La Figc lancia l’allarme: “Solo nel 2020 persi 434 milioni di ricavi a causa del Covid”

Dai 412 milioni di ‘rosso’ della stagione 2018-2019 agli 878 del 2019-2020. La pandemia ha letteralmente messo in ginocchio il calcio professionistico e mandato al collasso quello dilettantistico, senza contare le criticità dei settori giovanili. E’ impietoso l’undicesimo “Report Calcio” pubblicato dalla Figc e presentato stasera alle ore 22 su Sky Sport 24.

Gravina: “Aiutare il calcio significa aiutare l’Italia”

“Il mondo del calcio rappresenta un valore per il sistema Italia, a livello sportivo, economico e sociale. È un asset strategico che fonda il suo impatto su numeri importanti e sul radicamento pressoché totale sul territorio nazionale – le parole del presidente federale Gabriele Gravina -. ReportCalcio fotografa bene questa multidimensionalità e analizza anche le criticità del movimento nel suo complesso, acuite dalla crisi generata dalla pandemia da COVID-19. La Figc ha avviato un processo di autoriforma finalizzato a rendere il calcio italiano più patrimonializzato e meno indebitato, ma in virtù del ruolo che recita nel nostro Paese sarebbe determinante che il Governo riconoscesse tale importanza: da soli non si esce da questa crisi, sostenere il calcio vuol dire aiutare l’Italia in questa difficile ripartenza”.

Oltre 400 milioni di ricavi in meno in una stagione

Il Covid-19 ha ulteriormente accelerato lo squilibrio del settore. Nello specifico il Report analizza l’impatto prodotto sul calcio professionistico nella stagione sportiva 2019-2020: i ricavi totali sono diminuiti di 434 milioni, passando da 3.897 a 3.463 milioni, con impatti significativi prodotti dai minori ricavi per ingresso stadio (-75 milioni di euro). Il decremento del costo del lavoro (-112 milioni) non è stato sufficiente per compensare la diminuzione dei ricavi, a causa soprattutto della crescita di ammortamenti e svalutazioni (+222 milioni di euro); la perdita totale, come detto, passa dai 412 milioni di ‘rosso’ del 2018-2019 agli 878 del 2019-2020. In crescita anche i debiti totali (+490 milioni, per un totale pari a 5,3 miliardi), mentre peggiora la posizione finanziaria netta, negativa nel 2019-2020 per un valore pari a quasi 1,3 miliardi. Se si amplia il calcolo alle ultime due stagioni, l’impatto netto totale dell’emergenza sanitaria nel biennio ’19-’20 e ’20-’21 è stimabile quindi in oltre 1,1 miliardi di euro.

Dilettanti: persi il 23% dei tesserati e 22,1 milioni di spettatori

E i numeri diventano ancora più impietosi quando si parla dei dilettanti che rappresentano la fetta più ampia della torta calcistica. L’interruzione delle competizioni ha portato alla disputa di 47.825 partite ufficiali in meno tra il 2018-2019 (571.865) e il 2019-2020 (524.040). La Figc tra il 30 giugno 2019 e il 15 marzo 2021 ha perso oltre il 23% dei propri calciatori tesserati, ovvero quasi 245.000 giocatori in meno, con impatti particolarmente significativi sul calcio dilettantistico e giovanile. Gli spettatori potenziali andati persi a causa della pandemia ammontano ad oltre 22,1 milioni (5,9 milioni nel 2019-2020, stagione analizzata nel ReportCalcio 2021, insieme ad altri 16,2 milioni stimati nel 2020-2021).

Il tema delle infrastrutture

Tra gli altri spunti di riflessione che emergono dalla lettura del ReportCalcio, un tema di rilevanza centrale rimane quello relativo alle infrastrutture sportive; l’avvio di un programma di investimento per la realizzazione di una nuova generazione di impianti calcistici nel nostro Paese appare sempre più imprescindibile: nell’ultimo decennio (2010-2020) in Europa sono stati realizzati un totale di 153 nuovi stadi, con un investimento pari a 19,8 miliardi di euro; le principali nazioni in termini di nuovi stadi sono Turchia (28 impianti), Polonia (23), Russia (16) e Inghilterra (12). L’Italia ha intercettato solo una minima parte di questo potenziale, incidendo per appena l’1% degli investimenti totali prodotti in Europa. L’età media di inaugurazione degli impianti passa dai 61 anni della Serie A ai 63 della Serie C e appena il 9% degli impianti del calcio professionistico italiano non risulta di proprietà pubblica.

Persi 1,3 miliardi nei 5 anni pre-covid

Il Report è chiaro: serve investire nelle infrastrutture e renderle private. Nell’ultima stagione sportiva pre-Covid (2018-2019) la Serie A ha prodotto 300,9 milioni di euro di ricavi da ticketing, rispetto ai 776 della Premier League inglese e ai circa 520 della Liga spagnola e della Bundesliga tedesca. Negli ultimi 5 anni pre-Covid i ricavi mancati nel calcio professionistico ammontano a 1,3 miliardi di euro, a fronte di quasi 82 milioni di biglietti invenduti, a causa dello scarso riempimento della capienza degli stadi, che in Serie A non superava il 63% (49% in Serie B e 30% in Serie C), a fronte del 95% della Premier League inglese e dell’89% della Bundesliga tedesca (campionato nel quale l’affluenza media allo stadio si attestava prima del COVID-19 a 43.490 spettatori, rispetto ai 24.106 della Serie A italiana). Il rinnovamento degli stadi in Italia, conclude il Report, potrebbe comportare investimenti fino a 4,5 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, con la creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro e un gettito fiscale di 3,1 miliardi di euro.

Fonte Repubblica.it

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