Juve-Roma, provvidenza Sczcesny sul rigore rompicapo

Stavolta tra Juve e Roma non è più una questione di spazio (Turone, centimetri) ma di tempo (Orsato, istanti): sarebbe contento Einstein. Tutto è relativo fuorché il finale della storia, ma il gol/non gol che orbita come un satellite attorno al rigore concesso e sbagliato dalla Roma, anzi parato da Szczesny, farà parlare tanto, perché Juve-Roma non finisce mai.

C’è tutta la possibile casistica intrecciata tra occhio, macchina, bandierina, centravanti, portiere, fischietto e rigorista. Anche se, alla fine, ciò che accade coincide con quello che doveva accadere, e i vizi non mutano la sostanza di un gol che non c’era (fallo di mano) e di un rigore che invece c’era (fallo del portiere). La partita avrebbe comunque raggiunto il punto B partendo dal punto A, facendo solo un giro più largo, probabilmente più opportuno. Migliaia di pupille umane ed elettroniche, con buona pace del maledetto buffering che ormai ha cancellato ogni dimensione di contemporaneità, hanno visto e rivisto quanto accaduto alla fine del primo tempo, ma qui vale la pena riassumere e forse chiarire.

Si comincia con un errore di Chiellini che apre la strada a Mkhitaryan, poi c’è Danilo che interviene su Abraham e sembra fallo, invece prende la palla. A questo punto, il guardalinee sbandiera un fuorigioco dell’armeno: errore, perché il pallone gliel’aveva “passato” Danilo, rimettendolo dunque in gioco. Il climax prevede ora che Szczesny esca a valanga su Mkhitaryan, atterrandolo: è rigore, non espulsione ma ammonizione, come Orsato deciderà.

Ecco l’istante che ferma il tempo prima del tempo, fermando il gioco: Orsato blocca tutto e addio. L’azione è ferma eppur si muove, e Mkhitaryan in caduta passa la palla ad Abraham che segna. Peccato che quell’assist avvenga con la mano: fallo a gioco fermo. “Mettetevi nei miei panni, c’era il guardaline con la bandierina alzata, c’è fallo, io fischio, poi la palla a gioco fermo finisce in rete. E se non fischio? Sul rigore il vantaggio non c’è. Poi sbagli il rigore e dai la colpa a me”, spiegherà Orsato a Cristante nel tunnel all’intervallo, intercettato dai microfoni. Rewind. In un’altra possibile vita, l’arbitro avrebbe potuto lasciar terminare l’azione fino al rotolamento del pallone in rete. Tanto, adesso c’è il Var: che fretta c’era? In quest’altra vita, il Var, oltre a negare il fuorigioco (come ha fatto) avrebbe anche cassato il gol e spinto Orsato a fischiare però il rigore. Come è accaduto.

Dunque, l’errore del guardalinee è sanato da Orsato. La fretta dell’arbitro, che non permette di vedere il finale della storia, non cambia il cuore dell’evento: il rigore c’era, il gol della Roma no. Ma era proprio il caso di arrivarci così? Il resto è Veretout che litiga con Abraham per chi debba tirare. E poi Szczesny, terzo rigore parato sugli ultimi sei, che respinge il rigore di Veretout, colui che dal dischetto non fallisce mai e stavolta invece sì. Non l’unico a sbagliare, nella notte senza spazio né tempo, ma l’unico a farlo senza ritorno e remissione. Questo è tutto, Veretout.

Fonte Repubblica.it

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