Juventus, la Signora in rosso: Allegri resta ma i giocatori non lo seguono più

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MONZA – La vita l’è bela, canta lo stadio a gola tesa assieme a Cochi e Renato, festeggiando con entusiasmo popolano la prima storica vittoria del Monza in Serie A. Ma la vita l’è strana, anche: se però nella canzone basta che uno si monti la testa e finisce la festa, nella realtà parallela dell’assurdo mondo bianconero è invece una processione di capi chini che vanno a prendersi i soliti insulti dei 2.197 tifosi dopo la solita umiliante sconfitta, come se questo passaggio senza soluzione di continuità dal male al peggio fosse una sorta di catena di smontaggio che nessuno riesce più a fermare. 

Tutti si chiedono di Allegri. Tutti puntano lo sguardo sulla stanzetta vetrata lassù in tribuna, box 57 (nella smorfia è il numero che indica il Gobbo), dove l’allenatore più contestato del mondo osserva il campo con sguardo pietrificato, probabilmente fissando il vuoto. Di sicuro, tra il vuoto e la Juventus non c’è molta differenza. Per un tempo ha giocato alla pari con l’ultima in classifica, guidata da un allenatore debuttante, Raffaele Palladino («Berlusconi e Galliani hanno avuto un bel coraggio a scegliere me, questo giorno non me lo scorderò per la vita intera»), e in crisi almeno quanto lei. Poi Di Maria s’è fatto espellere per una gomitata da bullo sul petto di Izzo e anche tenere quel livello rasoterra è diventato un’impresa, così come a un certo punto è venuto naturale il gol di Gytkjaer detto il Vichingo. Si può vincere anche senza avere Pogba o Chiesa. C’è chi ci riesce. 

Già, ma Allegri? Ora il gabinetto di crisi della Juventus è in seduta permanente, anche se i tifosi devono avere la forza di prendere per buone le parole pronunciate dall’ad Arrivabene (che non ha mai vinto a Monza neanche quand’era alla Ferrari) prima della partita: «Cambiare la guida tecnica sarebbe assolutamente una follia. Allegri non ha solo un contratto, ha un progetto da sviluppare nei prossimi quattro anni». Ma era prima della partita, appunto, prima di quest’ultimo catastrofico disastro che sarebbe spiegabile soltanto se i giocatori fossero scesi in campo non per consolidare la posizione del tecnico, ma per affossarlo definitivamente. A vederli, il sospetto che giocassero contro l’allenatore è venuto a tutti.

È su questo che ragioneranno i dirigenti, più ancora che sulle carenze di gioco o su questioni tattiche che sono indiscutibili, nel senso che gioco e tattica non ci sono e quindi non possono essere discusse. Allegri ha ancora presa sullo spogliatoio? È in grado di farsi seguire da calciatori che ha pubblicamente sfiduciato? E qual è il rapporto con Di Maria, che è quasi andato a cercarsi un’espulsione insensata (si scuserà via social: «La sconfitta è solo colpa mia»)? «Izzo in queste cose è un un fuoriclasse, ti istiga, ma tu non ci devi cascare» dirà alla fine Landucci, il vice di Allegri, senza giustificare il giocatore più prestigioso della squadra che adesso potrà così dedicarsi per due settimane all’amata Selección e poi rientrerà con tutta calma, visto che come minimo due giornate di squalifica le beccherà. È un bel modo per arrivare senza stress al Mondiale. Sia come sia, tra lui e l’allenatore i rapporti sono gelidi. E quelli tra l’allenatore e la squadra li racconta il campo, ma agli occhi dell’opinione pubblica l’unico colpevole resta Allegri.  Che probabilmente non ha gradito le esternazioni di Bonucci dopo il ko col Benfica, se lo ha messo in panchina. 

Agnelli non era allo stadio come d’altronde Berlusconi, che s’è quindi perso il momento più alto della storia del Monza. A risultato acquisito nessun dirigente juventino ha fiatato, probabilmente per mancanza di argomenti più che di voglia. In sede in molti continuano a pensare che con il rientro degli assenti (ieri mancavano anche gli squalificati Milik e Cuadrado) molte cose si sistemeranno, ma quando verrà recuperato il vero grande assente, il Gioco? Ora la squadra avrà un paio di giorni di riposo e il campionato si prenderà una pausa, dando modo al gabinetto di crisi di deliberare senza l’ossessione dell’urgenza. Landucci ha intanto escluso la possibilità delle dimissioni: «Non è nel nostro Dna arrendersi». In quanto al Dna della Juve, è sotto opera di smantellamento dal 2018, una distruzione progressiva che sta bruciando centinaia di milioni e un’incredibile posizione dominante. La vita l’è proprio strana.
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Juventus, la Signora in rosso: Allegri resta ma i giocatori non lo seguono piùFonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
2 mesi fa

quando gli arbitri fischiano (finalmente) i fallacci dei gobbi, LA GOBBA PERDE.

castigamatti
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castigamatti
2 mesi fa

Juve avanti con Allegri ma dirigenza divisa. Da Zizou a Conte (per il futuro), le difficili alternative” (di Simone Bernabei
mettere a riposo l’acciughina costa 9 milioni piú tasse per ogni anno.
zidane costa 12 milioni piú tasse.
ma anche se si accontentasse solo di 9…
COME FA UN GIORNALISTA A CITARE PUR SOLO COME IPOTESI IL NOME DI ZIDANE?
queste “battute” sono della ca**te anche per i ragazzini di 11 anni che collezionano le figurine…

castigamatti
Ospite
castigamatti
2 mesi fa

ma gatti non era il fenomeno che meritava giá il posto fisso in nazionale?
la giuve é bravissima a far diventare campioni i loro ragazzini.
ma lo avete capito che questo bambino, se uno come benzema o sterling gli fanno solo “BOOM” da vicino, si spaventa fino a bagnarsi i calzoncini?

castigamatti
Ospite
castigamatti
2 mesi fa

Dentro la crisi della Juve: Allegri colpevole ma Agnelli il principale responsabile. Nedved e Cherubini dirigenti non da top club
NOOOO
il bamboccino figlio di papá é intoccabile.
lui ha i soldi (ereditati…) e quindi é quello che comanda e che non sbaglia mai… (vedi un certo cavalier silvio…)
i colpevoli, i responsabili sono senz’altro sempre GLI ALTRI

castigamatti
Ospite
castigamatti
2 mesi fa

non appena gli arbitri si sono messi a fischiare quello che avrebbero dovuto giustamente fischiare da 50 anni… (ma che non hanno mai fatto per paura, sudditanza o … bonifico), la giuve si sta sciogliendo come un gelatino al sole.