Juventus nel baratro senza reagire. Il ciclo vincente è finito ma non si vedono soluzioni

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La peggiore Juventus dell’anno in uno degli anni peggiori della Juventus. Stavolta la batte un ex bianconero, Raffaele Palladino, classe 1984, che prima di oggi non aveva allenato in serie A neppure per un minuto ed è alla guida del Monza da cinque giorni: più che sufficienti per spingere la Juve in fondo al pozzo, o forse la Juve era già lì. Il giovane Palladino giocava insieme a Nedved, impietrito in tribuna come Allegri qualche metro più in là, nel box dello squalificato che sembra un acquario. E lui, il pesce rosso. Oppure un tonno senza scampo.

Nove partite, compresa la Champions, e 3 sconfitte, una in più delle vittorie che rimangono appunto 2. Non c’è stato giorno in cui la Juve non abbia sofferto, a parte il debutto contro il Sassuolo. Contro la Salernitana, al netto del Var ha patito le pene dell’inferno, e la Salernitana ha appena perso in casa contro il Lecce. Battuta dal Benfica, la squadra di Allegri (di Allegri?) non ha reagito in nulla: non nel gioco, non nella volontà, nella corsa, nel modo di stare in campo. Contro l’ex ultima in classifica, appena due tiri in porta. Poche volte, più di due passaggi azzeccati di fila. La pochezza in area è una costante di un gruppo smarrito, senza le più elementari coordinate tattiche e mentali. Nel tranello dei nervi è caduto anche un veterano come Di Maria.

Cinquant’anni fa, un’altra squadra per la prima volta in A riusciva a vincere per la prima volta nella sua storia contro la Juve: era il Catanzaro, gol nel fango del compianto Angelo Mammì al quale poi intitolarono una curva dello stadio calabrese. Quella Juventus avrebbe poi aperto un ciclo, questa non soltanto sembra averlo chiuso definitivamente, ma non dà segni di ripresa. Come se nessuno più seguisse l’allenatore, come se nulla potesse invertire una tendenza negativa in ogni voce, dalla preparazione atletica alla qualità tecnica. La Juventus è un gruppo di calciatori spaventati, ridimensionati, a volte molto pagati, e di dirigenti che non sono più in forma dei loro dipendenti.

Il baratro bianconero coincide con la lacrime d’emozione di Galliani e con la gioia di Berlusconi, per il quale questo giorno potrebbe avere persino qualche positiva ricaduta elettorale: lui che già una volta, a suo tempo, esonerò Allegri, adesso potrebbe rifarlo. Il migliore in campo è stato Nicolò Rovella, giovane talento juventino in prestito al Monza. Quando il destino decide di giocare al gioco delle beffe, di solito ci riesce benissimo.

Lo sconforto di milioni di tifosi juventini è anche la mancanza di soluzioni e prospettive. Dopo la prima stagione senza neppure un successo nell’ultimo decennio (e può accadere: nessuno vince sempre), ne sta seguendo una assai peggiore. Il rischio è non superare neppure il primo turno di Champions e di ritrovarsi fuori dalla corsa per lo scudetto (oggi la Juve è ottava) ben prima dei ritorni di Chiesa e Pogba. I bianconeri si sono impantanati in un calendario per nulla proibitivo: ma Sampdoria, Spezia, Salernitana e Monza li hanno immiseriti come se fossero state delle grandi d’Italia o d’Europa.

Ora la sosta del campionato non permetterà ad Allegri, o al suo eventuale sostituto, di provare a riscattarsi subito, e neppure di lavorare con il gruppo al completo. I giocatori risponderanno alle convocazioni delle Nazionali e si ritroveranno solo per preparare le sfide contro Bologna e Maccabi Haifa, avversarie in teoria non proibitive, dunque insidiosissime visto quant’è accaduto finora.

La seconda caduta in cinque giorni, contro un allenatore che da soli cinque giorni sta allenando, ha inoltre messo a nudo la cosa forse peggiore: alla Juventus manca qualunque reazione emotiva. La squadra non lotta, non soffre, non si danna mai l’anima. Fino a un paio d’anni fa, chi guardava giocare i bianconeri pensava: adesso segnano. Spesso accadeva, e quasi sempre la Juve vinceva. Ora la Juve passa in vantaggio e si fa raggiungere, oppure perde e basta. Quando a Monza è entrato Birindelli, più di uno juventino ha pensato con nostalgia a suo padre, nel senso di quella Juventus. Birindelli, non Del Piero o Zidane. Di quella grande squadra è rimasto solo Nedved. Non pochi dicono: purtroppo.

Juventus nel baratro senza reagire. Il ciclo vincente è finito ma non si vedono soluzioniFonte Repubblica.it

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