La furia agonistica di Spalletti e i giocatori recuperati da Pioli

Fra le situazioni rivelatrici della vera voglia di vincere di una squadra, la reazione a un calcio di rigore ribattuto è una delle più indicative. Ieri Insigne si è visto respingere da Dragowski l’esecuzione del potenziale 1-1, ma il naturale attimo di delusione non gli ha fatto perdere il vantaggio di posizione sugli avversari. Il portiere della Fiorentina, però, è stato più bravo di lui una seconda volta, mettendogli la mano davanti a deviare il colpo di testa in tuffo. La palla è sfilata in diagonale verso destra, dove i più rapidi a guadagnare la posizione erano stati Di Lorenzo – ma ancora troppo centrale – e il più defilato Lozano. Malgrado la porta fosse a quel punto ormai socchiusa, il destro sapiente del messicano non ha tremato: il Napoli ha così raggiunto il pareggio, dopo aver portato tre uomini davanti a Dragowski prima di qualsiasi viola. Una furia agonistica superiore, quella del Napoli; una determinazione a fare tutto ciò che è necessario per vincere, compreso l’uso dell’astuzia in occasione del 2-1, una punizione-trappola studiata guardando il Borussia Dortmund ma che ha una chiara ispirazione nel corner di Alexander-Arnold in Liverpool-Barça del 2019. Pure prove d’intelligenza. 

Dopo le sconfitte subite ieri da Paris St. Germain e Benfica, il Napoli è una delle ultime due capoliste europee a punteggio pieno: l’altra è il Salisburgo, che però compete in un torneo privo di reale concorrenza. La Fiorentina, che resta protagonista di una partenza brillante, ha perso contro le tre “sorelle” affrontate: Roma, Inter e Napoli. Spalletti invece ha passato un altro test di non banale difficoltà, con una partita di gestione più che di comando, arrivando in cima alla seconda pausa di campionato e potendosi pure permettere il lusso di un sigaro in tranquillità. Se guarda in basso per fare il punto della situazione, scoprirà di aver dato un discreto scrollone alla classifica: ben sgranate alle sue spalle inseguono le milanesi e la Roma, mentre le tre “sorelle” attardate distano ormai dieci punti. Certo, la Juventus ha trovato un ritmo di corsa che ha arrestato l’emorragia prima che diventasse definitiva, e ricordando alcuni precedenti è naturale immaginarla in scia anche da così lontano. Ma se il campionato fosse uno slalom, al primo tempo intermedio il Napoli sarebbe in testa e assai lanciato. 

Le vittime del turno numero sette sono state la Lazio, che ha mancato la conferma del derby pagando il voto di fiducia dei giocatori del Bologna a Mihajlovic (e le rare assenze di Immobile riaprono il dolente dossier Muriqi), e l’Atalanta. Gasperini ha cominciato a perdere lo scontro diretto col Milan dopo soli 28 secondi, quando la fulminea verticale Hernandez-Calabria ha bucato la sua difesa come un palloncino. Ne è nata un’altra partita splendida e infinita, che il Milan ha interpretato con la stessa, proverbiale intensità dei rivali, e pure questa è voglia di vincere (lo scudetto). 

Dopo aver pianto tutta l’estate per le partenze di Lukaku, Ronaldo, Donnarumma e altre star, oggi possiamo dire che nuovi campioni si stanno facendo largo – Osimhen su tutti, poi Abraham – e che certi vuoti iniziano a riempirsi: ma se Chiesa promette di prendersi in carico un bel po’ dei gol orfani di CR7 e Dzeko sta facendo il suo dovere per surrogare Lukaku, il Milan al momento ha qualcosa di più. Non solo Maignan è un ottimo rimpiazzo di Donnarumma, ma Pioli sta facendo emergere alcuni giocatori clamorosamente migliorati rispetto a pochi mesi fa: Tonali, Diaz e Leao sono i più evidenti, ma è salito di livello pure Rebic, prezioso fin qui per ammortizzare l’unica scelta sulla quale restiamo perplessi, il doppio centravanti anziano. 

Riflessione finale dedicata a Joe Barone, il dirigente della Fiorentina che oltre a scusarsi con Koulibaly e gli altri giocatori del Napoli offesi dagli ululati razzisti, ha assicurato che il club escluderà dallo stadio i responsabili di tanta schifezza. La strada, percorsa quest’anno già dalla Juve in occasione degli insulti a Maignan, è l’unica possibile per affrontare la questione: sentirsi infangati da certi tifosi, sentirsi umiliati anche se nominalmente sono “tuoi”, e non volerci avere più nulla a che fare. 

Fonte Repubblica.it

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