Juventus, gli ultimi obiettivi di Allegri: vittoria in Coppa Italia e pareggio con Pirlo

TORINO  – Allegri raggiungerà al massimo l’obiettivo minimo, la qualificazione alla Champions, e la finale della Coppa Italia di consolazione, se mercoledì sera proteggerà il rocambolesco autogol di vantaggio guadagnato all’andata con la Fiorentina: farà in ogni caso peggio di Pirlo in termini di risultati e non meglio in termini di prestazioni. In pratica, si trova in una condizione ben peggiore di quella che costò il posto a chi l’ha preceduto, vale a dire l’Allegri risultatista del 2019, il Sarri giochista del 2020 e il Pirlo futurista del 2021, abbattuti uno dopo l’altro nel confuso rimpiazzo d’un progetto tecnico con il suo opposto fino al ritorno a un teorico punto di partenza. Che però non lo è, perché il primo Allegri si trovava nel suo habitat ideale (campioni, personalità e svariati ego da gestire e amalgamare) mentre oggi gli tocca un lavoro che è meno delle sue corde: costruire una mentalità, compensare con un gioco efficace le lacune tecniche della rosa. Ma oggi dice: “Le valutazioni si faranno indipendentemente dai risultati”.

Allegri non è in discussione perché la società non può permettersi di mettercelo: con quel contratto lungo e ricco, 36 milioni fino al 2025, la Juve si è posta per intero nelle sue mani, affidandogli la responsabilità di stabilire linee tecniche, quali giocatori tenere, quali mandar via. La prima stagione non sta andando bene, anche se la squadra ha perlomeno ritrovato continuità (dalla quinta giornata in avanti, solo il Milan ha fatto tanti punti quanti la Juve, 61), benché la ricchezza della rosa – la più costosa e meglio pagata della Serie A – avrebbe suggerito tutto un altro cammino.

Allegri ha ammesso di aver dovuto scrostare la ruggine del biennio di inattività, ma di sicuro la società si aspettava qualcosa di più, un colpo d’ala, qualche “allegrata”. E la partenza di Ronaldo non è un alibi perché era una delle priorità dell’allenatore, che non a caso lo mandò in panchina alla prima di campionato, incentivandone il malumore. Pirlo aveva fatto fare il salto di qualità a Chiesa e Kulusevski, rivelato McKennie e lanciato un ragazzo dell’under 23, Frabotta, mentre quest’anno nessuno è progredito davvero. Persino Chiesa, prima dell’infortunio, era in discussione. Adesso lo è l’allenatore, almeno a giudicare dai tweet di Lapo Elkann: “Non commento, è uno dei primi tifosi, si è espresso in maniera affettuosa”. Su altri critici, Max è stato più tranchant: “A me piace poco parlare, a qualcuno un po’ di più“.

Allegri chiede tempo e sospensione del giudizio: “Stiamo mettendo le basi per il futuro”, quando le responsabilità saranno ancora più sue. La società gli chiederà di ammodernare almeno un po’ lo staff e i metodi di lavoro, anche se lui non è certo del partito del tablet e dei tattici da lavagna, come invece Pirlo. L’importante è che gli si riaccenda il vecchio fuoco. L’ultima volta ha detto di aver rifiutato il Real “perché mio figlio vive a Torino, oltre al fatto che volevo tornare”: i tifosi sperano che abbia preferito Kean a Benzema non solo per stare vicino al piccolo Giorgio. Juventus, gli ultimi obiettivi di Allegri: vittoria in Coppa Italia e pareggio con PirloFonte Repubblica.it

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