La fine del cholismo. L’Atletico Madrid di Simeone non ha più fame: fuori anche dall’Europa League

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BARCELLONA — L’Atlético Madrid non esiste più. Non quello di Diego Pablo Simeone. O, forse, quella creata dal tecnico argentino era una mera illusione e, ora, il club colchonero è tornato al posto che gli spetta, dopo due lustri in cui aveva creduto di poter davvero far parte del gotha del calcio europeo. A illudersi, per essere onesti fino in fondo, non erano stati soltanto i tifosi rojiblancos, ma anche gli appassionati di calcio in generale che hanno accolto di buon grado l’irruzione in scena di un cane sciolto che si è dedicato ad agitare le acque, riuscendo a dar filo da torcere ai top team europei – quelli top per status aristocratico prim’ancora che per merito – che sono stati costretti, in più di un’occasione, a cedere il passo al “equipo del pueblo”. Dal Barcellona al Bayern Monaco, soltanto il Real Madrid è stato in grado di resistere agli affondi dei ragazzi terribili del Cholo che, anno dopo anno, pur perdendo i propri fuoriclasse, riusciva sempre a mettere su una temibile banda di agitatori che aveva il vizietto di scombinare i piani dell’alta borghesia continentale che, per molto tempo, ha continuato a guardare con irritata altezzosità l’insolenza di un club che aveva la sfrontatezza di battere le grandi utilizzando mezzi propri delle piccole.

Atletico, mercato oltre i limiti

Una chiara e orgogliosa scelta identitaria era alla base dei successi dei madrileni che, però, a un certo punto, hanno creduto di essersi guadagnati il diritto a un upgrade. Ed è stato proprio questo il più grande errore del club madrileno che ha pensato bene di potersi permettere di spendere 127 milioni per comprare un calciatore (Joao Félix). E poco importa se, una settimana prima, ne erano entrati 120 grazie alla cessione di un altro (Antoine Griezmann). L’Atlético, infatti, era abituato a perdere senza disperarsi i vari Aguero, Falcao e Diego Costa e la sua forza era proprio quella di aver sempre saputo sostituirli alla grande spendendo meno della metà di quanto incassato. E l’ingaggio dell’ex Golden Boy non è l’unico errore commesso negli ultimi anni. Rovinosa, solo per fare un altro esempio, anche l’operazione Lemar, costato oltre 70 milioni e che, di fatto, ha reso soltanto per un semestre, manco fosse arrivato a Madrid in Erasmus.

Atletico quarto nel girone e fuori dall’Europa League

C’è poco da sorprendersi, insomma, per l’ultimo drammatico passo verso l’abisso che i materassai hanno compiuto, martedì sera, al Do Dragao. Dopo aver rinunciato, sette giorni fa, alla Champions League, a Oporto è svanita anche la, non disdegnabile, retrocessione in Europa League. E la verità è che è che sarebbe potuta andare anche peggio ai madrileni che, se non fosse stato per quel fenomeno che hanno in porta (Jan Oblak), sarebbero tornati a Madrid con un carro pieno di gol subiti e le mani in faccia dalla vergogna: “Non meritiamo né gli ottavi, ne l’Europa League – l’amara constatazione di un Griezmann troppo arrabbiato per preoccuparsi di rispettare il bon ton – . A questo punto non ci resta che stringere il culo e chiudere la bocca”. Così, senza filtri. A differenza, però, di una corrente di pensiero che con il passare dei giorni guadagna sempre più simpatie tra i tifosi colchoneros, l’attaccante francese è convinto che Simeone sia l’ultimo dei problemi dell’Atlético: “È un orgoglio lavorare per lui. Siamo una squadra scomoda se ci crediamo, se ci sforziamo e se andiamo tutti nella stessa direzione del mister”.

Simeone, l’allenatore più pagato al mondo adesso è a rischio

Un lodevole esercizio di assunzione delle proprie responsabilità, non c’è dubbio. Tuttavia, se è evidente che le cose non stiano andando per il verso giusto, è altrettanto lapalissiano che il Cholo, non solo si sta dimostrando incapace di ritrovare la rotta, ma dà anche l’impressione di non sapere quale sia quella giusta per la propria squadra: “Proveremo a cercare i motivi per i quali la squadra non risponde negli inizi di gara”, ha assicurato il tecnico argentino, uno che durante l’epoca dorata era abituato ad aggredire e risolvere i problemi in pochissimo tempo. Ora, invece, sembra quasi che, nonostante sia l’allenatore più pagato al mondo (40 milioni lordi a stagione), si senta a proprio agio nei panni della vittima. Un po’ come se il dramma colchonero lo stia sfiorando appena di striscio.

L’Atletico Madrid non ha più fame

Le parole pronunciate a fine gara da uno dei suoi capitani, Josema Giménez, sono di una disarmante onestà: “Non sono in grado di trovare una spiegazione a quello che è successo oggi (martedì, ndr) né a quello che ci sta succedendo da un po’ di tempo. Gli allenamenti vanno alla grande, ma poi quando arriva il momento della partita non ce ne usciamo”. Una delle frasi più ricorrenti del Cholo assicura che “se juega como se entrena”, ossia che se una squadra gioca bene è perché si è allenata bene. Beh, se la sua formula magica fosse valida anche al contrario, dovremmo dire che, a differenza di quanto sostenuto da Giménez, i colchoneros non si stanno allenando bene. La sensazione, però, è che il problema non sia di attitudine, bensì radichi nella mancanza di risorse tecnico-tattiche-caratteriali all’altezza della situazione. L’Atlético, infatti, saluta l’Europa già i primi di novembre perché non ha idee e, prim’ancora, perché ha smarrito il fattore che lo rendeva unico nel panorama continentale: la squadra di Simeone non ha più un’anima e fin quando non la ritroverà potrà spendere tutti i soldi del mondo, ma non tornerà mai ai livelli che gli hanno permesso di vincere, tra l’altro, due campionati spagnoli e due Europa League e di arrivare a due finali di Champions League in tre stagioni. I successi di allora non sono caduti, infatti, dal cielo e, allo stesso modo, i fallimenti odierni non sono casuali. Era tutto maledettamente prevedibile: “La reazione deve arrivare a base di lavoro, ma con tranquillità – chiede tempo il Cholo – . Dobbiamo analizzare le ragioni che ci hanno portato a subire almeno un gol in tutte le partite che abbiamo giocato in Europa”. E già, perché i problemi più grossi, per quanto possa sembrare incredibile, i rojiblancos ce l’hanno in difesa. Ed è per questa ragione che la crisi è totale: perché senz’anima né difesa, l’Atlético Madrid di Diego Pablo Simeone non può esistere. Individuare le ragioni e i responsabili di questa drammatica confusione identitaria sarà fondamentale per ripartire. L’obiettivo dev’essere quello di capire chi fa parte del problema e chi della soluzione. E agire. Costi quel che costi. Senza guardare in faccia nessuno.

Fonte Repubblica.it

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