Juventus, il rodaggio è finito: è tornato il ‘vecchio’ Allegri

TORINO – In questo campionato di ritmi pazzi, risultati grassi e ribaltamenti continui, la Juventus ha uno stile che stona con il contesto. O che, per meglio dire, si distingue. Fino a una decina di giorni fa, a dire il vero, al luna park impazzavano pure i bianconeri, che avevano a loro volta perso o vinto partite raffazzonate, divertenti e disordinate, roboanti e imperfette. Poi, di colpo, hanno cambiato registro, come se Allegri si fosse stufato di adeguarsi all’andazzo. O forse è riuscito finalmente a farsi ascoltare dai suoi.

La prevalenza della tattica

La Juve ha ottenuto due successi, contro Chelsea e Torino, di pura tattica, di calcolo, di speculazione, di strategia e con due mosse in corso d’opera che hanno ribaltato la situazione di partenza, sorprendendo l’avversario. È la specialità di Allegri, che di rado la butta sul piano della sfida in campo aperto, colpo su colpo, perché preferisce le partite a scacchi, con la variante che spiazza. Soprattutto, predilige portare gli avversari nel tipo di partita cha deciso lui. Di spettacolare, in queste due vittorie, ci sono state l’esaltante esuberanza della difesa e quel minimo di tecnica individuale (Chiesa, Locatelli) che ha permesso di mettere a frutto le raffinatezze tattiche. Di estetica del gioco, rarissime tracce: solo lampi di qualità. Chi gioca più così, oramai? Chi rinuncia a campo e pallone per cercare la vittoria attraverso gli attimi? Chi si modella sull’avversario? Chi, in definitiva, gioca ancora all’italiana? Nessuno, almeno in questo scorcio di stagione, e Allegri se ne rammarica “perché, piaccia o non piaccia, la tradizione del calcio italiano è questa”. Intanto, tra campionato e Champions ne ha date due lezioni. Resta da vedere se alla lunga questo atteggiamento pagherà, in campionato come in Champions, e se la diversità della Juve diventerà un valore aggiunto oppure un limite. Oggi è impossibile saperlo.

Lo scacco matto al Chelsea

Contro il Chelsea, Allegri la mossa chiave l’ha effettuata dopo una ventina di minuti, correggendo il 4-3-3 di partenza, con cui la squadra non aveva praticamente toccato palla, in un 5-3-1-1 al tempo stesso più difensivo (perché più protettivo) e più offensivo (perché più imprevedibile), modulando le mansioni di cinque giocatori. Ha bloccato Danilo sulla linea dei difensori centrali, allargato Cuadrado, sganciato Alex Sandro e, soprattutto, ha trasformato Bernardeschi da finto nove a rifinitore e Chiesa da ala a centravanti. Prima il Chelsea riusciva a contenere l’azzurro, preso in mezzo tra un difensore centrale e uno esterno, mentre dopo è stato sguinzagliato contro Thiago Silva che non ne ha retto il passo, intanto che la posizione ibrida di Bernardeschi  infastidiva un centrocampo che, in assenza di Kanté, non aveva  un vero schermo difensivo. Cuadrado e Alex Sandro hanno bloccato le fasce inglesi (dove c’erano due terzini come Azpilicuera e Alonso: due che non sanno dribblare e quindi vanno solo contenuti sulla corsa) e Tuchel è caduto nella trappola. Tre o quattro contropiedi ben fatti sono bastati per fare la differenza.

La mossa che ha inguaiato Juric

Nel derby la svolta tattica è stata ancora più raffinata. Nel primo tempo la Juve aveva patito il Toro perché giocava in maniera canonica, con un 4-4-2 quasi ortodosso che è finito in pasto alle marcature a uomo di Juric. Bremer ha impedito a Kean di giocare, Zima stava addosso a Chiesa che quindi non era mai libero di ricevere la palla, Rodriguez intercettava McKennie già a metà campo inibendogli il pezzo forte, cioè gli inserimenti senza palla. La Juve ha difeso bene ma ha potuto partire in contropiede solo quando i granata hanno fatto degli errori. Nell’intervallo Allegri ha allora cambiato completamente il copione.

Il calcio liquido all’italiana

Ha riproposto il modulo vincente di Champions, togliendo l’unico attaccante puro e sguinzagliando Chiesa. Ma, soprattutto, ha messo in crisi il Toro con gli scambi di posizione, con una vera e propria esibizione di calcio liquido (se per liquidità si intende la continua rotazione dei ruoli in campo) che, se se la fosse attribuita qualche allenatore più “moderno”, avrebbe scatenato gridolini di ammirazione. Invece pochi hanno fatto caso ai tagli verso l’interno di Alex Sandro e verso l’esterno di Rabiot, che hanno messo in crisi i loro marcatori diretti, Singo e Pobega. Pochi hanno notato che Rodriguez non poteva più dedicarsi esclusivamente a McKennie perché nella sua zona s’aggiravano anche Bernardeschi e Cuadrado, con cui spesso l’americano si cambiava di posto, o che Bremer e Zima, dopo 45′ attaccati allo stesso uomo, hanno dovuto rimpallarsi giocatori diversi, perdendo il loro preciso punto di riferimento. Juric ha capito in fretta cosa stava accadendo, ma avrebbe avuto bisogno di un time out per rimettere le cose a posto con minuzia. E riuscito a farlo alla bell’è meglio attorno al 10′, durante una pausa di gioco, quando ha detto ai suoi di passare dalla marcatura a uomo a quella a zona: in quel modo, però, la difesa granata ha lasciato qualche spazio, è diventata meno implacabile e alla lunga la Juve ha trovato il modo di segnare, sfruttando una delle tre occasioni costruite.

Le assenze di Dybala e Morata: “Non tutto il male vien per nuocere”

C’è poco di spettacolare in quello che stanno facendo i bianconeri, e molto di tradizionale. Ma intanto è un modo che la Juve ha per distinguersi dalla concorrenza e anche per valorizzare al meglio il ritorno di Allegri, che nelle prime partite sembrava quasi riluttante all’idea di incidere in maniera tatticamente così profonda sulla squadra, come sembrava riluttante alle cinque sostituzioni. “Ora mi pare utile farne una durante l’intervallo, così non mi brucio uno slot”. Paradossalmente lo hanno aiutato gli infortuni dei due giocatori più tecnici, Dybala e Morata, che sono anche quelli forse meno ingabbiabili. “Non tutto il male vien per nuocere”, è  scappato di dire all’allenatore: “grazie” a quelle assenze ha potuto accelerare la conversione di Chiesa in attaccante, che alla fine potrebbe giovare tanto all’argentino quanto allo spagnolo. Incastrarli in questa impalcatura di italianismo spinto sarà la prossima scommessa di Allegri, oltre a quella di dimostrare che si può mirare al vertice anche così, con un modo di fare che oramai non adotta più nessuno.

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime