Juventus, orgoglio e anagrafe: le due risposte della squadra ad Allegri

Sì, questi vogliono giocare nella Juve e ci giocano. La prima risposta è d’orgoglio, la seconda è dell’anagrafe, perché stavolta sono i giovani a dare ad Allegri il risultato che desiderava, anche se non proprio la partita. Sferzati dall’allenatore in onda e fuori onda, Chiesa, Kean e De Ligt mandano via – dopo indicibili sofferenze, ancora – quella classifica orripilante e permettono alla Juventus di ottenere tre cose nuovissime, praticamente inedite. 1) La prima vittoria in campionato 2) Il primo gol nel secondo tempo 3) Una rimonta fatta e non subita.

La spezia è quella che mette la Juve nella sua minestra, peperoncino, pepe nero di Cayenna anche se mancano ancora i profumi, l’alloro (allori, pochi), il timo (timori, tanti), la maggiorana e la maggioranza di calciatori col bilancio in attivo: ancora troppo pochi, ma tra loro di nuovo il portiere Szczesny come contro il Milan: la vittoria l’hanno costruita i ragazzi e l’ha salvata lui.

A tratti sconcertante e spaventata, non fortunatissima (due gol presi anche per colpa di deviazioni malefiche, quei tocchi impercettibili che rovesciano traiettoria e destini), la vecchia Juve ha però saputo non perdersi nel bosco dove, da qualche tempo, qualunque Cappuccetto diventa per lei un lupo. C’è stato un preciso momento in cui i bianconeri potevano davvero precipitare nel pozzo e restarci, ed è stato quando lo Spezia ha fallito oltre l’immaginabile l’occasione del terzo gol con Antiste. Da quell’istante, la Juve ha ripreso a respirare.

E’ stato soprattutto Chiesa a dare l’elettricità della disperazione. Lui è l’unico, insieme ma solo in parte a De Ligt, a rappresentare un acquisto totalmente da Juve nella miriade di buone e costosissime comparse arrivate a Torino negli ultimi anni. Una massa critica che ora Allegri dovrà trasformare in squadra di nuovo padrona, e non basterà aggiustare o seguire la formidabile scia, come accadde nel 2014 dopo Conte. Le risposte vere dovranno arrivare dal gioco, dall’equilibrio e dal lievitare della qualità: quanta ce ne sia, è la domanda. Finora la Juve ha trascorso molto più tempo nella propria metà campo che in quella degli avversari: è questa la chiave di lettura di un calcio non solo conservativo, ma propositivo. I musi della vittoria possono essere corti o cortissimi, quello che conta è che non rimangano lunghi, insomma che non mettano il broncio o non lo facciano mettere a una decina di milioni di tifosi che la Juve ha abituato molto bene, forse troppo, ma che non possono patire (senza offesa) Empoli e Spezia come fossero Real Madrid o Barcellona. Però il calcio è cambiato, e questo lo sa anche Allegri tornato a solcare gli oceani dopo un paio di stagioni sul pattino. Qui arrivano onde alte ovunque. Cavalcarle bene sarà il mantra delle prossime sfide contro Samp, Chelsea e Toro. Ben poco di banale. Non basterà poca Juventus.

Fonte Repubblica.it

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