La Fiorentina pensa da grande, ma solo se riaccende Jovic

Negli ultimi sei anni la Serie A è il grande campionato nel quale le gerarchie si sono maggiormente cristallizzate. I primi sette posti, quelli che danno accesso alle coppe europee, sono stati conquistati da 9 squadre: Inter, Juve, Milan, Napoli e Roma ce l’hanno fatta sempre, mentre le uniche défaillance di Lazio (2019) e Atalanta (2022) – comunque arrivate ottave – sono state coperte rispettivamente dal Torino e dalla Fiorentina. Il turnover in Premier League è stato un po’ più ricco con 11 club, in Spagna si arriva a 12 mentre Germania e Francia, con 14, hanno assistito a rimescolamenti più pronunciati. La ragione di questa tendenza è il peso degli incassi europei sui bilanci delle società: se il calcolo fosse fatto soltanto sui posti Champions, quelli che portano i soldi veri, la cristallizzazione sarebbe anche più evidente.

È partendo da questo presupposto che si apprezza compiutamente l’impresa della Fiorentina di Vincenzo Italiano, che con un progresso record di 22 punti rispetto alla stagione precedente ha strappato la qualificazione al preliminare di Conference League. Il rimbalzo positivo rispetto alla stagione precedente era nelle cose, troppo male era andato il “panino” Iachini-Prandelli-Iachini (40 punti, tredicesimo posto) per non immaginare un miglioramento. Però la sua dimensione, unita al gioco di cui Italiano ha dotato la squadra, è andata oltre le aspettative. E soprattutto, la Fiorentina ha assorbito la cessione di Vlahovic a fine gennaio pagando parecchio in termini di gol segnati – la media è nettamente scesa, da 1.81 a 1.05  – ma non di classifica: semplicemente, Italiano ha stretto le viti in difesa passando da 1.50 reti incassate a partita a 1.12. Se non riesci più a segnare, evita di subire.

Fiorentina, un mercato per l’Europa

Quale obiettivo deve porsi un club come la Viola dopo un salto in alto del genere? La risposta naturale sarebbe il consolidamento: un altro piazzamento europeo e un cammino in Conference capace di ricalcare, se non l’impresa, almeno la competitività della Roma. La Fiorentina, però, ha condotto una campagna di mercato che l’autorizza a chiedere qualcosa di più al suo allenatore, saggiamente bloccato con un prolungamento di contratto: un posto in Europa League, diciamo. Non soltanto Vlahovic è stato sostituito, ma anche gli altri reparti hanno segnato un upgrade. Gollini è un portiere di livello che non poteva perdere altro tempo a fare il dodici di Lloris al Tottenham; Dodò è un terzino di alta qualità tatticamente educato da De Zerbi, e dunque pronto ad assumersi responsabilità; Mandragora è un perno centrale diverso da Torreira – perdita dolorosa – ma che alternandosi e, nei momenti difficili, agendo in tandem con Amrabat in un 4-2-3-1 che sarebbe nelle corde della squadra, potrebbe aggiungere.

Luka Jovic, l’uomo chiave della Fiorentina

Arriviamo così al giocatore che segnerà la stagione: Luka Jovic ha 24 anni e soltanto uno di questi è stato pienamente felice. Nel 2018-19 i suoi 27 gol complessivi sono valsi all’Eintracht Francoforte il settimo posto in Bundesliga e la semifinale di Europa League persa ai rigori dal Chelsea. Non è difficile reperire in rete quei gol, e restare a bocca aperta davanti alla varietà e alla qualità del suo repertorio: sono esecuzioni di classe e di astuzia, staffilate di destro e di sinistro dal limite dell’area e deviazioni anche di testa nell’area piccola. Un riferimento? La versione migliore di Higuain. Guardatevi quei gol e capirete perché, al termine di quella stagione, il Real Madrid sborsò la bellezza di 63 milioni per portarlo al Bernabeu: Jovic e Hazard erano l’architrave del dopo-Ronaldo.

Jovic in cerca di riscatto: a Madrid un fantasma

La storia si è poi incaricata di beffare quel progetto. Il Real Madrid è sì tornato a vincere, ma grazie all’acume col quale Carlo Ancelotti ha amministrato il crepuscolo degli dei rimasti – da Benzema a Modric – e l’alba di nuove stelle come Vinicius. Jovic al Bernabeu è stato un fantasma: nei tre anni che sono passati è partito dall’inizio in 18 match (ma 8 riguardano la mezza stagione all’Eintracht, dove il Real l’aveva mandato in prestito per disperazione), ha giocato poco più di 2.000 minuti, ha segnato 7 gol. Un disastro, accentuato da alcune mattane – una su tutte, un viaggio in pieno lockdown in Serbia per andare a festeggiare il compleanno della fidanzata – che non hanno contribuito alla sua immagine. Il calcio in questo è spietato: se oltre a non segnare ti beccano in discoteca, sei (quasi) finito.

Nico Gonzalez e Ikoné, fantasia e velocità

Ingaggiato dal ds Pradè con una formula astuta – la Fiorentina paga una parte dell’ingaggio, il Real prenderà soldi soltanto da un’eventuale rivendita – Jovic ha mostrato in queste settimane un’abilità tecnica sopravvissuta alle intemperie e un’occupazione del ruolo piena, ma anche una fisicità distante da quanto ci vorrebbe. E dunque la stagione della Viola gira attorno alla capacità di rilanciare questo centravanti fortissimo, ma perduto: occorrerà molta pazienza per ritrovarlo, e nel frattempo Italiano – chiamato a passare un preliminare agostano, quasi certamente con il Twente, per accedere ai gironi di Conference – dovrà trovare i gol necessari a tenere la barca in linea di galleggiamento. Per esempio dall’ala Jonathan Ikoné, che pare un manuale di “scherzi a parte” per l’irrisoria facilità con la quale salta l’uomo, e l’inesauribile fantasia nello sbagliare una palla-gol a quel punto cantata. Oppure da Nico Gonzalez, l’altra ala capace l’anno scorso di produrre un 7+7 (gol e assist), eppure ugualmente dotata di margini di miglioramento.

Italiano vuole trattenere Milenkovic

Italiano è sulla linea del Piave per trattenere Milenkovic, l’ago della bilancia della difesa, e questa è un’altra delle discriminanti che indirizzeranno la stagione. Linea arretrata molto alta, triangoli laterali composti da terzino, mediano e ala, forte accento sul recupero palla, due soli difensori puri – i centrali – e per il resto libertà di attaccare a tutto volume. Commisso è atteso a breve a Firenze per verificare l’avanzamento (rapido) del Viola Park e discutere in Comune le modalità di ristrutturazione dello stadio Franchi. Molta carne al fuoco, insomma: non dite a Jovic che parecchio dipende da lui, potrebbe accusare la pressione. Ma è la verità.

La Fiorentina pensa da grande, ma solo se riaccende JovicFonte Repubblica.it

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