il rimpianto, soprattutto in Europa. Si rimpiange Ilicic perché faceva vincere le partite, mica per commiserarlo. La galleria è lunga. Quella volta che il suo ingresso ribaltò il risultato contro il Napoli. Quella volta dei due gol in casa del Dortmund, in Europa League. Quella volta che col Bologna chiuse la partita in nove minuti appena, due fulmini, sinistro e destro, e l’assist ad Hateboer per il terzo gol. Quella volta che raccontò di come, a 31 anni, si sentiva nel momento magico della sua carriera, perché il peggio sembrava passato e il peggio per lui era stato il ricovero in ospedale per un’infezione ai linfonodi, incubo scacciato con una tripletta al Chievo. Quella volta che a ogni azione mandava in porta Zapata, a Lecce. Quella volta dello spartiacque, i quattro gol di Valencia prima del lockdown.

Poi i frammenti da appiccicare, quasi un puzzle della memoria. Quella volta del gol al Liverpool ad Anfield, pagina storica per l’Atalanta, novembre 2020, con l’illusione di essere tornato come prima. Quella volta del rigore della vittoria a Firenze, aprile 2021. Quella volta del gol allo United, nel 2-2 del novembre 2021, l’illusione aveva ormai fatto spazio al realismo. Tutti hanno dovuto imparare la frase del disincanto: lo aspettiamo. È vero, però l’Atalanta si è dovuta abituare all’assenza. Col Lipsia Gasperini è tentato di cercare altrove, anche in altre zone del campo, “un crack”. Il giovane Giorgio Scalvini, 18 anni, nato a Chiari in provincia di Brescia, di mestiere fa il difensore, anche se ha piedi da centrocampista. Non ha ancora giocato nelle coppe europee, ma ha una presenza nell’Under 21 azzurra di Nicolato e ne ha già 11 in Serie A. È alto 1,94. Bisogna scovare nuovi giganti. Anche se non potrà mai essere la stessa cosa.

La grande sfida dell'Atalanta. Fare la storia senza Ilicic, il mago d'EuropaFonte Repubblica.it

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