Juventus-Fiorentina: Vlahovic il nuovo fronte della sfida più sentita

TORINO. Lo Stadium ci proverà con gli applausi: da quando Ronaldo confessò di aver scelto la Juve anche per quella volta in cui il pubblico torinese tributò un’ovazione alla fantasmagorica rovesciata dell’allora avversario, l’applauso seduttivo è una forma di corteggiamento che i tifosi juventini rivolgono a chi inquadrano come oggetto del desiderio. Era successo, per esempio, con Donnarumma.

Annunciati applausi a Vlahovic

Risuccederà con Vlahovic, che per gli ultrà viola delle curva Fiesole è ormai irrimediabilmente bianconero e dunque per quelli è già quasi amico. Glielo dimostreranno. Che poi serva anche a convincerlo è tutto un altro discorso perché Vlahovic non è Ronaldo, che il suo futuro lo decide da sé: la sua destinazione sarà una triangolazione tra chi vende, chi compra e le volontà del giocatore. E la Juve, al momento, di concreto può offrire soprattutto applausi.

I sospetti viola: c’è la Juve dietro il mancato rinnovo?

La storia breve di Vlahovic è nota: ha un contratto che scadrà nel giugno 2023, la Fiorentina gli ha offerto con congruo anticipo un ricco prolungamento che lui ha rifiutato, preferendo far leva sulla forza contrattuale di chi si avvicina allo svincolo. Il club viola ha il sospetto che dietro al diniego del serbo ci siano le promesse della Juventus, la quale a Vlahovic è senz’altro interessata ma che in questo momento non ha la forza economica di mettere in piedi un’operazione da 80 milioni di euro, che è la valutazione data dalla Fiorentina, disponibile a cedere il giocatore a quelle cifre già a gennaio (ci sarebbe già stato un pour parler con l’Arsenal).

Un anno e mezzo di braccio di ferro

Ma se Vlahovic rifiutasse ogni destinazione, quella quota sarebbe inevitabilmente destinata a crollare, a maggior ragione nell’avvicinamento della scadenza contrattuale, che comunque adesso è lontana un anno e mezzo. E tenere duro, oltre che i nervi a posto, per tutto quel tempo non dev’essere facile, nemmeno per un ragazzo come Dusan che sembra impermeabile a ogni condizionamento e capace di sopportare ogni pressione.

Ha mezza Firenze contro: la Fiesole gli ha voltato le spalle, il resto del Franchi invece no. Con i tifosi più caldi è giunto a un compromesso: lui non festeggia i gol sotto la curva e loro lo ignorano, niente cori ma neanche niente insulti (“gobbo” è considerato un insulto pesante). Lui di fronte a queste difficoltà ambientali non si è scomposto, ha continuato a segnare come se niente fosse e a migliorare di settimana in settimana: logico che abbia addosso gli occhi di mezza Europa a cominciare da quelli della Juve, che nella Fiorentina ha pescato di recente a piene mani, senza badare a spese: se i 40 milioni per Bernardeschi non si sono rivelati finora un grande affare (il numero 20 è in scadenza di contratto e ancora non ci sono trattative aperte per il rinnovo), i 60 investiti su Chiesa devono ancora fruttare del tutto.

Dusan Vlahovic (agf)

I precedenti di Bernardeschi e Chiesa

Bernardeschi e Chiesa hanno spinto molto per andare alla Juve. L’hanno voluta, hanno imposto la loro volontà benché il club viola, soprattutto da quando è in mano a Commisso, non sia incline a vendere i suoi giocatori e ancor meno a venderli alla Juve. Come si comporterà invece il centravanti serbo? Ora, bisogna dire che i bianconeri, per arrivare a Vlahovic, dovrebbero architettare un’operazione molto ben congegnata e soprattutto destinare per intero a lui le risorse da usare sul prossimo mercato. Si parte da un presupposto: ai bianconeri serve assolutamente un centravanti. Quello attuale, Morata, è in affitto, per altro già costato 20 milioni: per riscattarlo toccherebbe versarne all’Atletico altri 35, cifre che a Torino sono naturalmente orientati a riciclare per un numero 9 più affidabile, e di ben altre prospettive. Come Vlahovic, appunto, che però costa il doppio e ha gli occhi della Premier addosso, visto che piace anche al Tottenham e al City.

Allegri: “Per giudicare un giocatore bisogna allenarlo”

Sia come sia, gli applausi stasera arriveranno. E Allegri gli dedicherà attenzioni speciali, anche se sul giocatore non ha voluto esprimere un giudizio: “A volte dall’esterno ci si fa un’opinione, ma quando un calciatore lo alleni può essere il contrario di ciò che vedi da fuori. Che lui sia forte lo dicono i numeri. Ma abbiamo ottimi difensori, sono tranquillo”.

Quei due gol alla Juve nel campionato scorso

Eppure gli ottimi difensori nell’ultimo campionato erano stati buggerati tanto all’andata quanto al ritorno: a Torino, Vlahovic fece secchi Bonucci e De Ligt mentre a Firenze segnò con il cucchiaio a Szczesny su calcio di rigore. Nell’anno solare, Vlahovic ha già timbrato 25 volte (una ogni 122′). Solo Lewandowski (36) e Haaland (26) hanno fatto meglio di lui, che sta davanti a Benzema (24), Messi (23) e Ronaldo (21). E ha appena 21 anni. La sensazione è che Firenze farebbe molta più fatica a digerire un tradimento di Vlahovic di quando lo siano stati quelli di Bernardeschi e Chiesa, forse anche perché sul valore assoluto del serbo non c’è più dubbio mentre su quelli dei due azzurri le discussioni sono ancora aperte.

L’equivoco Chiesa e le frecciate di Allegri

Bernardeschi soltanto adesso, dopo quattro anni di grigiore, sembra stia trovando una stabilità tecnica mentre Chiesa è sempre in bilico su un equivoco: da un lato sembra un giocatore imprescindibile, dall’altro viene sovente messo in discussione dall’allenatore stesso, che gli ha cambiato spesso ruolo, lo ha relegato più di una volta in panchina e proprio alla vigilia della gara con la Fiorentina gli ha spedito una frecciata non da poco, se è a lui che si riferiva quando, parlando della formazione a trazione anteriore schierata contro lo Zenit, diceva quanto segue: “A me piace molto avere tanti giocatori offensivi. Serve però che siano disponibili a fare la fase difensiva. Sono strani: quando c’è difendere, mmmh, ma quando prendono la palla, partono di corsa…”. L’identikit dell’uomo dell’allusione sembra proprio Chiesa, anche lui applaudito dagli juventini prima ancora che diventasse juventino. E adesso assolutamente adorato dal pubblico, ma meno da chi sta in panchina.

Fonte Repubblica.it

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