Klopp vuole tutto, ecco perché il Liverpool può fare il quadriplete

Klopp vuole tutto, ecco perché il Liverpool può fare il quadriplete

LIVERPOOL – Alla vigilia del ritorno in Champions contro l’Inter di ieri sera, Fabinho aveva detto: “Secondo me siamo più forti del 2019”, quando il Liverpool di Jürgen Klopp vinse l’ultima Champions League. Frasi che hanno sorpreso in molti, visto che quell’anno, a differenza di oggi, i Reds ogni volta davano impressione – poi confermata dai fatti – di essere inarrestabili. In questa stagione invece, il Liverpool sinora è stato oscurato in campionato dall’avanzata impressionante del Manchester City e in Champions League da corazzate sulla carta superiori, come il temuto Paris Saint Germain.

Ma se, come fa capire Fabinho, il Liverpool facesse davvero poker quest’anno? Ebbene, dopo il passaggio, sofferto ai quarti di finale di Champions ieri sera contro l’Inter, non è affatto impossibile. La settimana scorsa, il tank rosso di Klopp ha battuto il Norwich 2-1 ed è ora ai quarti di finale di FA Cup, dove incontrerà l’agevole Nottingham Forest, decimo nella English Football League (la serie B inglese). Due domeniche fa, poi, il Liverpool ha vinto la Carabao Cup (ossia l’ex Coppa di Lega) dopo un’infinita serie di rigori contro il Chelsea (11-10). E soprattutto, anche grazie alla recente e incredibile vittoria del Tottenham di Antonio Conte all’Etihad, il Liverpool ha riaperto un campionato che sembrava chiuso a gennaio.

Certo, il Manchester City di Guardiola, seppur apparentemente più vulnerabile rispetto a inizio stagione, resta nettamente favorito, e lo ha dimostrato nel derby di domenica scorsa contro lo United, maciullato per 4-1. Il Liverpool è 6 punti sotto, ma con una partita in meno (il redivivo e quarto Arsenal fuori casa), potrebbe andare a meno tre dai Citizens e poi mancherebbero altri 10 match. Tra cui proprio quello contro il City all’Etihad. Dove il Liverpool non vince in campionato dal 2015. Ma se ci riuscisse, balzerebbe incredibilmente in testa. Perché in Premier League conta la differenza reti. A tal proposito, ora i reds sono in vantaggio, a +51, contro il +50 del City, come dicevamo hanno ancora una partita in meno e se dovessero vincere anche all’Etihad potrebbero affondare il colpo decisivo.

In questo senso, ci sono altri numeri confortanti per il Liverpool. I primi tre capocannonieri della Premier League sono tutti “reds”: Salah con 19 reti, Mané e Jota con 12. Insomma, l’intero attacco, davanti a Son del Tottenham con 11 e Kane, Sterling, Mahrez e Vardy con 10. Il Liverpool, poi, è la squadra che sinora ha tirato di più in campionato (528, contro 517 del City e 399 – sic – dello United) e anche quella di più nello specchio della porta (196 contro 193 del City). Non solo. Il Liverpool è anche nettamente davanti per gol dall’interno dell’area di rigore avversaria: 64, contro 60 del City e 45 del Chelsea, segno che arriva molto facilmente a colpire da distanza ravvicinata, addirittura più delle stritolanti ragnatele di passaggi di Guardiola. Ma soprattutto, l’armata di Klopp domina nei passaggi filtranti, arma letale del suo “Gegenpressing” e dell’arrivare a colpire gli avversari con 3 o 4 verticalizzazioni. In questo senso, il Liverpool ha sinora fatto segnare 93 passaggi filtranti, numero mostruoso se pensiamo che il Tottenham è a 74 e il City a 72.

Certo, il Manchester di Pep Guardiola sembra avere un calendario più agevole, oltre allo scontro diretto in casa proprio contro i Reds. Inoltre, il Liverpool ha sinora vinto o superato diverse partite non meritando, contro l’Inter ieri sera per esempio, o contro lo stesso West Ham domenica scorsa sconfitto per 1-0, quando gli Hammers si sono divorati almeno tre gol davanti alla porta. Infine, se c’è un difetto dei Reds di quest’anno sono i pochi gol dei centrocampisti. Fabinho di recente ha provato a metterci una pezza, ma è chiaro che una mezzala devastante nell’area avversaria come Wijnaldum (passato al Psg) manca, eccome.

Eppure il Liverpool, paradossalmente, può ancora raggiungere il “quadriplete”. Impresa che non è riuscita a nessuna squadra inglese nella storia. Nemmeno il Manchester United di Sir Alex Ferguson nel 1998-99 ce la fece: campionato, FA Cup e una folle Champions ribaltando il Bayern nel recupero, ma uscì dalla Coppa di Lega ai quarti. O lo stesso Liverpool del 1984: Coppa Campioni, campionato, Coppa di Lega, ma fuori dalla FA Cup al quarto turno contro il Brighton.

Certo, Klopp sinora ha abbassato ogni aspettativa. Nelle ultime settimane ha ribadito che “non facciamo la corsa sul City”. Poi però prima dell’Inter ha ricalibrato la mira, sibillino: “È la dimostrazione che nulla è mai chiuso, né scontato. Di certo, Guardiola e il City ci hanno portato a livelli di competizione estremi. Ma anche noi abbiamo fatto lo stesso con loro…”. Altra cosa da non dimenticare: l’allenatore tedesco ha un’arma in più. Ossia il colombiano Luis Diaz, appena arrivato dal Porto, che si è inserito immediatamente e che ha iniettato nuova, tignosa e imprevedibile verve all’attacco già stellare dei Reds. E se fosse proprio lui l’uomo decisivo in questo finale pazzesco, e potenzialmente leggendario, della stagione del Liverpool?

Fonte Repubblica.it

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