Juventus, una squadra senza testa e lo spreco infinito

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La Juventus è una squadra polverizzata, distrutta. Una creatura estinta come certi bellissimi animali di cui non esiste più traccia. Un gruppo che sembra non avere più niente dentro: non forza fisica, non abilità tecnica, non reazione nervosa. Soffre contro chiunque perché patisce sé stessa, il suo non esserci più. Una linea spezzata, un confuso insieme dove non c’è trasmissione di dati dall’allenatore ai giocatori, indifendibili tutti ma specialmente il capo. Chi comanda senza più governare, chi fallisce così, è automaticamente un capo inutile. Ha ragione Agnelli quando parla di vergogna. Malmenata a San Siro e umiliata dal volenteroso Maccabi, oggi la Juve incarna un fallimento epocale, esposta nuda all’avversario di turno e indebitata come nessuno nella storia del calcio italiano. L’Europa è quasi dimenticata, il quarto posto in campionato è lontano 7 punti. Si è passati in pochi anni dal perdere le finali contro Messi e Cristiano Ronaldo all’essere ridicolizzati da Cornud e Pierrot, altro che Super League.

La paralisi è innanzi tutto mentale perché la Juve è stata nel marasma e in ritardo sempre, su ogni pallone, in clamoroso imbarazzo nei gesti più elementari, dal portiere che prende gol da uno che salta voltato, fino al centravanti che sa solo agitarsi. E l’ennesimo infortunio di Di Maria giustifica il sospetto che l’ultimo mercato abbia portato due campioni quantomeno fragili, appunto Di Maria e Pogba, forse due assi rotti. Ma nessun rinforzo sembra all’altezza, non lo scolastico Kostic, non il lento Paredes. Si salvano Bremer e Milik, buon mestierante d’area, ma un simile fallimento si deve evitare con ben altri giocatori.

La Juve è una squadra piena di macchie, cominciando dall’inguardabile casacca a chiazze rosa-violacee, coloritura livida che rende bene l’idea. Ma il buio è assai più profondo delle sfumature cromatiche, ben più diffuso. Quando niente funziona, sorge addirittura il sospetto che sia impossibile ridursi così, e che una simile crisi non possa essere del tutto reale. Ma quando arriva la smentita? Ogni prova d’appello fallisce miseramente. E non c’è disegno, non c’è progetto: dalla prima cacciata di Allegri passando per Sarri, Pirlo e di nuovo Allegri (mai rimettersi con un ex, saranno solo ricordi), la Juventus ha sperperato un tesoro e ora vive uno dei momenti più drammatici della sua memorabile storia. Fonte Repubblica.it

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