Juventus: da Ronaldo a Dybala, Allegri cerca un nuovo centro di gravità

TORINO – È dal 26 maggio che sul profilo Instagram di Ronaldo, il più seguito al mondo, non compare la parola Juventus. L’ultima volta che Cristiano ha parlato di Juve in pubblico (ma senza citarla) risale al 14 giugno, all’inizio dell’Europeo, in risposta a una domanda sul futuro: “Che resti o che parta, qualunque cosa andrà bene”. Poi più niente, come se questo distaccato silenzio volesse comunicare una lontananza, o la mancanza di un coinvolgimento. Di sicuro certe omissioni non sono un caso, anche se si è presentato puntuale al lavoro e sul campo lo raccontano meticoloso e professionale come sempre. Però manca entusiasmo: lo ritroverà?

Nel frattempo Dybala ha imparato di nuovo a essere felice, dopo un paio di stagioni in cui lui e la Juve si erano tenuti il broncio. Dopo quasi un anno è ripresa la trattativa per il rinnovo del contratto e benché non si sia ancora parlato di soldi (neanche un accenno) tutti si sono premurati di far sapere quanto splendidamente positivo sia stato quel primo incontro, mentre la Joya non fa mistero di ambire a diventare juventino a vita, a ereditare la fascia di capitano, a lasciare un segno nella storia bianconera.

È come se l’asse della Juventus si fosse spostato dopo tre anni in cui ogni cosa veniva calamitata da Ronaldo, il magnete che ha provocato lo sbilanciamento tecnico ed economico del club. Dybala, che era la stella prima dell’arrivo di Cristiano, ha finito per affievolirsi e sta ritrovando luminosità soltanto adesso, malgrado non abbia ancora messo piede in campo: però Allegri se lo sta coccolando, la società gli ha fatto sapere attraverso il manager che è alla sua figura che intende incardinare le prossime stagioni e lui gongola, sentendosi il leader di una generazione di mezzo (Morata, Bentancur, McKennie) che sa di rappresentare il futuro del club. Allegri gli ha spiegato di non preoccuparsi dell’intesa con Ronaldo, così complicata in questo triennio di dialoghi tecnici tra sordi, facendogli capire che potrà godere di tutta la libertà che vuole. Al contrario, ha chiesto a Ronaldo di fare da chioccia ai giovani, di dedicarsi a loro: richiesta strana, per uno abituato ad avere solo se stesso come punto di riferimento e nessuna velleità di trasmettere conoscenze. Difatti Cristiano, perplesso, ha storto il naso.

Il rapporto tra Allegri e CR7 va ricostruito. Non è un mistero che il tecnico suggerì ad Agnelli la cessione di Cristiano, così condizionante per il gioco della squadra e lo sviluppo della società, così come non lo è la disistima montata in Cristiano dopo i un approccio positivo: il gesto con cui il portoghese suggellò l’eliminazione dalla Champions del 2019 ad opera dell’Ajax (te la sei fatta sotto, era il senso) valse mille parole, ma la vera misura della distanza la si misurò con ciò che disse nell’ottobre del 2019, l’ultima conferenza stampa tenuta di Ronaldo (che un tempo era molto più ciarliero e disponibile). Seduto al fianco di Sarri, mandò messaggi molto chiari: “Mi piace cosa ci chiede di fare sul campo. Rispetto al passato creiamo più occasioni, facciamo un ottimo possesso palla, ci muoviamo in maniera diversa. Sono molto contento di come sta andando col nuovo allenatore”. Poi quell’entusiasmo sfumò, ma di sicuro in quel momento Ronaldo volle dare un chiaro significato al raffronto tra il presente sarriano e il passato allegriano, cui di fatto dedicò una sepoltura.

Allegri, di queste faccende, non se ne sta curando poi tanto. Ha la personalità per gestire capricci, ripicche, rivendicazioni e malumori di chiunque, per cui farà in modo di organizzare una convivenza accettabile, in quest’ultimo anno di Cristiano in Italia: è con Dybala che sta piuttosto cercando di costruire un rapporto di complice reciprocità, perché Paulo è un patrimonio destinato a durare.  CR7 non è certamente nel momento più sfolgorante della sua carriera. L’approdo di Messi a Parigi, dove avrebbe voluto andare lui, è uno scorno duro da accettare, anche perché avrebbe potuto ambire a quel posto solamente se avessero venduto Mbappé mentre per Leo il Psg non ha posto condizioni, gli ha spalancato le porte e basta, senza mediazioni. Benché faccia ormai vita sempre più isolata (ha confidenza soltanto con il terzo portiere Pinsoglio) e non partecipi mai alle iniziative di gruppo, nello spogliatoio non sta nascondendo i suoi tentativi di cambiare squadra. Ad Ancelotti, il tecnico con cui ha avuto il rapporto migliore oltre a Zidane, telefona spesso, ma ogni volta Carletto gli spiega di non avere il potere di convincere Florentino Perez a riportarlo alla Casa Blanca, né sono mai servite a qualcosa le insistenza di Jorge Mendes. Dybala, invece, rischia di riuscire a strappare il contratto della vita pur senza avere un agente di grido ma solamente un amico di famiglia, Jorge Antun, venditore di auto e impresario teatrale. Sono due pianeti lontanissimi che si stanno scambiando di posizione, due orbite incompatibili che si sostituiscono una all’altra. O forse è solo il tempo che passa.

Fonte Repubblica.it

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