Juventus-Fiorentina, la storia infinita: tra rigori, Zeffirelli e ‘sgarbi’ di mercato

Juventus-Fiorentina, la storia infinita: tra rigori, Zeffirelli e 'sgarbi' di mercato

Se ci si affida alla storia del calcio italiano per raccontare la quasi centenaria rivalità tra Fiorentina e Juventus, è inevitabile ritornare al 1928. Novantaquattro anni prima della semifinale di Coppa Italia, che vedrà impegnati domani sera nella sfida di ritorno i bianconeri e i viola, sono state gettate le basi per quella che è una delle più sentite rivalità calcistiche: l’11-0 con cui la Juventus batté la Fiorentina è un risultato clamoroso. Tuttavia la goleada era quasi una consuetudine in quel calcio antico e se è vero che subire undici reti è umiliante, bisogna andare avanti di qualche decennio per trovare le vere radici della rivalità.

Il rigore di Brady

Cinquanta anni dopo, precisamente nel 1982, la Fiorentina fu protagonista  della serrata lotta scudetto proprio contro i bianconeri. Si arrivò all’ultima giornata con le due squadre appaiate in vetta, pronte a giocarsi lo scudetto all’ultimo respiro, con i viola impegnati a Cagliari e la Juventus a Catanzaro. Il gol di Graziani annullato ai viola, che pareggeranno 0-0, si aggiunse al rigore assegnato alla Juventus e trasformato dall’ormai ex bianconero Brady, che non tremò dal dischetto segnando la rete che valse il tricolore. Le polemiche raggiunsero livelli difficilmente immaginabili: fu proprio in quell’occasione che Franco Zeffirelli, regista e tifoso della Fiorentina, si scontrò con il presidente della Juventus, Boniperti, insultandolo apertamente come poi sancirà la sentenza di sei anni dopo a seguito della causa per diffamazione intentata, e vinta, dal numero uno bianconero. In cinquant’anni le fondamenta della rivalità erano state gettate: solide e difficili da far crollare.

Quella finale di coppa Uefa

Nel corso degli anni le occasioni per deteriorare il rapporto tra le due piazze non sono mancate. Nel 1990, ad esempio, la Juventus ha vinto la Coppa Uefa battendo in finale proprio la Fiorentina: all’andata il 3-1 dei bianconeri venne sporcato dalle consuete polemiche arbitrali mentre al ritorno, sul neutro di Avellino vista la squalifica del Curi di Perugia, la “casa” della Viola mentre veniva ristrutturato il Franchi per Italia 90, la partita si concluse 0-0. Nel corso degli anni le sfide tra le due squadre sono state ricche di emozioni e colpi di scena: la Juve di Conte nel 2012 vinse a Firenze per 0-5, mentre i viola si “vendicarono” con Montella alla guida ribaltando da 0-2 a 4-2 il match grazie a una tripletta di Pepito Rossi e a un gol di Joaquin. Nel 2020, come Pirlo in panchina, fu la Juve a crollare al cospetto della Fiorentina di Prandelli: uno 0-3 in cui Cuadrado (ex della partita) venne espulso al 18′, dopo però che Dusan Vlahovic (non ancora ex della partita) segnò il gol del vantaggio viola.

Gli ‘sgarbi’ di mercato

Se la finale di Coppa Uefa persa contro la Juventus è coincisa con una delle più brutte serate della storia della tifoseria viola, il giorno dopo, se possibile, è stato ancora peggio. Il 17 maggio venne alla luce la trattativa già concretizzata tra la Fiorentina e la Juventus per la cessione di Roberto Baggio, il “Divin Codino”, una leggenda del calcio mondiale che al tempo era semplicemente il monarca assoluto di Firenze. La conferenza stampa indetta dal suo agente, Caliendo, fu il punto di non ritorno: gli ultras misero a ferro e fuoco la città. L’anno dopo Baggio tornò a Firenze ma con la maglia bianconera: la Juve di Maifredi venne sconfitta per 1-0 con rete di Fuser e il Divin Codino si rifiutò di calciare un rigore, che si era procurato lui stesso, contro la sua ex squadra. Abbandonando il campo al 64′, dagli spalti venne lanciata una sciarpa della Fiorentina: Baggio la raccolse e la portò via con sé.

I giorni nostri

Non soltanto Baggio. Nella storia dei due club gli ex non sono mancati, alcuni amati sia in riva al Po che all’Arno, altri meno. Nel primo gruppo fanno parte calciatori come Di Livio, Torricelli ma anche allenatori come Trapattoni, Pioli e Prandelli. Mentre negli ultimi anni il “pomo della discordia” è stato la costante sul mercato delle due squadre: il primo a “tradire”, usando il lessico dei tifosi, la maglia viola fu Bernardeschi, cresciuto a Firenze prima di approdare a Torino, per giunta con pochissime fortune. Il secondo è stato Chiesa, che proprio all’Allianz Stadium fece il suo esordio in Serie A, lanciato da Paulo Sousa. L’ultimo in ordine di tempo è Vlahovic, passato alla Juventus nel mercato di gennaio e che all’andata della semifinale di Coppa Italia è stato accolto come prevedibile con fischi e insulti. L’ultimo capitolo di una saga che regalerà ancora diversi atti.
 

Juventus-Fiorentina, la storia infinita: tra rigori, Zeffirelli e 'sgarbi' di mercatoFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
28 giorni fa

mi sembra che a questo punto della stagione, l’anno scorso il pivellino pirlo, preso come allenatore perché costava pochissimo, avesse 2 PUNTI IN PIÙ di allegri, che viene pagato 9 milioni.
ottimo affare del rampollo di famiglia, che spende e spande come vuole, ma che quando si tratta di pagare gli altri, trova dei trucchi per farlo in 4 o 5 anni (vedi chiesa e locatelli…).
oppure supplica di ridurre del 30% le cifre pattuite per il riscatto (vedi morata e i 35 milioni che vorrebbe diventassero 15…)
sembra che il fair play finanziario riguardi solo l’inter e le altre, perché il rampollo di famiglia bianconera, oltre ad incassare soldi a gratis per la exor regalati dallo stato italiano ad una industria che paga le tasse in olanda, puó sempre ordinare un altro aumento di capitale…
tanto pagano gli azionisti…