Juventus, è il momento della linea dura: ma Pogba e Di Maria si salvano dal ritiro

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“Non importa di chi si tratti, quanto guadagni o il suo status: chi non mette il cuore e l’anima, è fuori dalla Juventus”. Le parole pronunciate da Andrea Agnelli al gruppo squadra dopo il tracollo di Haifa sono state la più dura presa di coscienza del momento dei bianconeri, a un passo dall’eliminazione dalla Champions e in ritardo dalla vetta in campionato. Con il derby con il Torino alle porte nessuna deroga sarà concessa ad alcuno: l’unica strada per non essere escluso è dare il massimo per la Juventus, per rimettere a posto una stagione che il presidente bianconero non può accettare. Se pubblicamente si è “vergognato” della prestazione di Haifa, le sue parole pronunciate alla squadra sottendono che qualcuno tiri indietro la gamba, in allenamento come in partita. O quantomeno che non sia consapevole di quanto sia rischioso non dare il massimo per i colori bianconeri, indipendentemente da chi sia il colpevole. Nessuno escluso.

Chi non rema nella stessa direzione è fuori

A precisa domanda, Agnelli ha spiegato che il mancato esonero di Allegri non è determinato dal pesante contratto che lo lega al club bianconero. Concetto ribadito anche di fronte alla squadra e allo staff e che accomuna tutti i calciatori e i professionisti: non importa se l’eventuale addio e sostituzione di un calciatore o di un tecnico comporti un dispendio di risorse economiche. Neanche per una società come la Juventus, che ha chiuso lo scorso bilancio con 254 milioni di passivo: le possibilità economiche non sono un problema, soprattutto se servono per rimettere in piedi la stagione, per recidere i rami secchi. Anzi, un sacrificio potrebbe essere controproducente nell’immediato, andando ad incidere sul bilancio, ma lo sarebbe comunque meno di una mancata qualificazione alla prossima Champions, che peserebbe per circa 100 milioni sulle casse e sul progetto bianconero. Tutti responsabilizzati, nessuno giustificato e nessun alibi: se dovesse servire uno sforzo economico, la proprietà è pronta a farlo. La mancanza di determinazione e di voglia non possono essere tollerate: solo allora, quando l’impegno sarà massimo, si potranno capire l’entità e l’origine dei problemi della Juventus.

L’arrivo della squadra a Torino e il ritiro

L’indifferenza è stata il sentimento che ha accolto i bianconeri all’arrivo al Sandro Pertini di Caselle. Fuori dal varco dell’area doganale uno sparuto gruppo di giornalisti e niente più. Chi si aspettava tifosi a contestare sbagliava: né all’aeroporto né al J Hotel, dove giovedì mattina inizierà il ritiro. Da cui sono esentati i calciatori infortunati come Di Maria, che dopo essersi fatto male in seguito a uno scatto martedì sera ad Haifa si è affidato alla sua Grand Cherokee per scattare via veloce dalla Continassa circa cinque minuti dopo l’arrivo in pullman dall’aeroporto. Anche se in Argentina sono convinti che il Mondiale del Fideo sia a rischio, solo gli esami che saranno effettuati nelle prossime ore potranno chiarire il reale impatto della lesione muscolare. La sensazione però è che gli appassionati potranno rivedere Di Maria soltanto con la maglia albiceleste dell’Argentina: un amore mai nato fin dalla trattativa estiva, un profilo che combacia alla perfezione con quanto detto da Andrea Agnelli alla squadra. Di Maria effettuerà gli esami e poi deciderà con lo staff il percorso di recupero, consapevoli che manca giusto un mese all’ultima partita prima della sosta, quella con la Lazio. È invece vicino al rientro Chiesa, che non prenderà parte al ritiro, così come Pogba: forse per cementare il gruppo sarebbe stato più giusto includere anche loro. A meno che l’obiettivo non sia dividere il grano dal loglio.

Fonte Repubblica.it

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