Juventus, Allegri e il segno della crisi: l’emergenza non lo esalta più

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TORINO – C’era una volta Max Allegri, che quando incrociava gli infortuni sul suo cammino “si divertiva molto”. Oggi il tecnico bianconero ha un approccio alle assenze diametralmente opposto, come testimoniato dai riferimenti continui agli infortuni di Pogba, Chiesa e Di Maria, quest’ultimo ormai recuperato. Incide molto nell’approccio l’andamento della squadra: quando si vince è più facile trovare il lato positivo anche agli stop. Eppure fin dalla sua prima esperienza sulla panchina della Juventus, il suo modo di fare scanzonato sembrava essere il suo vero tratto distintivo. “Vediamo chi riusciremo a recuperare, comunque in undici ci arriviamo” scherzava spesso il tecnico: partite in emergenza che non sempre coincidevano con una vittoria ma che rafforzavano l’autostima delle seconde linee, mai considerate un ripiego ma una risorsa, e consolidavano nel gruppo la consapevolezza della propria forza.

Allegri e le partite in emergenza

Nei suoi sette anni in bianconero gli esempi delle partite vissute con tante assenze ma anche con la corazza della leggerezza non mancano. Proprio nel suo primo anno, in semifinale di Champions, i bianconeri si ritrovarono contro il Real Madrid di Ancelotti e Ronaldo, ma senza Modric, avversaria da affrontare rinunciando a Pogba. Con Sturaro in campo i bianconeri vinsero 2-1 e già alla vigilia Allegri non si fasciò il capo: “Avrei preferito vederli entrambi in campo – spiegò riferendosi a Pogba e Modric -. Speriamo di avere Paul per il ritorno”. Nel 2016, invece, alla vigilia della partita contro il Lione, decisiva per il passaggio agli ottavi di Champions, Max si ritrovò senza Chiellini, Marchisio, Mandzukic e Pjaca: “Non sono preoccupato dagli infortuni – spiegò -. Non possiamo far altro che fare giocare quelli che ho a disposizione. Nel corso delle stagioni capita di avere momenti in cui ti mancano 3 o 4 giocatori: abbiamo Cuadrado che fa l’attaccante, in qualche modo sistemiamo tutto”. Al termine di una partita giocata per 40′ in dieci e con tre miracoli di Buffon, la partita venne decisa proprio da un gol di Cuadrado: una premonizione, forse, o più semplicemente il modo migliore per far sentire importante qualsiasi calciatore, anche chi entra dalla panchina.

Qualche volta vincere non è l’unica cosa che conta per Allegri

Non solo vittorie in condizioni precarie, ma anche passaggi a vuoto, sconfitte, passi falsi. Presi comunque sempre alla leggera e mai creando alibi. Nel 2016 il famoso ottavo di finale con il Bayern Monaco, 2-2 all’andata e 4-2 per i tedeschi al ritorno, vide i bianconeri scendere in campo all’andata senza Caceres, Asamoah, Chiellini ed Alex Sandro e al ritorno ancora senza il capitano a cui si erano aggiunti Marchisio e Dybala: “La situazione è sotto controllo, ho una rosa ottima che mi permette di gestire calciatori con più problematiche”. Altro stile, altro approccio. Anche in Italia la Juventus di Allegri ha dimostrato di saper passare sopra le assenze, sfruttando le proprie chance anche in condizioni precarie. Nel novembre 2017 i bianconeri andarono a fare visita al Napoli di Sarri, lanciatissimo in vetta alla classifica: oltre alle assenze di Mandzukic e Howedes, Allegri recuperò in extremis Cuadrado e Bernardeschi, reduci da problemi muscolari, e Higuain, operato alla mano qualche giorno prima e sceso in campo con un tutore. Vinse 0-1 al San Paolo proprio con un gol proprio del Pipita, odiatissimo ex. Qualche anno dopo, precisamente la scorsa stagione, fu ancora Napoli a testimoniare la leggerezza allegriana nel vivere gli infortuni, almeno nel passato. In quella partita, vinta poi 2-1 dal Napoli, gli assenti ci furono su entrambi gli schieramenti: alla Juventus mancarono Cuadrado, Danilo, Bentancur, Alex Sandro e Dybala, non convocati da Allegri dopo il ritorno in extremis dal Sudamerica. A loro si aggiunsero anche Chiesa, fermatosi per un problema muscolare in Nazionale, Ramsey, Arthur e Kaio Jorge: “Ma questo non deve creare alibi – è stato il punto di vista di Allegri -, i giocatori che scenderanno in campo saranno in grado di disputare un’ottima partita. Abbiamo una squadra tecnica, ideale per sfidare il Napoli: ci sono ragazzi che sin qui hanno giocato poco e domani potranno dimostrare il loro valore”.

La diversa tipologia di infortuni

Naturalmente ogni infortunio ha il proprio impatto. Dover rinunciare a lungo a Pogba e Chiesa ha un peso decisamente diverso rispetto a doversi “arrangiare” per una singola partita o per un periodo limitato. Tuttavia se in alcune sfide le assenze sono stante tante, ad esempio l’ultima partita con il Monza, risulta difficile pensare che la partita con la Sampdoria non sia stata vinta per le assenze di Di Maria, Pogba, Szczesny, Chiesa, Arthur, Kaio Jorge ed Aké. O che la Salernitana, al netto del gol di Milik annullato ma evidentemente valido, non possa essere sconfitta senza i tre già citati oltre a Szczesny, Locatelli e Rabiot. Un cambio di registro che evidenzia le difficoltà di questo momento, sia in campo che psicologiche: una volta le assenze erano un’occasione per mostrare la forza della propria rosa e di caricare chi spesso vive ai margini. Oggi rischia di diventare un alibi mortificante per calciatori e tifosi. 
 

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castigamatti
Ospite
castigamatti
11 giorni fa

non appena gi arbitri hanno smesso per sole tre partite di proteggere la giuventus, la gobba é piombata nel baratro.

castigamatti
Ospite
castigamatti
11 giorni fa

“Di Livio: “Juve, la maglia pesa: servono gli attributi. Battere il Monza? Non serviva Guardiola”
non serve guardiola.
non servono gli attributi.
SERVONO GLI ARBITRI COMPIACENTI ED ASSERVITI ALLA FIAT.
quelli che hanno aiutato enormemente la gobba in questi 50 anni.
1) un gol annullato contro la salernitana
2) un rigore assegnato al benfica
3) un espulsione sacosanta contro il monza

solo un anno fa gli arbitri vi avrebbero perdonato inventandosi qualche scusa.
ora hanno dciso secondo il regolamento E LA GOBBA STA SPROFONDANDO