La dinastia Ancelotti, le fatiche Klopp e Guardiola: Real, City, Liverpool e Villarreal in campo nel sabato europeo

La dinastia Ancelotti, le fatiche Klopp e Guardiola: Real, City, Liverpool e Villarreal in campo nel sabato europeo

Flashback di martedì sera, undicesimo minuto di City-Real. Gabriel Jesus ha appena segnato il gol del 2-0 e Carlo Ancelotti – che si era alzato in piedi dopo aver subito l’1-0 di De Bruyne – devastato da un avvio incubo crolla nella poltroncina a lui riservata come se ci si volesse immergere, fino a sparire. È lo scoramento di un attimo. Subito dopo volge la testa al suo vice, in cerca di un’idea per uscirne. Il vice, che incidentalmente è pure suo figlio Davide, con grande calma gli dice qualcosa e poi gli mostra un foglio, forse qualche disegnino con le frecce, forse qualcuno dei molti numeri infelici che si stanno accumulando. Carlo annuisce, si rimette in piedi e va a bordocampo a chiamare Kroos. Un altro di famiglia, cui affidare qualche compito.

Venerdì mattina, nella luminosa sala stampa del centro sportivo di Valdebebas, un giornalista ha chiesto ad Ancelotti dell’importanza di avere Davide come principale assistente. Carletto ha un po’ abbozzato, sottolineando la giusta quota di imbarazzo che prova nel parlare del figlio, e si è poi concesso di dire quello che in molti ormai pensano, e cioè che Davide sia diventato un bravo tecnico (e presto, aggiungiamo noi, dovrà giocarsi una chance da primo allenatore). Siccome gli addetti del centro del Real s’erano verosimilmente scordati di tirare le tende, e il bel sole di Madrid passava le vetrate inondando la sala di luce, nel rispondere alla domanda seguente Ancelotti si è passato un paio di volte le dita sul bordo degli occhi, come se volesse asciugarli da un’inopportuna umidità.

È molto probabile che questo pomeriggio – calcio d’inizio al Bernabeu alle 16.15 – Carlo diventi il primo allenatore della storia a vincere i cinque campionati major, in ordine di conquista Italia (col Milan), Inghilterra (Chelsea), Francia (Psg), Germania (Bayern) e appunto Spagna (Real). Il margine sul Barcellona secondo è talmente ampio da consentirgli di festeggiare anche soltanto con un pareggio contro il non trascendentale Espanyol: vincere la Liga è un ottimo modo per ingannare il tempo in attesa dell’Odissea di mercoledì in casa col City, posto che la gara d’andata è stata quanto di più simile all’Iliade si sia visto di recente su un campo di calcio. Il Real Madrid gioca oggi la partita numero 50 della sua stagione, la soglia oltre la quale un’annata può generalmente dirsi positiva perché sei arrivato in fondo in più competizioni. Ha già vinto la Supercoppa spagnola, ci aggiungerà il campionato, il sogno della Champions è più vivo che mai, in fondo alla stagione si profila l’acquisto-spot del decennio, quello di Kylian Mbappé, mentre il primo Pallone d’oro su base stagionale – in assegnazione a ottobre – ha in Karim Benzema il chiaro favorito. Ci sono stati momenti nei quali essere Carlo Ancelotti era meno piacevole.

Anche Jurgen Klopp ha trovato un modo astuto per riempire il tempo da qui alla semifinale di ritorno: ha firmato un nuovo prolungamento del contratto col Liverpool – la scadenza passa dal 2024 al 2026, chi ha tempo non aspetti tempo – e l’ha comunicato sui social con una delle sue irresistibili giocate da piacione: “Mia moglie Ulla ha detto che non intende muoversi da qui, e a quel punto un bravo marito non poteva che restare, amen”. Klopp, come sempre il ritratto dell’entusiasmo, ha aggiunto che è stato fondamentale anche il sì del suo vice, Pep Lijnders, co-depositario dell’energia che ha fatto del Liverpool la squadra più impegnata della stagione.

Oggi alle 13.30, sul campo non banale del Newcastle, furiosamente risalito dalla zona retrocessione dopo l’acquisizione del club da parte dei sauditi e l’ingaggio in panchina del bravo Eddie Howe, Klopp e i suoi affrontano la partita numero 56, il massimo in Europa calcolando che in Inghilterra le coppe nazionali sono due, che il Liverpool ha vinto la prima ed è in finale – 14 maggio, ancora col Chelsea – nella seconda. La classifica di Premier vede i Reds dietro al City di un solo punto, 80-79, a cinque gare dal traguardo. Quadruple o Fourmidable gli slogan pronti se il Liverpool dovesse vincere tutto. In attesa di quello che pareva innanzitutto a Klopp un obiettivo da fantascienza, va rilevato come la semifinale di martedì possa portare il Liverpool per la terza volta in finale Champions negli ultimi cinque anni. Quando la Kop vedrà Ulla sullo sfondo, partiranno le staffette con un mazzo di fiori grande così.

Il secondo a scendere in campo di quello che i francesi chiamano dernier carré, l’ultimo quartetto ovvero i quattro rimasti della Champions, sarà Unai Emery: Alaves-Villarreal va in scena alle 14. Il Villarreal insegue un posto nella prossima Europa League, per ora nelle mani non saldissime della Real Sociedad: ballano tre punti, l’Alaves fila verso la retrocessione, è possibile che Emery, come certamente farà Ancelotti, imbottisca la formazione di riserve per conservare i titolari per martedì. Il Villarreal gioca la partita stagionale numero 49.

Pep Guardiola sarà l’ultimo a muoversi in ordine di tempo, Leeds-Manchester City è il match di Premier del sabato al tramonto, fischio d’inizio alle 18.30. Fino a due mesi fa la trasferta di Elland Road sarebbe stata per Pep una festa e un grattacapo: una festa perché avrebbe ritrovato il suo maestro Jedi, Marcelo Bielsa, e un grattacapo perché malgrado tutto l’affetto – o forse proprio per quello – il Loco l’anno scorso gli portò via quattro punti, unico a riuscirci assieme allo United. Ma Bielsa è stato esonerato e il suo successore, l’americano Jesse Marsch, viene dal vivaio Red Bull. Avete presente quando su un oggetto c’è scritto “maneggiare con cura”? Ecco. Anche perché con questa il conto delle gare stagionali sale a 53. Tante, e nella liturgia delle conferenze stampa Pep fa sempre più fatica con certe domande, al punto da eclissarsi quando gli chiedono di gioco e risultato. Jep Gambardella direbbe che alla sua età la più consistente scoperta è che non può più perdete tempo a fare cose che non ha voglia di fare. Jep Guardiola suona bene, no?

Fonte Repubblica.it

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