La dura vita delle neopromosse: “La serie A è un’altra cosa”

Al momento stai visualizzando La dura vita delle neopromosse: “La serie A è un’altra cosa”

Sei punti in tre e neanche una vittoria, nemmeno quando hanno giocato una contro l’altra (Lecce-Monza, domenica scorsa): la dura vita delle neopromosse arranca nei bassifondi di un campionato che sembra non averle accettate, come se tra serie A e serie B ci fosse un abisso sociale impossibile da azzerare. Di sicuro non era mai successo prima – considerando i campionati a 20 squadre e con i tre punti a vittoria, quindi quelli del 2005 – che i neofiti mettessero assieme un bottino così misero nelle prime diciotto partite giocate: come si sta allargando il divario tra serie A e campionati stranieri, così si sta allargando anche quello tra A e B?

I segnali di Lecce e Cremonese, la crisi del Monza

Il Lecce ha tre punti: ha pareggiato con Napoli, Empoli e Monza e perso tre volte, seppur sempre di misura. La Cremonese ne ha due, raccolti nelle ultime due giornate: prima aveva perduto nettamente solo con l’Inter, ma ad esempio a Firenze subì una beffa incredibile. Il Monza ha finalmente mosso la classifica domenica in Salento ma rimane, lei sì, una squadra con problemi enormi, anche perché era partita con altre e alte ambizioni: ha infilato cinque sconfitte pesanti e lo stato resta di crisi.

Raffaele Palladino, nuovo tecnico del Monza, con l'ad Galliani Raffaele Palladino, nuovo tecnico del Monza, con l'ad Galliani
Raffaele Palladino, nuovo tecnico del Monza, con l’ad Galliani 

Berlusconi: “Adesso ci penso io”

A risolverla ci ha provato Berlusconi: “Il Monza deve cambiare il modo di stare in campo. I giocatori sono bravi, a livello di serie A. Credo che adesso me ne dovrò interessare ancora io, come ho fatto all’inizio dei campionati di serie B e C quando ho dato un’impostazione corretta alla squadra. Vedremo se riusciremo a far ben figurare il Monza anche in serie A, come credo si possa riuscire a fare”, aveva detto il presidente il giorno prima di esonerare Stroppa e rimpiazzarlo con Palladino. Auguri.

Tre rose rivoluzionate

Le tre neopromosse hanno una cosa in comune: hanno tutte rivoluzionato l’organico rispetto alla serie B, nonostante in passato la tendenza fosse di conservarne l’ossatura, per dare seguito al lavoro ben fatto di una stagione vincente: non è più così. La continuità è stata rappresentata dagli allenatori, (anche la Cremonese avrebbe tenuto il suo, se Pecchia non se ne fosse andato di sua iniziativa al Parma): ma ai confermati Stroppa e Baroni e all’esordiente Alvini sono state affidare formazioni completamente stravolte, tant’è che sono pochissimi i titolari sopravvissuti da una stagione all’altra in formazioni cambiate per 9-10 undicesimi. Stroppa è durato poco, ma i risultati e le prestazioni gli hanno remato contro.

I giocatori del Lecce esultano dopo il gol al Monza I giocatori del Lecce esultano dopo il gol al Monza
I giocatori del Lecce esultano dopo il gol al Monza (ansa)

Monza e Cremonese, quante spese

Hanno comprato una ventina di calciatori ciascuno, ma mentre il Lecce è riuscito a tenere sotto controllo spese che comunque non avrebbe potuto permettersi (i colpi di Corvino sono sempre delle intuizioni low cost), Monza e Cremonese hanno investito moltissimo, risultando le squadre italiane con il maggior passivo di mercato dopo il Milan. Se lo sono potuti permettere perché hanno alle spalle proprietà molto solide (Berlusconi e Arvedi), anche se a Monza hanno messo sul piatto stipendi non certo da neo-promossa (infatti è arrivata gente abituata alle zone medio-alte della classifica, tipo Sensi, Pessina, Ranocchia, Izzo, Petagna, Marlon) mentre a Cremona hanno pescato talenti di periferia in mercati di periferia, tenendo bassi i costi di gestione. “Però abbiamo creato valore perché abbiamo preso tutti a titolo definitivo. Se anche tornassimo in B, avremmo un patrimonio da gestire”, dice Simone Giacchetta, responsabile del settore tecnico della Cremonese. “Il Monza, per la potenza di fuoco che ha, non ha niente della neo-promossa, invece”.

