Juventus, dieci anni senza il dieci: quel gol all’Atalanta, poi Del Piero è diventato borghese

Juventus, dieci anni senza il dieci: quel gol all'Atalanta, poi Del Piero è diventato borghese

Dura da 10 anni quel giro del campo del 10, o forse sono stati 10 giri di campo, oppure 10 volte 10. Dieci anni con Del Piero in borghese ma non troppo imborghesito, soltanto un po’. Ultimo gol con linguaccia nell’ultima partita a Torino, 13 maggio 2012, Juventus-Atalanta 3-1, passaggio di Giaccherini, destro nell’angolo. Il portiere convocato dal destino a officiare il rito si chiamava Giorgio Frezzolini e anche lui è passato alla storia, così, di sponda. Poi ADP (pure il fratello Stefano lo chiama in questo modo, e ne scrive il nome così nei messaggi) esce al 57′ (sarebbe stato meglio al 60′, sei volte 10) ed è un vero uscire: dal campo, dalla squadra, dal calcio italiano, da quella irripetibile porzione di vita. Durò 19 anni. Peccato: ne sarebbe bastato uno un più per fare 10 e 10.

I 10 anni senza il 10 hanno trasformato Del Piero in opinionista televisivo (Sky Sport, Espn), carica che nel calcio non si nega ormai a nessuno, allenatore/gestore di Academy (ne ha due a Los Angeles), cittadino californiano (ha una villa da 5 milioni di dollari nella città degli Oscar), ristoratore (vabbé, socio, mica cucina lui tra i fornelli di “N10”, ovviamente a L.A.), proprietario di club calcistici (“LA10”, soccer dilettanti), proprietario di scuderia automobilistica (“Dempsey/Del Piero Racing, con l’attore Patrick Dempsey) e filantropo assai discreto: fa molta beneficenza a senza tetto, poveri e reparti pediatrici, da solo e insieme alla chiesa. Insomma, tante vite (10? Più di 10?) cercando di non pensare sempre a quell’altra, la vera, grande, irripetibile.

Sono già 10 anni da quell’ultima volta in maglia rosa, tutto improvvisato e senza copione. Antonio Conte lo sostituì con Pepe, lo scudetto era già stato vinto da una settimana e ADP ci aveva messo nel suo, sebbene al termine di quella surreale stagione da separato in casa. Un inchino ai quattro punti cardinali dello stadio, la mano sul cuore: i mattatori si congedano così. La gente applaudì senza fine. Non proprio l’addio di Totti ma insomma. “Mi chiedevo se stesse capitando proprio a me, mi sentivo strano, quel momento sai bene che arriva ma vorresti che non arrivasse mai. Davvero è l’ultima volta?, mi ripetevo. E avevo paura, sì, perché una vita nuova ne mette sempre parecchia”.

Come poi andò, lo sanno anche i bambini. Due anni in Australia, uno in India ma solo per vedere, per capire e per giocare ancora un po’. Poi l’addio senza ritorno, tantomeno alla Juve. E’ ricomparso allo stadio la prima volta dopo un decennio il 16 aprile scorso, per accompagnare i suoi ragazzi dell’Academy alla partita, è questo che fanno i padri e lui ora va per i 48 anni. “Nulla di previsto, abbiamo improvvisato, altre ipotesi tra me e la Juve non esistono. Tutto è stato chiarito, ho salutato Andrea, Pavel e gli altri. Se non sono venuto prima è perché non c’è stata occasione. La Juve resterà sempre in me, è stato l’amore di una vita intera e non posso che ringraziarla”. Lo fa ancora, dopo 705 partite in bianconero e 290 gol. Nessuno così, nessuno di più. Neppure Boniperti, Zoff, Scirea.

Molte congetture si sono fatte a proposito di un clamoroso rientro, stavolta in regia ma societaria. Non accadrà adesso, forse non accadrà mai. Con Andrea Agnelli si lasciarono malissimo, ognuno si sentì messo con le spalle al muro dall’altro, poi si saranno anche chiariti ma certe ombre non si dissolvono. E comunque ADP torna in Italia solo per i mesi estivi, per il resto è sempre più americano, sempre più alieno: “Ho scelto Los Angeles perché voglio che i miei figli crescano normalmente, non come i figli di Del Piero, e negli States questo è possibile. Per il futuro, vedremo”.

Il resto è tutto tempo passato e ricordato, ma non del tutto rielaborato: gli psicanalisti spiegano che il ritiro di un atleta, e ancor più di un grande atleta, è una sorta di lutto. Alessandro dice che, per capire, bastava guardare la sua faccia in quel lontano giorno: attonita. Niente lacrime perché lui non è il tipo, ma un tornado interiore che non si è placato affatto, e che neppure la morbidezza del clima californiano può attutire. Perché “c’è solo un capitano”. Anzi, c’è stato.

Juventus, dieci anni senza il dieci: quel gol all'Atalanta, poi Del Piero è diventato borgheseFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
11 giorni fa

in realtá e veritá. i gol “alla del piero” l’altra sera sono stati due:
QUELLO DI BARELLA E QUELLO DI PERISIC