Giacchetta: “Tra A e B c’è un abisso, il livello è sempre più basso”

Resta da capire il perché di quello zero cumulativo, nonostante Cremonese e Lecce (il Monza, coi suoi problemi, è un discorso a sé) abbiano sciorinato un bel gioco (“Con la differenza di valori che c’è, se non hai un gioco che ti sostiene sei spacciato”) e anche diversi bei giocatori (Aiwu e Lochoshvili in Lombardia e Gonzalez e Banda in Puglia, per esempio), senza tuttavia colmare il gap di partenza. “La realtà”, spiega Giacchetta, “è che le differenze tra A e B sono ormai abissali. Non è più pensabile affidarsi alla struttura della promozione, come invece si era sempre fatto in passato e come accadde anche a me, quando salimmo con la Reggina e poi ci salvammo comodamente senza stravolgere la rosa. Oggi nelle migliori 5-6 formazioni di B ci sono pochissimi elementi da serie A. L’impoverimento del calcio italiano sta colpendo a cascata anche i campionati minori, e più si scende di categoria più l’effetto si amplifica. La situazione in Lega Pro è ancora peggiore”.

La pesca all’estero: “Italiani pigri, gli stranieri sono più pronti”

Non è un caso che abbiano avuto la medesima idea dello stravolgimento tre dirigenti di formazione ed estrazione totalmente diversa, due vecchie volpi, ma ognuno a modo suo, come Galliani e Corvino e un giovane in rampa di lancio come Giacchetta. E tutti hanno pescato a piene mani all’estero, anche se Galliani un po’ meno: però il suo Monza aveva l’asticella dell’acquisto un po’ più alta, perciò ha potuto permettersi gli italiani. “Comprando all’estero vai sul sicuro” argomenta Giacchetta, spiegando perché magari è meglio prendere uno stopper georgiano che gioca in Austria (Lochoshvili) invece di un italiano di serie B. “Sono più maturi, più pronti, più adattabili, più rodati, parlano le lingue, fino a una certa età sono mentalmente superiori. E soprattutto costano di meno rispetto a un italiano di uguale valore, senza contare che spesso l’italiano è più pigro. Noi magari abbiamo l’arte, ma gli stranieri l’indole”. Nella rosa della Cremonese ci sono 17 stranieri di 13 nazionalità di diverse, nel Monza 10 di 9, nel Lecce addirittura 24 di 18. Più che esterofilia, è necessità.

“Salvarsi è un mezzo miracolo”

È chiaro che su queste basi diventa più complicato assemblare un gruppo, tarare le connessioni, radicare il concetto di collettività: c’è da mescolare lingue, scuole, stili, culture, metodi e abitudini, per cui questa potrebbe essere la ragione della partenza difficile. Lecce e Cremone sembrano però aver imboccato la strada giusta. Il Monza prima o poi ci arriverà, casomai a gennaio scucirà altro denaro. “Di sicuro”, insiste Giacchetta, “per una neopromossa oggi salvarsi non è difficile, di più: è quasi impossibile, serve un mezzo miracolo, anche perché chi sale ha spesso molti contratti rinnovati in automatico perché c’erano clausole legate alla promozione e quindi il club si trova nella situazione di dover rivoluzionare una rosa amplissima. Ma se ti consolidi poi hai delle prospettive, come per esempio sta succedendo allo Spezia. O alla Salernitana, che è ormai salita di un livello”. Ma ormai tra le prime 13-14 e le altre c’è un solco evidente.

Caccia alla prima vittoria tra la Juve e la Lazio

Stasera il Lecce giocherà a Salerno, domenica la Cremonese riceverà la Lazio e il Monza la Juventus: non sembra la giornata ideale per la prima vittoria. Ma se serve un miracolo, occorre cominciare ad attrezzarsi.

La dura vita delle neopromosse: "La serie A è un'altra cosa"Fonte Repubblica.it

0 0 votes
Valutazione dell'articolo
Tienimi aggiornato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments